Torno a vivere da solo
Scritto da Gabriele Niola   
sabato 06 dicembre 2008

Torno a vivere da solo
Titolo originale: Torno a vivere da solo
Italia: 2008. Regia di: Jerry Calā Genere: Commedia Durata: 106'
Interpreti: Don Johnson, Jerry Calā, Paolo Villaggio, Enzo Iacchetti, Randy Ingerman, Tosca D'Aquino, Eva Henger
Sito web: www.tornoaviveredasolo.it.msn.com
Nelle sale dal: 05/12/2008
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Gabriele Niola

tornoaviveredasolo_leggero.jpegGiacomo torna a vivere da solo, dopo l'avventura in solitaria di 26 anni fa raccontata in Vado a vivere da solo, lo stesso personaggio decide nuovamente di abitare il suo appartamento (che oggi perō si chiama loft) con il medesimo arredamento kitsch (ma aggiornato) e le medesime grane.
A cambiare č il contesto intorno a lui. Alla voglia di indipendenza dai genitori si sostituisce l'insofferenza matrimoniale e alle avventure sessual-romantiche si sostituiscono tradimenti e intrecci con le mogli ed ex-mogli dei cosėddetti amici. Alla fine ovviamente non mancherā la morale sul fatto che poi sono i figli a rimetterci.
Dopo Vita smeralda Jerry Calā torna davanti e dietro la macchina da presa per un film che si inserisce nel filone dei "grandi" recuperi delle commedie anni '80.
Eppure Torno a vivere da solo, non solo č meglio dei vari ritorni di Monnezza e Mandrake ma anche meglio di molto cinema cinepanettonistico e dello stesso precedente Vita smeralda.
Un po' di umorismo senza pretese ma riuscito, un po' di cattiveria elargita senza fare sconti e un po' di autoironia e cadute sul trash spinto (Don Johnson doppiato con un pesantissimo accento meneghino) rendono Torno a vivere da solo insospettabilmente decente e in fondo in linea con il suo "illustre" antecedente.
Jerry Calā non si vergogna di mettere in mostra se stesso, di girarsi un film addosso riprendendo davvero l'arroganza degli anni '80, scrivendo (si, l'ha scritta lui) una storia maschilista al massimo e che trattando con forza il tema del divorzio distribuisce le ragioni a senso unico, senza la minima velleitā di politicamente corretto, e infine non teme il ridicolo del metacinema sui suoi tormentoni ripetuti guardando in macchina.
Anche le musiche di Umberto Smaila, totalmente fuori dal tempo e quindi incredibilmente azzeccate, contribuiscono nel complesso a creare un mood nostalgicamente trash in cui alla fine non stona nemmeno Eva Henger placida madre di famiglia inguainata in abiti di pelle.
Quanta di tutta questa ironia sia volontaria č difficile a dirsi ma il risultato paga, sempre che non si abbiano aspettative eccessive.
Forse di tutti i recuperi delle commedie italiane anni '80 questo č il meno trascurabile.