Giù al nord - Bienvenue chez les ch'tis
Scritto da Andrea Banfi   
giovedì 30 ottobre 2008

Giù al nord - Bienvenue chez les ch'tis
Titolo originale: Bienvenue chez les ch'tis
Francia: 2008. Regia di: Dany Boon Genere: Commedia Durata: 106'
Interpreti: Kad Merad, Dany Boon, Michel Galabru, Line Renaud, Zoé Félix, Philippe Duquesne, Lorenzo Ausilia-Foret, Anne Marivin, Guy Lecluyse
Sito web: www.chtinn.com
Nelle sale dal: 31/10/2008
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Andrea Banfi

gialnord_leggero.jpegIn Francia è stato un successo imprevisto e travolgente ed ora è pronto a sbarcare in Italia a breve. Sto parlando di “Giù al Nord”, nuova pellicola dei cugini francesi che, con il sorriso parla di luoghi “comuni” legati ai luoghi geografici (il freddo del nord e il calore del sud, li avete già sentiti?) e di rapporti umani e affetti in relazione ai luoghi che si sentono “propri”. Un film dai molteplici aspetti che riserva non poche sorprese.
Storia di raccomandazione mal riuscita, racconta le disavventure di un dipendente delle poste che vorrebbe lavorare in Costa Azzurra, ambitissima meta tanto desiderata da una moglie che già si immagina sulle spiagge del sud, ma per una malcelata deficienza fisica (una banale stretta di mano lo allontana dalla carrozzina, ma d’altronde si sa: i disabili hanno la precedenza) ottiene il Nord, alternativa nemmeno troppo valida al licenziamento. E così è, tutto cambia: due anni al freddo, in una terra inospitale. Dove ci si va piano, allontanandosi adagio da casa.
La Francia spezzata in due, dai luoghi comuni, dalle aspettative, dal clima e dal cibo e non ultima dalla lingua. Difficile la trasposizione linguistica che contrappone gli accenti e i modi di dire, in italiano si rinuncia volentieri alla fatica del leggere i sottotitoli e si passa ad un semplicista doppiaggio che rende paradossali e divertenti i francesi del nord. Troppo sarebbe d’altronde pretendere un sofisticato paragone linguistico. 
Ma il viaggio è un’ottima occasione per scoprirsi e scoprire, così come il film è un ottimo momento per ridere. Perché si ride, di una lingua strana, di fraintendimenti ed insistite ostinazioni, di dolcezze e di paradossi.
Il nord non è così freddo, inospitale e dedito all’alcool anche se si dimostra prontissimo, all’occorrenza, a sfoderare tutti i luoghi comuni di cui è vittima, per farsi caricatura di se stesso per piacere e accontentare la mogliettina sudista in visita. Il nord da cui si torna ora lenti, malinconici, con una lacrima.
Il film perde in Italia quello che è il senso per cui è nato: parlare ai francesi, di loro, ma guadagna uno spunto interessante su di noi, su come siamo e come ci vediamo tra polentoni e terroni.
Ma regala un momento di rilassatezza, dove i rapporti umani si rinsaldano al freddo del clima e al calore umano dell’amicizia. Vincono i valori dell’ascolto, del dialogo oltre alla cruda esigenza di chi, per lavoro, deve obbedire e spostarsi. 
Si attende versione italiana della commedia d’oltralpe, siamo curiosi di vedere come reagiranno gli italiani nel vedere i paradossi riproposti e se, gli altri da fuori, rideranno.
A me già l’idea sorride, giù al nord.