The vast of night
Scritto da Chicco D'Aquino   
martedì 09 giugno 2020

The vast of night (The vast of night) USA 2019 Regia di: Andrew Patterson Genere: Fantascienza Durata: 90' Cast: Sierra McCormick, Jake Horowitz, Gail Cronauer, Cheyenne Barton, Gregory Peyton, Mallorie Rodak, Mollie Milligan, Ingrid Fease, Brandon Stewart.
Nelle sale dal:
Esclusiva Amazon Prime Video

Recensione di: Chicco D'Aquino Voto: 7
L'aggettivo ideale: Classico...

Cayuga, New Mexico, anni ‘50, una serata speciale. Alla palestra comunale si gioca il derby cestistico della valle, grande attesa sugli spalti. Il clima èthe-vast-of-night.jpg surriscaldato, famiglie, ragazzi, anziani si affollano sulle gradinate. Mancano pochi minuti all’inizio del match. Il conduttore radio dell’emittente locale, Everett è in fibrillazione e balzella da un lato all’altro del campo da gioco alla ricerca di Fay, centralinista sedicenne che dovrà occuparsi di interviste prepartita con un registratore a nastro.
Finito le registrazioni, Fay raggiunge la sua postazione di lavoro e tra chiamate di varia natura capta strani messaggi in codice. Inizia così il film vero e proprio, con un omaggio costante alla serie “Ai confini della realtà” e alle atmosfere dense di suspance che ne hanno da sempre caratterizzato il format.

Attraverso alcune testimonianze, telefoniche e de visu Everett e Fay si ritrovano in una dimensione inaspettata, con i sospetti che si fan sempre più certezze e con una vita che vorrebbero cambiasse. Non lontanissimo, a circa 800 chilometri Roswell continua a conservare i suoi segreti nella misteriosissima Area 51. Ancora un decennio e il mondo avrebbe assistito all’assassinio di Stato di JFK, all’invasione del Vietnam, con i suoi morti e la sua disfatta e, dopo Presidenti più o meno democratici, l’America avrebbe offerto il meglio di sé alla mercè di un paranoico e pericoloso miliardario.

Girato prevalentemente in Texas a Whitney (in poco più di 17 giorni e 6 mesi di meticolosa pre-produzione) il film si inserisce perfettamente nella mitologia della sf americana degli anni ‘50, tra guerra fredda, anticomunismo diffuso e acritico e un primo, timido consumismo post bellico. Azzeccatissimi e calati perfettamente nei rispettivi ruoli, Jake Horowitz, l’esuberante ed efficiente speaker radiofonico Everett Sloan e Sierra Mc Cormick, l’arguta e generosa Fay Crocker.
Come riconosce Andrew Patterson, film-maker trentottenne (ho avuto molte influenze da radio e letteratura) con alle spalle una solida formazione in regia a Dallas, i riferimenti sono diversi.

Si va da X-files a “Incontri ravvicinati del terzo tipo” senza tralasciare la serie sf piu’ popolare degli anni ‘50 già ricordata sopra: “Ai confini della realtà”. A impreziosire la riuscita della pellicola, un asso nella manica come Steven Soderbergh, produttore esecutivo che ha coniugato efficacemente disponibilità del budget agli aspetti più strettamente artistici e tecnici. E anche grazie probabilmente a quest’apporto i riconoscimenti non hanno tardato ad arrivare.
Tra i molti il primo premio come miglior film narrativo allo Slamdance Film Festival di Park City, Utah e all’Edinburgh International Film Festival come il più meritevole lungometraggio internazionale.