Seven
Scritto da Dario Carta   
sabato 02 febbraio 2008

Seven
Titolo originale: Seven
USA: 1995. Regia di: David Fincher Genere: Thriller Durata: 127'
Interpreti: Morgan Freeman, Brad Pitt, Kevin Spacey, Daniel Zacapa, Gwyneth Paltrow, John Cassini, Bob Mack, Peter Crombie
Sito web: www.sevenmovie.com
Nelle sale dal: 2005
Voto: 7,5
Recensione di: Dario Carta

seven_leggero.jpegSeven,o (Se7en),denuncia,fin dal titolo,la sua ragion d'essere.
E dalle prime sequenze,si presenta per quello che è:non esita ad introdurre morte e angoscia come suoi araldi. Non è passato un minuto dall'inizio del film,che l'omicidio annunzia sè stesso come indiscusso protagonista.
David Mills (Brad Pitt),è un giovane detective che affianca William Sommerset(Morgan Freeman),abile agente prossimo alla pensione,in una indagine su una serie di omicidi rituali ispirati ai sette peccati capitali (Gola,Avarizia,Accidia,Ira,Superbia,Lussuria,Invidia).
L'ossessione si insinua ben presto nell'animo dello spettatore.
Efficace e ben riuscita la sequenza,inserita fin prima del titolo, che vede Morgan Freeman a letto,prima di prendere sonno , azionare un timer per pianisti e dar inizio ad una scansione del tempo su uno sfondo musicale cacofonico,che riporta alla devastante nevrosi della città e alla consumazione di un'ansia aggrappata all'anima di un uomo.
Parla a lungo,questa scena, e dice con chiarezza quale sarà l'atmosfera che regnerà sulle vicende a venire. Il primo omicidio della serie è presentato su un piatto protagonista.
Il primo peccato,la Gola,prende la figura di una vittima dal corpo obeso,ormai deforme,col viso immerso nel cibo che stava assumendo,inserito in un ambiente degradato,misero e angusto,profilo dell'antitesi tra la ricchezza del ventre e il vuoto di quella vita.
La vittima è costretta a giacere a faccia in giù nel cibo,a cibarsi senza smettere,come nel terzo Girone dell'Inferno dantesco,dove i dannati erano immersi nel fango,sotto una pioggia incessante,cibandosi dei loro stessi escrementi.
Ovunque c'è ossessione,buio,incertezza,paura fredda e pungente presente nell'aria,sotto un cielo chiuso,come la pioggia che accompagna tutto il film e che non lascia spazio a bagliori di luce o di speranza per una realtà umana immersa nel buio del male.
Ecco le radici di "Se7en",numero Biblico e concreto,numero emblematico e simbolo dell'evolversi delle vicende umane,dello sfociare nei suoi sviluppi e rovesciamenti.
7 ritorna,sempre,già dal titolo,ed eccheggia sordo e continuo:sono sette i grandi peccati capitali,da cui l'uomo si deve guardare,sette le vittime,"sette bambini uccisi",si legge nelle pagine di un libro nel corso delle indagini,sette i giorni annunciati nell'incipit del film (..."per i prossimi sette giorni,detective,questo discorso,non te lo dimenticare...),e partono tutti dal lunedì,a coprire il primo intervallo di tempo fissato dalla Volontà Divina:la settimana.
Il secondo omicidio,martedì,denuncia l'Avarizia come obiettivo da punire.
La tendenza lell'uomo ad accumulare potere,denaro,ricchezze,trova la sua controparte nello spargimento del sangue della seconda vittima.
Il sangue,che è l'elemento più proprio della vita,componente,sì fisiologico,ma simbolo dell'esistenza intera,viene versato o per la salvezza o per la perdita dell'uomo.
Qui,l'Avarizia ("Greed",viene scritto sul pavimento freddo e duro quanto un'anima che persegue solo il proprio interesse),peccato antico e viscerale,esce dall'intimo dell'Essere e si sparge e si spreca in abbondanza,contro la sua stessa natura,perdendosi nel nulla di un tappeto disteso per terra.
