Funeral Party
Scritto da Anna Maria Pelella   
sabato 15 settembre 2007

Funeral Party
Titolo originale: Death at a Funeral
Gran Bretagna, USA, Germania: 2007. Regia di: Frank Oz Genere: Commedia Durata: 90'
Interpreti: Matthew Macfadyen, Rupert Graves, Alan Tudyk, Daisy Donovan, Kris Marshall, Andy Nyman, Jane Asher, Keeley Hawes, Peter Vaughan, Ewen Bremner
Sito web: www.deathatafuneral-themovie.com
Voto: 6
Recensione di: Anna Maria Pelella

funeralparty_leggero.jpgLa mattina del funerale di suo padre Daniel si trova a dover fronteggiare una serie di contrattempi, dallo scambio del cadavere, alla deriva psichedelica del fidanzato di sua cugina, passando per il tentativo di ricatto che subisce da un buffo personaggio che arriva a casa sua munito di foto compromettenti che lo ritraggono in compagnia del defunto...
Fatto salvo il concetto di onore ancora vivo in qualche lontano paesino del nostro entroterra dove non si è vista neanche l’ombra della rivoluzione sessuale, esiste un solo altro posto in Europa dove un padre direbbe alla figlia trentenne “non sei obbligata a sposarlo solo perchè sei incinta, troveremo una soluzione” e quel posto è l’Inghilterra.
Il regno dell’apparire viene scosso dalle fondamenta in questo delizioso filmetto, dove salme vengono scambiate e nani vanno in giro per funerali con in tasca foto compromettenti del defunto. La casa si trasforma in un luogo che assomma in se le peggiori fantasie di onta sociale e dove il rigido fidanzato della cugina, già odiato dal suocero si trasforma in un nudista depresso che minaccia il volo dal tetto mentre dentro è in scena l’orazione funebre. Il cugino farmacista si scopre essere un chimico degli allucinogeni che sostituisce il valium, merce preziosa ai funerali, con una manciata di pillole rosa dall’effetto cosmico. Ecco così cadere le prime vittime, dopo il fidanzato non all’altezza di sua sorella, abbiamo nell’ordine il nano ricattatore, che casca dal divano mentre ci balla su legato come un salame e lo zio rompiscatole, in sedia a rotelle che urla di aver visto un cadavere, ma forse ha anche ragione, chissà.
Mentre Daniel cerca di tenere a bada il panico per il fatto di dover declamare un’orazione funebre che sa di essere soporifera, in competizione col poema che avrebbe scritto il fratello Robert, scrittore di fama, le rogne si allineano alla porta provocando una valanga di caos, che manco in un incubo ci si sarebbe sognati di immaginare. Sua moglie, continuamente beccata dalla vedova, lo insegue per tutta la casa intimandogli di inviare la caparra per una casa che lui non potrà mai pagare, e suo fratello con cinico distacco lo avverte che dovrà provvedere da solo al costo del funerale.
La maschera imperturbabile con la quale Daniel accoglie ogni colpo che gli arriva allo stomaco sarebbe impensabile in una ambientazione diversa da questa, gli inglesi si sa hanno self control, e hanno pure il panico che i loro begli altarini vengano messi in piazza, o che la cugina si sposi incinta, per tacere dell’effetto che fa l’idea di un nano seduttore dell’anziano patriarca le cui imprese vengono rese pubbliche durante il funerale.
Certo è il particolare amore per la privacy e l’aborrire ogni scandalo tipici dello stile di vita inglese a rendere esilarante l’intera situazione, che ci si immagina meno divertente in una città italiana dove non importerebbe a nessuno né dell’attività extraconiugale del defunto né dei figli concepiti fuori da matrimoni disapprovati da papà. E’appunto questo il debole del film, il suo essere terribile solo all’interno dei confini culturali a cui si riferisce.
Gli attori sono maschere di stupore molto efficaci, dalla fissità del fidanzato allucinato, alla posa da seduttore di provincia di Justin, un esilarante Ewen Bremmer visto in Traispotting ed in Snatch sempre con la stessa fanciullesca espressione dipinta in volto.
La scenografia e le luci sono efficaci nel rendere la tragedia del caos che si svolge più nel cuore che nella casa, e la regia segue con affetto i poveri sfortunati attori del dramma dell’ipocrisia sociale. In definitiva si tratta di un film senza grosse pretese che se visto senza troppe aspettative potrà senz’altro ispirare più di un affettuoso sorriso.