Comunque Umani
Scritto da Nicola Picchi   
domenica 29 giugno 2008

Titolo: Comunque Umani
Autori: Guido Ferraro, Isabella Brugo
Edizione: Meltemi
Anno: 2008
Pag.: 239
Prezzo: 20,00

comunque umaniAppassionata esplorazione di alcune figure archetipiche dell’immaginario occidentale, “Comunque umani” si colloca apparentemente nella scia del pioneristico (per l’Italia) “La Grande Scimmia” di Abruzzese (1979), adottando però una differente metodologia d’indagine.
Gli autori Guido Ferraro e Isabella Brugo, entrambi semiologi, usano strumenti diversi da quelli della sociologia, che passano per l’antropologia strutturale di Lévi-Strauss e per la semiotica generativa di Algirdas J.Greimas. Non che questo debba scoraggiare il lettore occasionale che abbia poca familiarità con la semiotica del testo, dato che il linguaggio utilizzato dagli autori è sì tecnico, ma anche perfettamente comprensibile ai non addetti ai lavori.

L’indagine pur prendendo l’avvio dal patrimonio folclorico, privilegia il testo cinematografico, proprio perché viene considerato dagli autori una forma d’espressione “collettiva”, e quindi maggiormente significativa rispetto al testo letterario. Soggetto del libro, le varie modalità di rappresentazione del “mostro”, dell’estraneo, dell’altro da sé, all’interno della nostra cultura e del nostro immaginario. Partendo dalle fiabe di Melusina e de La Bella e la Bestia, di cui vengono esaminate anche le successive rivisitazioni (Cocteau, ma anche King Kong, versione di Peter Jackson compresa), si arriva al mito del vampiro, che occupa una parte consistente dell’opera.
Dato ormai per scontato che il Dracula di Stoker sia un vero e proprio incunabolo della modernità, gli autori ne anatomizzano le più significative incarnazioni cinematografiche, da Murnau a Coppola, passando per il metacinema dell’irregolare Elias Merhige e del suo “L’ombra del vampiro”.
Da Dracula alla Carmilla di Le Fanu il passo è breve, anche se quest’ultimo testo (forse in virtù della permutazione anagrammatica del nome della protagonista) si è sempre dimostrato eccezionalmente refrattario ad una trasposizione che non fosse fallimentare, se non per traslato, come il “Wampyr” di Dreyer.
Concludono il volume un capitolo dedicato alla quadrilogia di Alien ed un’attenta analisi di “The Village” e de “Il sesto senso” di M. Night Shyamalan, che ci porta a concludere, come i protagonisti di “The Others” di Amenàbar, che gli “altri” siamo noi.