Stuck
Scritto da Denis Zordan   
martedì 21 ottobre 2008

Stuck
Titolo originale: Stuck
USA: 2007 Regia di: Stuart Gordon Genere: Thriller Durata: 94'
Interpreti: Mena Suvari, Bunthivy Nou, Wayne Robson, Carolyn Purdy-Gordon, Stephen Rea, R.D. Rei, Suzanne Short, Patrick McKenna, Rukiya Bernard, Lionel Mark Smith, Russell Hornsby, Wally McKinnon, John Dartt, Liam McNamara, Shûko Akune
Sito web: 
Nelle sale dal: In dvd - Inedito Nelle Sale
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Denis Zordan

stuck_leggero.jpegBrandi Boski (Mena Suvari) è una giovane infermiera che, rientrando in casa brilla e impasticcata dopo una serata in discoteca, investe accidentalmente Tom Bardo (Stephen Rea), un manager disoccupato trasformatosi in homeless. Terrorizzata dal fatto che il corpo di Tom rimane letteralmente incastrato dentro il parabrezza, e temendo di poter perdere l’importante promozione lavorativa cui aspira, Brandi dapprima gli nega soccorso e quindi, con l’aiuto del fidanzato spacciatore, tenta di sbarazzarsi dell’uomo. Ma le cose non vanno come programmato.

Sembra che sia un destino quello di Stuart Gordon, che nel nostro paese viene sistematicamente sottovalutato e ignorato. Dopo il pungente Edmond (2005), tratto da una commedia di David Mamet e presentato male e in ritardo, il nuovo gioiellino nero del regista di Re-Animator, datato 2007, non ha ancora incontrato l’interesse dei distributori di casa nostra. La cosa fa a dir poco rabbia se pensiamo alla montagna di inutili bufale che ci tocca sorbirci ogni settimana nelle sale del nostro paese. Tra l’altro, c’è da dire che Stuck (letteralmente “conficcato”, ma anche “nei pasticci”) ha anche il dono della sintesi, scivola veloce nei suoi 85’ e si presta ad efficaci letture politiche della realtà contemporanea.
Il film parte come una commedia virata al grottesco e si trasforma prestamente in un atipico survival, in cui i tradizionali ruoli di vittima e carnefice sono ribaltati con abilità: a mostrarsi per nulla arrendevole e pronta all’omicidio pur di trarsi d’impaccio è infatti la ragazza, infermiera tanto ligia, cara e servizievole sul lavoro quanto feroce con il povero malcapitato che le è piovuto dentro il parabrezza e che, insanguinato e lacero, la implora di aiutarlo. Nella cura con cui mettono in scena la lotta senza esclusione di colpi che divampa dentro il garage di Brandi, Gordon e il suo sceneggiatore John Strysik inducono a leggere in filigrana una metafora dei meccanismi di potere vigenti nella società americana. Se Tom è infatti un classico white collar disoccupato e alla deriva, Brandi aspira invece a raggiungere una sia pur piccola nicchia di potere nel suo reparto d’ospedale come capo infermiera, mentre il pusher fidanzato con Brandi, sciocco e vanitoso, si rivela nei fatti incapace di gestire la delicata situazione. La disperazione di Tom (non va tra l’altro dimenticato che lo stesso Stephen Rea impersonava all’opposto un carceriere dell’IRA nell’interessante La Moglie del Soldato) che è costretto ad una cruda lotta per la sopravvivenza, sembra capovolgere la melanconica rassegnazione con cui viene presentato al principio del film: nella lunga attesa frustrata per un colloquio di lavoro, sfrattato e costretto a raccattare in fretta e furia i suoi pochi abiti, allontanato da una panchina del parco da uno zelante agente di polizia.

Ma se Stuck ha per lunghi tratti i toni di una dark comedy, è quando invece gli eventi precipitano, e la ragazza e il suo amante decidono di sbarazzarsi di quello che ritengono ormai un cadavere, che si torna a vedere la mano del regista, evidente nella brutalità con cui è rappresentata la violenza e in un finale per nulla conciliante. Nel quale, a prendere infine per mano Tom e la sua angoscia, non a caso è un bambino ispanico al quale i genitori, temendo l’espulsione dagli USA, avevano vietato di chiamare la polizia per aiutare l’uomo prigioniero nel garage. Una metafora politica forse semplice, ma certo non semplicistica, degna chiusa per un film di genere che si destreggia con indubbio stile tra lucidità, suspense e ironia nera.