All eyez on me
Scritto da Ciro Andreotti   
giovedì 26 marzo 2020

All eyez on me (All eyez on me) USA 2017 Regia di: Benny Boom  Genere: Drammatico Durata: 137' Cast: Demetrius Shipp Jr., Danai Gurira, Kat Graham, Hill Harper, Annie Ilonzeh, Lauren Cohan, Keith Robinson, Jamal Woolard, Dominic L. Santana.
Nelle sale dal:
07/09/2017
Recensione di: Ciro Andreotti Voto: 6
L'aggettivo ideale: Superficiale...

Agiografia con qualche licenza narrativa necessaria per raccontare la breve e intensa carriera di Tupac Shakur, icona hip hop conall_eyez_on_me.jpg una vita bruciata rapidamente come una candela dotata di un duplice stoppino. Nato in una delle numerose periferie - ghetto della grande mela, trasferitosi ancora adolescente a Baltimora ed esploso definitivamente sulla West Coast, fra incomprensioni con la madre e la sorella, le risse di strada, l’odio di media e colleghi, una carriera cinematografica nella quale interpretava sempre personaggi a lui affini e una morte piena di contraddizioni e per la quale non si sono mai trovati colpevoli e mandanti.

Demetrius Shipp Jr. grazie a una somiglianza incredibile porta in scena la fisicità e il talento musicale di un’artista cresciuto con il desiderio di diventare prima di tutto guida ed esempio per i membri della comunità afroamericana, capace di unire alle proprie abilità musicali, raffinate da ore di sfide sui palchi della scena rap, a strofe piene di concetti marxisti impartitigli da un genitore attivista delle black panther e aneddoti del ghetto; in un eterno scioglilingua con il quale schiaffeggiare avversari e istituzioni come in un incontro di boxe dal quale non amava sottrarsi.

La pellicola di Benny Boome, autore di video musicali per star hip-hop del calibro di 50cent e quindi profondo conoscitore dell’ambiente, cerca di sondare anche la vita privata del giovane uomo, dividendo le amicizie fra coloro che desideravano approfittarsene e chi gli seppe dare una mano o al quale 2pac non negò mai un aiuto disinteressato, il tutto sempre senza cercarne una riabilitazione postuma o giustificazioni.

Quello che balza all’occhio è il desiderio di onestà intellettuale per un film che fallisce proprio perché declinato come una narrazione nota ai più e che, come spesso accade nei biopic, non riesce ad andare oltre la semplice superficie di una serie di eventi narrati semplicemente come un susseguirsi di date e null’alltro.
Era già accaduto dieci anni or sono per la vita del mastodontico Notorious B.I.G. nemmeno in questo caso si è purtroppo riuscito a fare di meglio.