Incontri ravvicinati del terzo tipo
Scritto da Samuele Pasquino   
martedì 27 gennaio 2009

Incontri ravvicinati del terzo tipo
Titolo originale:  Close encounters
USA: 1977 Regia di: Steven Spielberg Genere: Fantascienza Durata: 135'
Interpreti: Richard Dreyfuss, Francois Truffaut, Teri Garr
Sito web:
Nelle sale dal:1977
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino

incontri_ravvicinati_del_terzo_tipo_leggera.jpgNei cieli degli Stati Uniti vengono avvistati degli UFO. Un padre di famiglia (Richard Dreyfuss), uno scienziato (Francois Truffaut) e una donna (Teri Garr) il cui bambino è stato rapito dagli alieni tentano di saperne di più. Si pensa che ci sarà un incredibile incontro in una base del Wyoming. 

"Incontri ravvicinati del terzo tipo" è uno di quei film talmente decantati da non poter assolutamente deludere le attese di tutti coloro che ancora non lo hanno visto.
Tutto il prestigio che negli anni esso è andato acquisendo è giustificato solo in parte, però.
Sebbene il regista Steven Spielberg abbia praticamente scritto una pagina importante della storia di Hollywood, compiendo ampiamente il suo dovere in questo esempio di fantascienza creativa, alcuni momenti del film risultano stanchi e talaltri persino troppo ingenui.
Consideriamo tuttavia che verso la fine degli anni '70 le dicerie sugli UFO e gli avvistamenti non erano certamente all'ordine del giorno come oggi avviene e la prospettiva di un possibile contatto con gli extraterrestri risultava addirittura inimmaginabile.
Spielberg ha qui mostrato la sua incline natura a credere ad altre vite da qualche parte nell'universo e un'ulteriore dimostrazione di tale propensione si avrà qualche anno dopo con "E.T."
Emerge nel film un luogo comune, la superiore tecnologia che gli alieni posseggono, palesata attraverso i loro mezzi volanti ricchi di luci e capaci di seguire traiettorie improbabili.
Un altro luogo tutt'oggi considerato comune è costituito dalla fisionomia degli extraterrestri, esseri piccoli ma di forma umanoide. L'aspetto più discutibile del film riguarda la durata e la gestione del tempo filmico: le scene sono eccessivamente lunghe ed alcune sequenze annoiano proprio per la loro prolissità.
La staticità non è accettabile per un film di fantascienza, il genere esige dinamicità e alcuni artifici atti ad accrescere la spettacolarità della situazione.

Certamente Spielberg non si è mai rivelato banale, nè ha mostrato fasi di stanca nel corso della sua carriera, ma francamente c'era da aspettarsi un po' di più da questa avventura.
Si tratta, tuttavia, di una pellicola che ha fatto storia, e non è un caso che alcune alchimie sceniche, come la visione della montagna e l'ossessione che ne scaturisce, siano perfettamente riuscite.
Richard Dreyfuss, blasonato attore di hollywood, si misura con il personaggio da lui interpretato, ambiguo, curioso, caparbio, caratteristiche congeniali alla sua mimica da uomo trasognato ma tutt'altro che ingenuo.
Gradevole la presenza come attore del regista francese Francois Truffaut.
Due Oscar ottenuti per la miglior fotografia di Vilmos Zsigmond e i migliori effetti speciali sonori.
Notevoli per l'epoca soprattutto gli effetti speciali visivi, realizzati con tecnica e sapienza, dai quali ha tratto spunto la moderna industria cinematografica, collocata in una nuova era tecnologicamente innovativa  e sviluppata.