La promessa dell'assassino
Scritto da Alessandro Beria   
domenica 24 febbraio 2008

La promessa dell'assassino - Eastern Promises
Titolo originale: Eastern Promises
USA, Canada, Regno Unito: 2007. Regia di: David Cronenberg Genere: Thriller Durata: 100'
Interpreti: Naomi Watts, Viggo Mortensen, Vincent Cassel, Armin Mueller-Stahl, Sinead Cusack, Jerzy Skolimowski
Sito web: www.focusfeatures.com/easternpromises
Nelle sale dal: 14/12/2007
Voto: 7,5
Recensione di: Alessandro Beria
Torino Film Festival

lapromessadellassassino_leggero.jpgMafia russa a Londra: la scena.
Intima lacerazione di un’ostetrica e di un assassino: la dinamica.
Le figure dell’onore e del dolore, del sacro rito di appartenenza e della nevrosi del distacco: lo sfondo.
Il ristorante, luogo di ristoro, è composizione del mondo del Male e del Bene, intrecciati in un logos familiare (in un vero e proprio ‘lessico familiare’), in cui essere della famiglia è bene, non essere della famiglia è indifferenza, dis-onorare la famiglia è morte, sia per il legame sociale bene-fico, simboleggiato, per dir così, dalla perfetta composizione gastronomica e dalla squisitezza dell’ambiente, sia per i rapporti paranoidi e nevrotici che questa appartenenza ambi-valente (valente per entrambe le parti), tra Bene e Male, esalta e sacrifica infine nella figura del figlio, che è rottura del legame familiare, mortale attacco all’anima russa, increscioso incresparsi della modernità sotto le fredde acque del mondo mafioso, che accoglie tanto gli ‘amici’, quanto, letteralmente, i cadaveri, che scivolano sotto il velo dell’acqua, indirizzati dalla corrente, denudati della loro identità.
Se questo è il contesto, la storia, tra noir e tinte forti intrise di gocce di trash, ma di quello intelligente, cioè che fa intelligere, che viola volontariamente la quiete dell’intelletto per far percepire allo spettatore il sentimento (che è anche senso) della crisi umana che nella vicenda si snoda.
È moderno, il film, perché l’assassino sa di essere perduto in un mondo che non può più rifiutare, che è intriso di lui, che, letteralmente, lo ‘marchia’, lo tatua, ma su cui egli sa, come ogni tragico eroe, che ancora può intervenire, in direzioni e logiche opposte alla meta che si prefigge (‘non posso essere il re, se il re è ancora in vita’), pagando un hotel 5 stelle a chi è della ‘vecchia scuola’ e ri-componendo, in un nuovo senso, la famiglia, dando all’ostetrica la possibilità di essere madre di una figlia destinata alle acque di una affettività dai poteri, voleri e valori opposti a quelli di ‘casa Russia’.
Il dramma, raccontato dalla voce fuori campo, è infatti un dramma, se osservato dal punto di vista della giovane straniera, stuprata, uccisa dentro, e impossibilitata a non mettere al mondo una vita che è in bilico sull’inferno, ma la vera tragedia non si colloca qui, si colloca nella scelta dei superstiti, dei testimoni di una storia che può continuare come storia di vita e non di morte, solo grazie alla scelta, doppia, come in fondo tutto è doppio in questo film, dell’ostetrica e dell’assassino.
L’assassino e la donna con-dividono, letteralmente portano in sé, ognuno la metà della medaglia al dolore (tradotta in diario) della giovane ragazzina brutalizzata e della bene-fica bambina che alla fine, forse, dovrà solo pro-gettarsi in una vita nell’anti-inferno della modernità e non in quello assai più profondo e buio di un mondo che si sgretola (il mondo mafioso, con le sue regole, le sue violazioni, le sue abitazioni ed abitudini, perdute nel fiume di Cognac del figlio ‘distruttore’).
È in questo che l’assassino e la donna sono tutt’uno, è questa la Promessa dell’Assassino, e cioè il riunirsi simbolico, per pochi istanti, di due mondi separati, da cui due destini, due facce di una stessa medaglia, la vita, dipartiranno per vie diverse, proprio in quanto entrambi hanno saputo, nella figura del tempo che il film ci racconta, viaggiare insieme.