Il bambino con il pigiama a righe
Scritto da Samuele Pasquino   
mercoledì 14 gennaio 2009

Il bambino con il pigiama a righe
Titolo originale: The Boy in the Striped Pyjamas
USA, Regno Unito: 2008. Regia di: Mark Herman Genere: Drammatico Durata: 100'
Interpreti: David Thewlis, Vera Farmiga, Rupert Friend, Iván Verebély, Richard Johnson, Sheila Hancock, Jim Norton, David Heyman, Asa Butterfield
Sito web: www.boyinthestripedpajamas.com
Nelle sale dal: 19/12/2008
Voto: 10
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino

ilbambinoconilpigiamaarighe_leggero.jpegUn ufficiale nazista (David Thewlis) viene promosso e va ad abitare con la sua famiglia in una casa in campagna. Il figlio di otto anni Bruno (Asa Butterfield) ha dovuto lasciare tutti i suoi amici a Berlino. Sognatore e lettore accanito di romanzi d'avventura, il bambino si ritrova assalito dalla noia.
Dalla finestra della sua camera scorge un campo di concentramento poco distante e, all'insaputa dei genitori, decide di andarci.
Qui Bruno incontra Shmuel, un coetaneo ebreo deportato, che andrà a trovare tutti i giorni diventandone amico.
La verità è che non ci si abitua mai alla profonda tragedia dell'umanità costituita dall'Olocausto. Nel corso del tempo, varie sono state le prospettive dalle quali la Shoah è stata studiata e descritta, ma lo sconcerto rimane estremamente grande.
Questo autentico capolavoro poco pubblicizzato di Mark Herman, tratto dall'omonimo romanzo di John Boyne, ci porta ad assistere ad un rapporto innocente ed intenso fra due bambini durante la pagina oscura del nazionalsocialismo tedesco, un movimento politico che tutti conosciamo come espressione di un fanatismo folle pregno d'odio razziale e teso all'annientamento del popolo ebreo.
Bruno è un ragazzino intelligente e creativo che non concepisce l'assurda logica della guerra e vive in un contesto contornato da crimini e stragi insensate.
A differenza della sorella maggiore, completamente indottrinata dal pensiero nazista, incarnato in un precettore fanatico e autoritario, egli mantiene un'innocenza e un'indipendenza intellettuale che lo preservano e lo spronano a chiedere, ad esplorare, a porsi leciti dubbi.
Le sue qualità di essere umano ragionevole e curioso lo portano a conoscere Shmuel, che Bruno chiama simpaticamente il "bambino con il pigiama a righe", un piccolo ebreo costretto a lavorare tutto il giorno, che però trova sollievo in alcuni momenti di solitaria meditazione. Bruno varca, così, un confine materialmente delimitato da un filo spinato elettrificato, ma che simbolicamente costituisce un inconcepibile isolamento dell'uomo dall'uomo.
Il primo ebreo che Bruno vede, comunque, è Pavel, un medico schiavizzato e costretto a svolgere i lavori più umili e denigranti come quello di sbucciare le patate.
Il film è atipico e mette in scena un conflitto all'interno della famiglia stessa dell'ufficiale, dove la moglie acquisisce poco a poco consapevolezza dei crimini compiuti dal marito e dai suoi soldati, arrivando a disperarsi per aver scoperto questo.
Ovunque Bruno scorge orchi e Shmuel rappresenta la sua unica amicizia, l'esponente di un popolo che soffre e attende di essere liberato.
La sceneggiatura piena di dialoghi significativi, la magnifica interpretazione dei due bambini, la bellissima fotografia e le musiche di James Horner meravigliano.
Il film è assolutamente da vedere per riflettere su un tragico capitolo della storia.