Katyn
Scritto da Valeria Ghessa   
lunedì 02 febbraio 2009

Katyn
Titolo originale: Katyn
Polonia: 2007. Regia di: Andrzej Wajda Genere: Drammatico Durata: 117'
Interpreti: Joachim Paul Assböck, Waldemar Barwinski, Stanislawa Celinska, Andrzej Chyra, Magdalena Cielecka, Alicja Dabrowska, Jan Englert
Sito web: www.katyn.netino.pl/en
Nelle sale dal: 13/02/2009
Voto: 8,5
Trailer
Recensione di: Valeria Ghessa

katyn_leggero.jpegIl 17 settembre 1939 la Polonia viene invasa dalle truppe tedesche di Hitler e da est dall'Armata Rossa.
18.000 ufficiali dell'esercito, 230.000 soldati e 12.000 ufficiali di polizia vengono arrestati dai russi.
Tutti sono deportati in campi di concentramento e nella primavera del 1940, per ordine di Stalin, 15.000 di loro vengono uccisi e seppelliti in fosse comuni nella foresta di Katyn.
I tedeschi scoprirono i corpi nel1943 ma i russi scaricheranno la colpa sui tedeschi stessi.
Si dovrà aspettare il 1990 per l'ammissione della responsabilità.
Wajda, che perse il padre proprio a Katyn, racconta la storia con la voce di Anna, la moglie di un capitano di Cavalleria che, tragicamente si troverà di fronte alla realtà dell'esecuzione del marito, proprio come capitò a migliaia di altre donne.
Al termine del conflitto, il silenzio cadde sul''avvenuto, pena l'arresto.

Wajda, come ci ha abituato, fa del rigore la propria modalità narrativa anche se, in questa occasione, quasi dando retta alle esigenze dello spettatore, lo stile non sembra essere del tutto personale. (così come accadde per La masseria delle allodole ). Fa riemergere un passato che molti avrebbero preferito vedere sepolto per sempre e incredibile l'impronta del Maestro nella sequenza finale permeata di spietata quanto determinata ferocia. Qui lo spettatore non puo' non provare un sussulto, commozione.. la pellicola va al di là dell'abitudine che ormai la società ha alle scene crude, ma non vuole vendere commozione gratuita, vuole essere essenzialmente di monito.
Quando il cinema riesce a produrre tutto questo , riesce ad entrare nella storia e con Wajda, ancora una volta, accade.
Non per niente viene considerato un autore  tra i migliori cineasti europei orientali, con a suo carico ben 3 nominations all'oscar come miglior film straniero. Ricordiamo anche la Palma a Cannes vinta per "l'uomo di ferro". Per chi non lo conoscesse, le storie che racconta con superbia sono vissute da lui stesso in prima persona e in questo film mette tutti i suoi ricordi e cenni dei libro "post mortem"di Andrezej Mularczyk.
Ecco che dopo anni di assenza torna con un nuovo capolavoro a 80 anni.
Interessantissima la contrapposizione della storia dello sterminio degli ufficiali polacchi accostata alla storia dei familiari che aspettano il ritorno dei prigionieri. La seconda parte del film è quella sugli orrori della seconda guerra mondiale e dei segreti mai svelati: gli anni in cui Anna e Agnieska si scontrano con le ipocrisie non è nulla in confronto ai 50 anni di silenzi prima che il governo russo riconoscesse la propria colpevolezza sulla strage.
Tedeschi e sovietici si rimbalzano le responsabilità. La storia individiale diviene collettiva nelle scene strazianti del film in cui viene mostrato ciò che già si intuiva. La calma delle esecuzioni è allucinante e non può lasciare indifferenti. Colori tipici di Wajda, i tempi lunghissimi, fortissimo disagio.

Katyn è un film duro, dai forti significati, dalla forte utilità storica; riesce ad affascinarci con uno stile elegante ed intenso, a catapultarci nel periodo storico in maniera efficace e a tratti, molto coinvolgente.
Lo sforzo di budget e l’impegno del cast è palese, anche la ricostruzione storica è impressionante; la fotografia a tratti è forse un po’ troppo cupa.
Meritata candidatura agli Oscar senza alcun dubbio; unica nota negativa forse è la concentrazione in 2 ore di tante, troppe cose, lasciando i personaggi con poco spessore e arrivando alla fine della pellicola con cose ancora da dire.
Comunque il film andrebbe visto per un personale arricchimento interiore, è un film che per uno spettatore poco appassionato potrebbe essere pesante, ma chi ama sul serio il cinema non può che rimanerne incantato.