In Fabbrica
Scritto da Chicco D'Aquino   
mercoledì 27 agosto 2008

In Fabbrica
Titolo originale: In Fabbrica
Italia: 2007 Regia di: Francesca Comencini Genere: Documentario Durata: 73'
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Voto: 7,5
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Recensione di: Chicco D'Aquino

in_fabbrica_leggero.jpegIn fabbrica, ritratto dell'Italia dell'immigrazione negli anni "felici" del boom, del dualismo Pci-Dc e più tardi della prima esperienza del centro-sinistra(fortemente influenzata da quel "tintinnìo delle sciabole" di nenniana memoria)- ci consegna una delle più marcate visioni realiste apparse negli ultimi anni. Documentario sociale realizzato facendo ampio uso delle interviste a cittadini del Sud costretti ad emigrare a Nord (triangolo industriale ma anche Germania, Belgio, Svizzera), girato in bianco e nero, utilizzando documenti d'epoca e un commento che non lascia spazio nè a retorica nè a riflessioni dietrologiche, in fabbrica raccoglie, scansiona e invia all' attenzione di noi tutti spezzoni di vita, di vite plasmate dal lavoro, simbolo di riscatto dalla miseria secolare di un meridione, ancorato a una perenne condizione di "sottosviluppo", in mano a latifondisti e caporalato. La trasformazione antropologica di donne e uomini, attraverso penosi riti di accettazione sociale e discriminazioni di vario segno- in alcune città industriali comparivano cartelli con su scritto non si affitta a meridionali- si snoda attraverso e anche grazie al forte impatto con la fabbrica, con la produzione a catena,  l'implacabile linea. La fabbrica, luogo fisico estraneo ai remoti spazi incantati dell'entroterra siculo, o a quelli immensi del Tavoliere o ai villaggi sperduti tra i monti di un sud rurale e magico- se da un lato garantisce inediti livelli di sopravvivenza al nuovo ex-contadino-operaio/a massa dall'altro ne estorce vitalità e intelligenza, compensando con la promessa di nuovi consumi(ma dalla cittadinanza incerta, lo statuto dei lavoratori vedrà la luce solo dopo le lotte del'68) lo spreco di creatività potenziali, di energia innovativa, di tensioni positive.
Il lavoro della Comencini in tal senso mette in luce un'Italia che oltre a non esserci più è lontana sideralmente dal quotidiano sistema-paese, schiacciato da corporazioni intoccabili che, non solo politiche garantiscono la perpetuazione del potere secondo linee quasi dinastiche, offrendo a milioni di cittadini la consolazione di un'allarmante dominio sulle "anime", tramite schermi televisivi , anime da tempo depredate alla temporalità della Chiesa, al suo ex- monopolio spirituale con consistenti basi finanziarie.
Il lavoro oggi è, e la Comencini lo sa bene, riduzione ad una sorte di ultra-merce, iper-flessibile, ipo-garantito e nano-pagato.
I ragazzi lo sanno bene. Chissà che non apprezzino lo sforzo della regista e ne traggano spunto per ricominciare a battagliare in nome del più elementare dei diritti: quello di un'esistenza decente.