A.I. Intelligenza Artificiale
Scritto da Samuele Pasquino   
sabato 24 gennaio 2009

A.I. Intelligenza Artificiale
Titolo originale: A.I. Artificial Intelligence
USA: 2001 Regia di: Steven Spielberg  Genere: Fantascienza Durata: 146'
Interpreti: Haley Joel Osment, Jude Law, Frances O'Connor, Brendan Gleeson, William Hurt, Ben Kingsley (narratore), Chris Rock, Meryl Streep, Robin Williams, Ben Kingsley
Sito web: www.ai-movie.it
Nelle sale dal: 05/10/2001
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino

a.i._intelligenza_artificiale_leggera.jpgIn un futuro indeterminato il prof. Hobby (William Hurt) ha creato robot del tutto simili agli umani, ma il suo capolavoro è un androide bambino che può amare e provare emozioni.
David (Haley Joel Osment) viene affidato ad una coppia di coniugi il cui figlio è in coma.
Il bambino riesce in breve a farsi voler bene dalla sua "mamma", ma accade un imprevisto: il figlio naturale della coppia si risveglia.
La donna decide di liberarsi di David e lo abbandona nella foresta. Il piccolo robot intraprende un lungo viaggio alla ricerca della Fata Turchina, in grado secondo lui di farlo diventare un bambino vero, accettato dagli umani.
Lo aiuta Gigolo Joe (Jude Law), un androide amante.  

La favola di "Pinocchio" viene riletta in chiave fantascientifica dal grande Spielberg, regista più romantico che pragmatico, sensibile a certe tematiche.
La storia, davvero commovente, racconta di un piccolo robot progettato per comportarsi come un bambino, con tutte le sue debolezze e complessità.
Tuttavia, per quanto somigliante ad un essere umano, la sua diversità rimane palese e non permette al robot di integrarsi con gli uomini.
Il primo tema affrontato è quello dell'emarginazione: tutto il film è una caccia agli androidi, visti come una piaga e un'insulto alla concezione umana di essere vivente. Tale discriminazione si insinua sottile soprattutto nel rapporto tra David e il figlio dei coniugi, facendo emergere una crudeltà infantile tipica: Martin cerca di mettere il fratellastro in cattiva luce con meschini giochetti, e ci riesce denotando lucida freddezza nel perseguire i suoi discutibili propositi.
Sebbene il problema, appartenente ai comportamenti studiati dalla psicanalisi infantile, non sia d'eccezionale esclusività, qui viene proposto da una prospettiva nuova, che fa riflettere sulla possibilità di convivenza fra macchina e uomo.
La società descritta da Spielberg è satura di futuro, rilegge il mito dell'integrità umana sotto una luce bellicosa, ostile verso la tecnologia.
C'è un creatore di sogni che gioca con i sentimenti, un plasmatore di emozioni che vuole oltrepassare limiti eticamente opinabili.
Scenografie e tematiche riprendono i contenuti espressi nei libri di Asimov, e piacciono perchè la concezione del futuro per lo spettatore risulta sempre stimolante e ambigua. Autentico talento, l'ormai ventenne Haley Joel Osment continua a far parlare di sè per le sue straordinarie interpretazioni, piene di spontaneità ed espressioni sincere, vive.
Nella scena finale, a sua volta all'interno di un lungo meditato epilogo, l'attore commuove.
Spielberg si rivela ancora un sognatore pieno di aspettative, cineasta intelligente e dedito alla vera arte creativa, elaborata sul grande schermo come una grande opera da ammirare.