Il pianista
Scritto da Samuele Pasquino   
sabato 31 gennaio 2009

Il pianista
Titolo originale: The pianist
Francia, Germania, Polonia, Gran Bretagna: 2002 Regia di: Roman Polanski Genere: Drammatico Durata: 148'
Interpreti: Adrien Brody, Emilia Fox, Thomas Kretschmann, Julia Rayner, Jessica Kate Meyer.
Sito web: www.thepianistmovie.com
Nelle sale dal: 25/10/2002
Voto: 9
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino

il_pianistaVarsavia, 1939. Lo straordinario pianista Wladyslaw Szpilman (Adrien Brody) sta registrando una composizione di Chopin quando giunge la notizia che la Polonia è stata invasa dai Tedeschi.
La città è in preda al caos e presto gli ebrei iniziano a subire le leggi razziali, venendo prima confinati nei ghetti, in seguito deportati. Wladyslaw si unisce alla famiglia nel triste destino, tuttavia mentre padre, madre e fratelli vengono inviati nei campi di concentramento, lui viene salvato da alcuni ebrei influenti e costretto a fuggire. Inizia una vita di stenti, sempre nascosta: il pianista vedrà tanta gente morire.
Con la liberazione da parte delle truppe sovietiche, egli tornerà a suonare, ma rimarrà indelebilmente segnato da quella tragica esperienza.  

Dopo la drammatica e sensibile opera di Spielberg sull'Olocausto, anche Roman Polanski si sente in dovere di esprimersi riguardo alle tragiche circostanze che causarono la morte di milioni di esseri umani. "Schindler's list" trova quindi il degno erede ne "Il pianista", una storia altrettanto profonda e storicamente precisa che vede nel protagonista un testimone intenso, ennesimo narratore di una tragedia epocale crudele quanto insensata.
Wladyslaw Szpilman scrive personalmente un'ottima sceneggiatura e a vestirne, invece, i panni è un bravissimo Adrien Brody, vincitore del premio Oscar come miglior attore. Il film illustra con tinte forti e senza limitazioni le varie fasi di annientamento alle quali gli ebrei vennero crudelmente sottoposti. La vicenda inizia con le prime preoccupazioni della popolazione polacca di fronte ad un conflitto dai lati oscuri e dall'esito incerto, con la famiglia Szpilman intenta ad organizzarsi, consapevole di dover affrontare imprevedibili situazioni sempre più gravi.
Prima si vede costretta ad abbandonare il proprio domicilio per ordine dei tedeschi, poi subisce il confino nel ghetto di Varsavia, un isolamento umiliante caratterizzato da un'identificazione ancor più svilente, il marchio della stella di Davide sul braccio a voler indicare l'ebreo da emarginare.
In una scena significativa si vede il padre di Wladyslaw tornare a casa, ma lungo il tragitto viene schernito da due ufficiali tedeschi e poi costretto a camminare sulla strada evitando il marciapiede a lui interdetto.
Le vessazioni sono destinate ad aumentare e la vita per gli ebrei si fa enormemente più difficile. Alcuni vanno incontro ad esecuzioni sommarie, altri vengono uccisi senza nessuna ragione, altri ancora subiscono violenze gratuite a causa della sadica natura nazista. Wladyslaw è un pianista conosciuto e proprio per questo gli sono resi dei favori che assumono i connotati di veri e propri privilegi. Inevitabilmente viene diviso dalla sua famiglia, alla quale spetta una sorte peggiore, e costretto a fuggire e nascondersi.
La sua è una prospettiva drammaticamente completa, che invita lo spettatore a riflettere su una tragica piaga della storia dell'umanità, e al ricordo di essa mai ci si abitua.
L'odio espresso nel capolavoro di Spielberg si discosta in parte da quello messo in scena da Polanski, nel primo è più diretto, nel secondo viene alimentato da situazioni soggette al logorio dello sfondo preesistente, con ebrei che cadono travolti dalla fame e dall'impatto estremo di una guerra lunga.
In entrambi i casi, comunque, l'approccio all'inimmaginabile e tragica vicenda si presenta struggente e allo stesso tempo rivelatrice, poichè svela molteplici anfratti esistenziali che il cinema dedicato all'Olocausto ha sempre cercato di portare alla luce. Polanski mostra una sorprendente abilità nel descrivere luoghi e situazioni, facendo inoltre percepire al pubblico lo stato d'animo dei vari personaggi.
Le scene più emblematiche coinvolgono le persone unite dall'abbraccio della disperazione, gelida lama che percuote Wladyslaw, costretto non solo a subire ma anche a far da spettatore ad un'abietta logica improntata sull'odio, rimanendo attonito di fronte ai drammi del suo popolo.
Ciò che colpisce è comunque il suo equilibrio, la sua stabilità psicologica che gli permette di conservare una freddezza apparente, che nasconde un'empatia trattenuta a stento, che non trova sfogo se non verso la fine.
Il film si conclude così come era iniziato, con Wladyslaw impegnato a registrare una sinfonia di Chopin, successivamente suonata in teatro con un'orchestra, metafora significativa di un'esperienza traumatica, conclusa con una melodia le cui note si colmano di una tristezza profonda.
Il film di Polanski è un capolavoro dalla valenza straordinariamente commemorativa.