Mi fido di te
Scritto da Federico Raponi   
venerdý 09 febbraio 2007

Mi fido di te
Italia: 2006. Regia di: Massimo Venier Genere: Commedia Durata: 100'
Interpreti: Alessandro Besentini, Francesco Villa, Maddalena Maggi, Lucia Ocone, Roberto Citran
Recensione di: Federico Raponi

mifidodite.jpgDisoccupazione, usura, truffe. Si ride in un contesto amaramente attuale nel nuovo film del duo comico Ale e Franz. Quest'ultimo veste i panni di un borghese sposato, due figli e una villetta con giardino. Fino al mese prima rivestiva un ruolo di rilievo in una immobiliare, ma Ŕ stato licenziato e ai colloqui di lavoro si sente rispondere che Ŕ troppo qualificato. Allora, per mantenere il tenore di vita a cui ha abituato la sua famiglia, fa il benzinaio la mattina e consegna acqua minerale a domicilio il pomeriggio. Invece il primo vive in un'abitazione fatiscente, Ŕ indebitato con uno strozzino, trova impiego in un call center per˛ giÓ il primo giorno, per non andare, si inventa una laringite e viene sbattuto fuori all'istante. Per tirare avanti, ricorre quindi ai soliti piccoli raggiri di sempre. I due si incontrano casualmente, mentre l'uno osserva l'altro, disperato, che ricava soldi con l'inganno. Finiscono a fare coppia, e l'ex benestante scopre di avere il talento giusto per far da spalla al "socio". Conosciutisi al Centro Teatro Unito, Ale e Franz (al secolo Alessandro Besentini e Francesco Villa) oltre a calcare il palcoscenico hanno fatto televisione - raggiungendo la notorietÓ grazie alla trasmissione di cabaret "Zelig" - e pubblicato due libri. Sul grande schermo, al di lÓ di alcune altre apparizioni, sono alla seconda opera (scritta da loro), diretti in questo caso dallo sceneggiatore-regista di TV e cinema Massimo Venier, giÓ specializzato in comici (Gialappa's band e soprattutto Aldo, Giovanni e Giacomo). A parte qualche venatura razzista (l'usuraio con accento campano e abiti anni '70, i nomadi festaioli e ladri, i take-away cinesi che su richiesta danno i nomi dei clienti), la pellicola si mantiene sul filo tragi-comico, i protagonisti e il ritmo vanno, non mancano notazioni graffianti: il dipendente che si lamenta ("Ŕ il sistema che non vÓ"), l'invidia livorosa tra colleghi, il capo col sorriso che alla convention aziendale espone la filosofia de "il bello delle regole sono le eccezioni".