Ten Nights of Dreams
Scritto da Anna Maria Pelella   
lunedì 21 luglio 2008

Ten Nights of Dreams
Titolo originale: Yume jû-ya
Giappone: 2007 Regia di: Yoshitaka Amano e Simmei Kawahara, Kon Ichikawa, Akio Jissoji, Takashi Shimizu, Atsushi Shimizu, Keisuke Toyoshima, Suzuki Matsuo, Nobuhiro Yamashita, Miwa Nishikawa, Yudai Yamaguchi Genere: Fantasy Durata: 100'
Interpreti: Kyôko Koizumi, Suzuki Matsuo, Tsuyoshi Ujiki, Umenosuke Nakamura, Keisuke Horibe, Yu Kashii, Kohji Yamamoto, Mikako Ichikawa, Koji Ookura, Sadao Abe, Tozawa, Yoshizumi Ishihara, Sacha, Fumika Hidejima, Hiroshi Fujioka
Tratto da un libro di Soseki Natsume

Episodi
Love – Akio Jissoji
Anguish- Kon Ichikawa
Son - Takashi Shimizu
Nostalgia – Atsushi Shimizu
Fear – Keisuke Toyoshima
Passion – Suzuki Matsuo
Loneliness - Yoshitaka Amano e Simmei Kawahara (anime)
Imagine - Nobuhiro Yamashita
Family love - Miwa Nishikawa
Egoism - Yudai Yamaguchi

Sito web:
Voto: 6,5
Recensione di: Anna Maria Pelella

thenightofdream_leggero.jpegDieci diversi modi di esplorare l'immaginario di un paese di cui sappiamo ancora troppo poco. Il materiale è copioso ed emerge a mano a mano che ci si abbandona alla rappresentazione, la quale con la scusante del sogno, mette in campo la più ricca tra le trasposizioni archetipiche degli ultimi anni. In Fear, ad esempio ad essere esplorato è il concetto di eterno ritorno, a partire dalla percezione che ciascuno ha della propria mortalità e del lato demoniaco che spesso si proietta sul nostro inconscio. La rappresentazione è angosciante quanto basta a rendere inquietante l'ipotesi più in voga nell'ultimo cinema anche occidentale: la possibilità che non si abbia da subito coscienza dell'avvenuto trapasso, nel momento in cui questo si verifica.
In Family Love è invece la guerra, l'archetipo rappresentato. In questo caso la metafora non serve, ed è con la semplice esposizione dei fatti che si compie il rituale della riappropriazione di un contenuto talmente potente da non aver bisogno di mediazioni. Un padre parte per la guerra e sua moglie non riesce ad accettare il destino di morte che inevitabilmente colpirà lei e il suo bambino.
In Egoism viene efficacemente coniugato il mito della bellezza che spesso ospita la corruzione, con una rappresentazione assai pittoresca del cannibalismo. Mentre in Loneliness l'immaginario onirico si fonde con la rappresentazione di qualcosa che potrebbe essere un'efficace metafora della frammentazione, vista come un inizio, piuttosto che come una fine.

Ma quello che salta da subito all'occhio è la sorprendente capacità visionaria di tutti i registi, che si sono cimentati con risultati eccellenti nella trasposizione di un materiale già di per sè assai surrealista. Certo che dalla mano di Akio Jissoji, artefice in precedenza di una riuscitissima trasposizione da Edogawa Rampo, non stupisce vedere realizzato un lavoro impeccabile, mentre è una piacevole sorpresa invece, notare come il semplice espediente di lasciare parlare le immagini sia nel frammento Anime che in quello ispirato al Bushido possa arricchire di molto la visionarietà della rappresentazione.
Takashi Shimizu dopo aver raggiunto il suo personalissimo zen della rappresentazione nel riuscito omaggio a Shining, il bellissimo Reincarnation, e nell'inquietante Marebito, si attesta qui ad un buon livello di regia con un frammento dall'estetica assai particolare. Keisuke Toyoshima invece, nel citato frammento Fear mette a frutto il talento che si intravedeva nel precedente Shinsen, episodio del suggestivo Tales of Terror. Suzuki Matsuo che in Female aveva diretto l'episodio Yoru no Shitasaki, qua recita nel primo episodio e dirige il sesto, Passion dove il teatro incontra gli estremi di una scultura molto particolare. Miwa Nishikawa, presente anche in Female con l'episodio Megami no Kakato, in questo Family Love ritrova il linguaggio della tradizione per il racconto di un archetipo sempre attuale, la guerra. Yudai Yamaguchi, che aveva partecipato alla stesura della sceneggiatura originale di Versus del discontinuo Kitamura Ryuhei, in Egoism inventa una colorata rappresentazione in cui Ken'iche Matsuyama, già detective L in Death Note e successivi sequel, incappa in una donna dalla bellezza molto pericolosa, che paradossalmente lo induce a fare i conti con la corruzione che alberga nel suo cuore, a dispetto dei tratti del suo viso che evocano invece una gentilezza d'animo che trae in inganno chi gli si avvicina.
Tutto sommato si tratta di un'opera molto suggestiva e ben congegnata, che offre una generosa visione di un immaginario culturale, rappresentato con tratto surrealista e ricchezza di suggestioni che raggiungeranno dapprima il cuore, per poi abitare a lungo anche la mente dello spettatore.