Accattone
Scritto da Ciro Andreotti   
domenica 26 ottobre 2008

Accattone
Titolo originale: Accattone
Italia: 1961. Regia di: Pierpaolo Pasolini Genere: Drammatico Durata: 116'
Interpreti: Franco Citti, Sergio Citti, Silvana Corsini, Franca Pasut, Paola Guidi, Mario Cipriani
Sito web: 
Nelle sale dal: 1961
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Ciro Andreotti

accattone_leggero.jpegA Roma nelle borgate degradate alla periferia della città vive Vittorio Cataldi detto “Accattone”, nulla facente e protettore di una prostituta: Maddalena. Quando la ragazza verrà arrestata l’unica speranza di sopravvivenza per Vittorio diventa sostituire Maddalena con una nuova ragazza; Stella …..

Girato fra le baracche delle borgate alla periferia della capitale, brulicanti di un’umanità varia e pronta a tutto per sopravvivere; “Accattone” narra la vita di uno di questi spiantati e forse del più spiantato di tutti questi ragazzi di vita le cui sorti erano tanto care al regista e scrittore di origini bolognesi. Autore di un’efficacia fuori dal comune, capace di narrare quella parte di umanità ai margini di una capitale brulicante di possibilità, siamo agli albori del boom economico, ma che al tempo stesso degli echi di quelle possibilità potè  raccogliere solamente i resti a causa un istinto di conservazione che non permette a Accattone di ricrearsi una vita professionale normale, in grado di levargli di dosso quella polvere da troppo tempo respirata e incollatagli addosso come una seconda pelle.
Il film rappresenta il primo tentativo, ben riuscito e ultra premiato sia da critica che da pubblico, ma solo a lunga scadenza, di portare al cinema una summa dei due romanzi di Pasolini : “Ragazzi di Vita” (1955) e “Una vita violenta” (1959). Il risultato fu così sconcertante da allarmare la censura, la quale colpì l’opera sino a farla ritirare dalle sale; inoltre per chi credeva che la ricostruzione post-bellica fosse riuscita a completare la prima fase di imborghesimento della popolazione italiana, le giornate al bar di Franco “Accattone” Citti divennero un colpo alla bocca dello stomaco dal quale era  difficile riprendersi facendo gridare allo scandalo ai ben pensanti dell’epoca sino a un’aspra critica nel corso della mostra del Cinema di Venezia.

Le vicende sono altresì narrate senza sovrastrutture molto, anzi troppo, care al cinema contemporaneo ma aiutandosi esclusivamente con i luoghi più cari dell’immaginario Pasoliniano: le borgate fra l’Appia antica e il ponte Testaccio e grazie all’imprescindibile apporto dei volti degli stessi ragazzi veramente provenienti da queste realtà marginali perché:  “…..solamente questi ragazzi possono rappresentare loro stessi e nessun altro….”.

Il film, non senza difficoltà: Fellini rinunciò alla produzione all’ultimo momento preoccupato dell’inesperienza di Pasolini; venne girato quasi contestualmente alla seconda opera di Pasolini: “Mamma Roma” che fece incontrare il regista con la prima vera diva dello star system romano; quell’Anna Magnani che di primissimo impatto non piacque a Pasolini, a causa dell’impossibilità d’incanalarne le capacità artistiche, di plasmarne la bravura scenica e di renderla credibile nelle vesti di una prostituta. A distanza di anni, ma quasi immediatamente, lo stesso regista dovette ricredersi: La Magnani divenne non solo Mamma Roma ma con ogni probabilità l’attrice Pasoliniana per eccellenza.