La pellicola ha delle grandi capacità seduttive;coinvolge e parla allo spettatore,coinvolgendolo a seguirlo nella trama,ammiccando sorniona in certi aspetti,come il conflitto fra l'arresa laconicità di Freeman e l'esuberante approccio di Brad Pitt,ma costruendo passo passo un solido intreccio di grande fascino.
Morgan Freeman è un ottimo interprete.
Qui,scivola sopra le righe,slittando sugli eventi e lasciandoli accadere con saggia rassegnazione,venata da una dura esperienza che non lo lascia senza una profonda traccia di intima sofferenza.
Ci piace,lui,e ci accorgiamo che,in un certo senso,ci salva dall'ondata di angoscia che pervade il film.
La sua tranquillità ci attira e ci aiuta nell'inquietudine.
Brad Pitt riveste con naturalezza la sua abituale maschera di fresca spavalderia,così da far trovare l'equilibrio fra i due poli di segno opposto.
Quando Freeman indaga nella libreria,fra testi ed antiche stampe,sfogliando la Divina Commedia alla melodia della Suite N° 3 in RE Maggiore di J. S. Bach,ci accorgiamo che è la Legge del Contrappasso,che scandisce il ritmo della pellicola.
Ove l'uomo si rende colpevole di un peccato,nell'eccesso di un piacere,troverà la sua condanna proprio in quest'ultimo,rovesciato a segno opposto,a pegno di dolore e di eterna sofferenza.
Ecco dove porta il peccato dell'uomo:in una città dove non c'è amore e comprensione,ove la pioggia sembra volere lavare l'obbrobrio del male e la malattia dell'anima,i due detective indagano dietro la citazioni omiletiche del Killer,ispirate ai vizi capitali.
E nella loro ricerca,Mills e Sommerset,dicutono del libro "Of Human Bondage" (la schiavitù umana),scritto,appunto da William Sommerset e che ispirò l'omonimo film del '34 con Bette Davis.
La schiavitù umana,popola fittamente le rumorose ed affollate strade urbane,sotto l'ossessiva presenza della pioggia battente,come il regista precisa,per sottolineare la città "sporca,violenta,inquinata,spesso depressa".
E la memoria vola alle immagini di "Blade Runner" e alla Los Angeles bagnata dalla pioggia per tutta la durata della pellicola,una città alla ricerca di una identità persa nella incertezza della natura umana.
Qui,ogni genere di orrore è ricercato e raccontato insinuandolo nell'intreccio degli eventi,lasciando peraltro respirare il film e conferendogli gli aspetti e le connotazioni di un thriller bello,vivo,accattivante,tenendolo saldo e realistico,senza dargli modo di scivolare nell'insulso girone degli "splatter".
Ma non mancano i momenti ove la tensione e l'orrore vengono velati da quadretti dai toni delicati.Splendido l'invito a cena di Gwyneth Paltrow a Freeman,e l'ingresso di questo a casa della felice coppia,ove regna serenità,gioia in una dimensione di calore che sembra nostalgica al maturo detective,fra cibi,vini,cani che giocano e musica blues.
In Se7en,David Fincher è perfettemente riuscito nel suo intento di dare una torbida raffigurazione al mondo del crimine e alla realtà che gli gira intorno,nel quale siamo immersi.
Tutto porta ad esaltare (che non significa condividere,ma verificare) questa oscura dimensione,nella quale l'uomo si agita affannato ed afflitto,come nei gironi Danteschi.
I lati e gli affetti umani,ne sono ammorbati(..."ho estratto la pistola e ho sparato...è morto lì...come diavolo si chiamava?...") e sembra nulla lasci sperare in un bagliore di redenzione.
David Fincher è mago a mescolare scenari inquietanti a tinte oscure ( Alien 3 - 1992 ),o creare misteri sul filo dell'ansia ( "The Game" 1997 - "Panic Room",2002 ).
O,con vivido realimo,narrare reali fatti di cronaca,arenandoli nell'insoluto ( "Zodiac",2007).
Il film non lascia spazio alla distrazione.
Corre,come i protagonisti,fino alle ultime sequenze,senza posa,con una infinita ricchezza di indizi fittamente inseriti nei pori della vicenda,dando la certezza allo spettatore,di potere scoprire sempre nuovi aspetti,tra le righe,per tutte le cento volte che questo titolo possa essere rivisto,senza che ne venga meno il gusto della visione.