L'ultima missione
Scritto da Nicola Picchi   
martedì 20 maggio 2008

L'ultima missione
Titolo originale: MR 73
Francia: 2008 Regia di: Olivier Marchal Genere: Thriller Durata: 121'
Interpreti: Daniel Auteuil, Francis Renaud, Olivia Bonamy, Philippe Nahon, Catherine Marchal, Virginia Anderson, Gérald Laroche, Guy Lecluyse
Sito web: www.mr73-lefilm.com
Nelle sale dal: 18/04/2008
Voto: 7
Recensione di: Nicola Picchi

lultimamissione_leggero.jpegLouis Schneider, poliziotto segnato da una durissima tragedia personale, indaga su una serie di omicidi a sfondo sessuale che stanno insanguinando Marsiglia. Contemporaneamente Justine, unica superstite di un massacro avvenuto 25 anni prima, attende l’uscita di prigione dell’assassino, che ha ottenuto la libertà condizionata per buona condotta. Fu proprio Louis ad arrestare il killer, e la sua strada e quella di Justine sono destinate a convergere drammaticamente.
Olivier Marchal con “L’ultima missione” conclude la trilogia iniziata con “Gangsters” e proseguita con “36, Quai des Orfèvres”, da cui eredita anche il protagonista Daniel Auteuil. Più che al cinema rigorosamente ascetico e quasi bressoniano di Jean Pierre Melville, Marchal sembra ispirarsi agli inferni a suo tempo scoperchiati da Alain Corneau con una tripletta di capolavori risalenti alla fine degli anni ’70, ovvero “Police Python 357” (il cui titolo è il nome di una pistola, come “MR 73”), “Série Noire” con l’indimenticato Patrick Dewaere e “Le Choix des armes”. Purtroppo Corneau non sembra aver molto altro da dire, come dimostra il suo bolso remake del melvilliano “Le Deuxième souffle” e, mentre i giovani registi francesi sembrano intenti a scimmiottare l’action americano con la benedizione di Luc Besson o a dedicarsi all’horror più estremo, Marchal è l’ultimo regista rimasto oltralpe a tenere alta la bandiera del polar.
“Dio mi ha tradito, e io lo punirò”, scandisce Louis Schneider, “flic” alla deriva che ha da tempo imboccato la strada della bottiglia, un istante prima dei titoli di testa. Segue la voce roca di Leonard Cohen, e sappiamo già che cosa aspettarci, ovvero la concentrazione all’ennesima potenza dei cliché del noir francese (e non solo) che si trasforma in un referto autoptico sul suo stesso cadavere.
In una Marsiglia illividita e mortuaria, talmente cupa da ricordare, virata in blu, la Sin City di Frank Miller, Marchal squaderna personaggi risaputi, riscattandoli attraverso una umanissima respirazione bocca a bocca.
La macchina da presa è costantemente addosso ai personaggi, quasi un ecografo che ne registra con gelida impersonalità i trasalimenti interiori, le paure e i sensi di colpa, e tanta assoluta ossessività fa scivolare in secondo piano le due linee narrative, che scorrono parallelamente per incontrarsi solo nel finale.
Non che questo sia un gran danno, dato che Marchal, vero “Re-animator”, si disinteressa palesemente dei meccanismi più strettamente thriller della vicenda per concentrarsi sull’interiorità dei protagonisti, sostenuto dalla straordinaria interpretazione di Daniel Auteuil, mai così a suo agio nei panni dell’anti-eroe, e dalla buona prova di Olivia Bonamy, Philippe Nahon (abbonato a ruoli da psicopatico, dopo “Alta Tensione”) e Catherine Marchal, moglie del regista.
Ispirato a fatti realmente accaduti (Marchal è un ex-poliziotto, poi diventato attore e regista), “L’ultima missione” è un film tetro e nichilista, a volte eccessivo come solo la vera passione sa essere, ma anche profondamente sentito e senza astuzie citazionistiche per cinefili boccaloni o facili ironie.
Marchal non vuole decostruire il genere ma solo riportarlo in vita, e se per farlo ha bisogno di contrapporre una morte vissuta come una liberazione ad una nuova nascita, nel discusso finale a montaggio alternato giudicato troppo scontato, ben venga, dato che la scena ha tutta la raggelante inevitabilità e l’urgenza indiscussa delle cose necessarie.