Hard Candy
Scritto da Pasquale Russo   
venerdì 12 ottobre 2007

Hard Candy
Titolo originale: Hard Candy
USA: 2006. Regia di: David Slade Genere: Thriller Durata: 103'
Interpreti: Patrick Wilson, Ellen Page, Sandra Oh, Odessa Rae
Sito web: www.hardcandymovie.com
Voto: 8,5
Inedito
Recensione di: Pasquale Russo

hardcandy_leggero.jpgA volte gli adolescenti non hanno la maturità necessaria per confrontarsi col mondo degli adulti. Rimangono sedotti da esso senza comprendere quanto pericoloso possa essere.
Potrebbe trattarsi del caso di Hayley: giovane e intraprendente ragazzina che decide di incontrare un misterioso compagno di chat, Jeff, e accettare anche di andare a casa sua.
Jeff è un fotografo sui trenta, e anche lui potrebbe essere solo interessato ad approfondire un rapporto che la rete rendeva troppo freddo e distaccato. Potrebbe solo aver bisogno di un po’ di compagnia nella sua enorme villa fuori città. Potrebbe non avere nessuna delle cattive intenzioni alle quali si potrebbe pensare in questi casi.
Potrebbe…Tutto potrebbe essere, in questa inquietante vicenda.
Il film in questione è un gioiello di rara bellezza. Un puro caso di maestria nel genere cinematografico. David Slade ha orchestrato perfettamente un opera composta da un prodigioso Brad Nelson. Lo script, di quest’ultimo, fonde una capacità, non troppo comune, di ammaliare, tramite gli impeccabili dialoghi e di stupire, nella più sconvolgente delle accezioni, con delle svolte narrative assolutamente geniali.
Nelson si confronta con parecchi temi scomodi: La pedofilia, la schizofrenia, il web come pericolosa area di confine, più qualche ammiccamento al sociale, come la critica velata alla, sempre maggiore, spregiudicatezza delle ragazze moderne, facili istigatrici di bassi istinti. Ma nonostante ciò porta avanti la trama senza lasciarsi sopraffare dai suoi contenuti. Trova il giusto equilibrio in una caratterizzazione forte dei personaggi, talmente oscuri e ambigui da risultare irresistibili e affascinanti.
Sicché il plauso va ai due attori protagonisti, che per quasi cento minuti, praticamente da soli, reggono un film molto complesso.
La giovane Ellen Page ha delle doti artistiche indiscutibili. Da corpo alla piccola Hayley con intensità e realismo. Non dimentica mai che il peggiore dei criminali è anche quello che appare più umano nell’esercitare la sua malvagità. L’unica critica che le si potrebbe fare sarebbe quella di ritenerla troppo disinvolta in un ruolo così estremo, ma a questo punto la cosa interesserebbe più gli ospedali psichiatrici che il pubblico pagante.
Complice della sua pazzia è Patrick Wilson, che si poteva avere l’occasione di notare nel fantasma dell’opera di Schumacher, anch’egli a suo agio in una parte che richiede molto impegno. Jeff è sicuramente un personaggio con meno dimensioni rispetto a Hayley, ma non per questo più facile da interpretare. In alcune scene quasi commuove per la disperazione che riesce a far trapelare dal suo volto. Si cimenta in una performance che riesce a creare la giusta empatia, sentimento che poi porta direttamente al terrore.
Certo, non sarebbe stata la stessa cosa senza David Slade, che il suo mestiere sembra conoscerlo molto bene. Infatti, bastano pochi minuti di visione per rendersi conto che la sua regia, molto secca, è dotata di una fortissima personalità.
Fin dall’inizio, non si può non notare il background di video-clip e spot pubblicitari. Egli rimane quasi sempre sulle facce dei protagonisti e riesce a esercitare un totale controllo su ogni piano.
I movimenti di macchina non sono mai fini a se stessi o puramente estetizzanti, mirano alla perfezione.
Perfezione raggiunta grazie alla virtuosistica fotografia di Jo Willems. Molto sofisticata e pragmatica.
Le tonalità cangianti, in tempo reale, producono un clima di angoscia unico: dove si passa da policromatiche scene di calma apparente, o di sospensione, a sequenze in cui il colore viene inghiottito da glaciali scale di grigi e bianchi.
Degni di lode anche i bellissimi set di Kathryn Hollyday. La casa di Jeff, con la sua architettura, il suo arredamento e i suoi colori, è una componente essenziale del film. Una perfetta estensione dell’indefinibile personalità del suo proprietario.
In sostanza, se ancora non si fosse capito, si tratta di un’opera prima eccellente.
Così splendida che piange il cuore al pensiero che l’Italia non l’abbia ancora distribuita.
Si spera che in futuro la si possa reperire almeno home video, ma è una velleità più che una speranza. Quindi, non ci resta che aspettare il secondo film di Slade, di prossima uscita in America, per confermare definitivamente questa ottima partenza.