Il diario di una tata
Scritto da Piergiorgio Ravasio   
martedì 27 novembre 2007

Il diario di una tata
Titolo originale: The Nanny Diaries
USA: 2006. Regia di: Shari Springer Berman, Robert Pulcini Genere: Commedia Durata: 107'
Interpreti: Scarlett Johansson, Laura Linney, Paul Giamatti, Nicholas Reese
Art, Donna Murphy, Alicia Keys, Chris Evans, Cady Huffman
Sito web: www.thenannydiariesmovie.com
Nelle sale dal: 30/11/2007
Voto: 6
Recensione di: Piergiorgio Ravasio

ildiariodiunatata_leggero.jpgLa ricerca affannosa di un posto di lavoro al termine di un ciclo scolastico è diventata la prassi che attende tanti giovani freschi di studi.
Tra ambizioni personali, spirito di adattamento o sbocco lavorativo nel settore per il quale si sono sudate non poche camicie, si può anche trovare lo spazio per un impiego provvisorio come quello in cui - in maniera del tutto casuale - si imbatte la giovane Annie.
In quella fase della propria vita, che molti giovani attraversano e dove ancora non sanno chi sono e cosa vogliono fare da grandi, la neolaureata Annie Braddock indossa i panni di quello che, non a torto, può essere considerato uno tra i lavori più invisibili: quello della tata.
Nonostante una madrre che nutre per lei grandi aspirazioni, che vorrebbe vedere la figlia inserirsi nel mondo della finanza, fare carriera e conquistarsi una certa sicurezza economica, Annie è determinata a proseguire sulla sua strada. Detto e fatto. La famiglia "X" è pronta ad accogliere tra le proprie mura l'inesperta governante pur di avere qualcuno che possa seguire il figlioletto Grayer dal temperamento oltremodo esagitato.
Incentrato sul romanzo satirico "The nanny diaries" pubblicato nel 2002 con grande successo di critica e di vendite (scritto da Emma McLaughlin e Nicola Kraus, che per otto anni hanno lavorato come babysitter per una trentina di famiglie di Manhattan), i diritti per il film sono stati poi acquisiti dal produttore Richard N. Gladstein ("Neverland", "Le regole della casa del sidro") permettendo a Springer Berman e Pulcini di realizzare questa semplice commedia dai toni simpatici e divertenti, senza pretese particolari.
A far indossare i panni della tata Annie i registi hanno chiamato nientemeno che l'attrice Scarlett Johansson: una carriera di oltre dieci anni alle spalle, quattro volte candidata ai Golden Globe, premio come migliore attrice a Venezia per "Lost in Translation" e impegni professionali a fianco di Woody Allen ("Scoop" e "Match Point") e di Brian DePalma ("Black Dahlia").
Pur nella consapevolezza di rivivere sul grande schermo situazioni usuali e prevedibili che non assicurano un grande divertimento, al film possiamo senz'altro attribuire qualche merito.
Primo fra tutti l'impianto antropologico e la tematica sociale che la regia ha voluto imprimere alla vicenda (non dimentichiamo che gli autori vantano una grande esperienza in materia di documentari).
Annie, infatti, laureata in antropologia, e immaginandosi i vari personaggi del film esposti al Museo di Storia naturale, arriva a porre in risalto la superficialità e l'irresponsabilità di tante famiglie che non badano più di tanto ai propri figli pur nell'assurdità di non far mancare qualunque cosa e riconoscendo loro tutti gli agi possibili di questo mondo.
Con la macchina da presa che gironzola tra il Museo di storia naturale, il Metropolitan Museum e Central Park evidenziando gli angoli caratteristici di New York e tutte le eccentricità della gente (una madre boriosa ed egoista, sempre assente ed impegnata in shopping, feste varie e serate di beneficenza; un padre che si comporta in modo orribile, eccessivamente sgradevole e che, per buona parte del film, non lo si vede neppure in viso), i registi suonano un echeggiante campanellino d'allarme: attenzione perché i bambini tendono ad amare chi passa con loro tanto tempo ed è importante ritagliarsi lo spazio necessario per conoscere i propri figli, allevarli e amarli nel modo specifico di cui essi hanno bisogno.

Con una fotografia che ben esalta il realismo della città, come in una moderma favola urbana, e con un assortimento di musiche di diversi paesi (metafora del percorso della protagonista che osserva una cultura sconosciuta), Springer Berman e Pulcini si sono ispirati alla più famosa delle tate cinematografiche, Mary Poppins, rivivendola nella sequenza in cui Annie, aggrappata ad un ombrello rosso, volteggia nei cieli di Manhattan simboleggiando il desiderio di libertà e di fuga dalla vita e dai problemi.
A colorare di rosa l'intera vicenda ci penserà una romantica storia d'amore con il bello e ricco Chris Evans de "I fantastici quattro" che, con i suoi superpoteri, farà cadere Annie ai suoi piedi permettendole di scoprire chi è realmente lei e cosa vorrà farne della propria vita.
Che tipo di donna vuoi essere ?
Che scelta fare tra una maternità responsabile e un'affermata carriera professionale ?
"Il diario di una tata" assurge così a perfetto manuale di esplorazione delle alternative per una donna nella società contemporanea.
E, come come in tutte le favole che si rispettino, dopo tante pene e tribolazioni, anche il più malvagio e crudele personaggio ha modo di redimersi e diventare più buono.
Merito anche di chi si incontra nella vita e che può insegnare l'importanza di rimanere fedele ai propri principi.
E così facendo ... vissero tutti felici e contenti.