Il Curioso Caso di Benjamin Button
Scritto da Andrea De Luca   
lunedì 23 febbraio 2009

Il Curioso Caso di Benjamin Button
Titolo originale: The Curious Case of Benjamin Button
USA: 2008 Regia di: David Fincher Genere: Drammatico Durata: 159'
Interpreti: Brad Pitt, Cate Blanchett, Tilda Swinton, Julia Ormond, Jason Flemyng, Taraji P. Henson, Lance E. Nichols, Elias Koteas, Faune A. Chambers, Donna DuPlantier, Jacob Tolano, Ed Metzger, David Jensen, Joeanna Sayler, Mahershalalhashbaz Ali, Fiona Hale
Sito web: www.benjaminbutton.com
Nelle sale dal: 13/02/2009
Voto: 9
Trailer
Recensione di: Andrea De Luca

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ilcuriosocasodibenjaminbuttonNel giorno dei festeggiamenti per la fine della prima guerra mondiale, a New Orleans nasce Benjamin.
La madre muore nel metterlo al mondo ed il padre, ricco proprietario di una fabbrica di bottoni, visto l’aspetto orribile del neonato decide di abbandonarlo di fronte a una casa di riposo.
La signora Queenie, governante della casa la quale non può aver figli, decide di occuparsene.
Benjamin sembra avere una strana malattia che lo tiene imprigionato nel corpo di un vecchio con tutte le malattie che ne conseguono.
Con l’andare degli anni però, il suo corpo non solo cresce ma sembra anche ringiovanire. Durante la sua lunga permanenza accanto alla signora Queenie e a suo marito, Benjamin conosce Daisy, nipote di una delle ospiti della casa, con la quale nasce un’amicizia che presto sfocia in amore.
Benjamin, una volta ringiovanito abbastanza da potersi sorreggere sulle proprie gambe, lascia la casa natale e si imbarca in avventure per mare su un rimorchiatore, conosce l’amore fuggevole con l'aristocratica Elizabeth Abbott, affronta la Seconda Guerra Mondiale, ma spera sempre di poter tornare un giorno dall’unico grande amore della sua vita Daisy.

Un uomo fabbrica un orologio che segna il tempo scorrendo all’indietro, in modo che il figlio perso durante la Prima Guerra Mondiale possa tornare in vita.
Una figlia legge all’anziana madre sul letto di morte il diario di un tale Benjamin Button, uomo dalla storia incredibile, uomo che ha amato ma soprattutto ha sofferto un’esistenza anomala.
Le parole narrate dalla figlia sfumano e si tramutano in immagini accompagnate sullo schermo dalla voce narrante dello stesso protagonista di questa curiosa storia, Benjamin, l’uomo per cui il tempo sembra scorrere all’indietro coinvolgendo però soltanto la propria esistenza.
“La vita sarebbe infinitamente più felice se nascessimo a ottanta anni e ci avvicinassimo gradualmente ai diciotto” è una massima del letterato americano Mark Twain. Nel 1922, Francis Scott Fitzgerald dal canto suo si mette nei panni di un Dio scienziato sperimentatore il quale, utilizzando inchiostro e fantasia, inventa una storia che mostra all’uomo come il sogno di non invecchiare deve restare nel mondo dell’onirico e non tramutarsi mai in realtà.
Quest’utopia affascina il regista David Fincher, che, utilizzando il potere dell’immagine cinematografica più avanzata, trasporta la storia sul grande schermo servendosi in maniera magistrale dell’arte di trasmettere emozioni con immagini e suoni. Fincher ci regala un’epopea poetica che attraversa tutto il Novecento passando per le grandi guerre, tra note jazz e la musica dei  Beatles, in un viaggio dove poter riassaporare costumi, atmosfere e suoni peculiari di ogni epoca del secolo trascorso, dove nulla è lasciato al caso e tutto è creato ad arte. Senza particolari artifici o colpi di scena, il regista regala allo spettatore quasi tre ore di pura poesia che trasuda dallo schermo tramite un film dall’atmosfera sognante che trova nella semplicità e nella malinconia di immagini calde e sbiadite la forza di appassionarci alla vicenda di un uomo disperato e maledetto dal destino. Un film unico, spontaneo, tenue come quell’alba o quel tramonto spesso immortalati dalla passionale fotografia del film, che regalano momenti che dicono tutto e niente allo stesso tempo grazie soltanto al loro semplice esserci e palesarsi.
La curiosità per un caso tanto inedito e particolare appassiona all’inizio, crea raccapriccio grazie alla maestria utilizzata nel trucco e negli effetti speciali con cui, senza rompere l’illusione, si riesce a restituire sullo schermo Brad Pitt durante tutte le fasi della sua vita dalla vecchiaia all’infanzia.

C’è qualcosa che impressiona e sconvolge ma allo stesso tempo crea empatia verso il personaggio, come già riusciva a fare David Lynch nel suo Elephant Man, o in Eraserhead.
Ci sentiamo attratti dall’orrifico e quando scopriamo in questo sentimenti umani terribilmente identici ai nostri ci sentiamo ancor più vicini ad esso.
Il sorprendente Pitt si presta ottimamente al ruolo di solitario reietto dalla società, coadiuvato dall’angelica e fuggevole Cate Blanchett, la quale con il suo rosso acceso e passionale rappresenta l’unica nota colorata nella vita di Benjamin e con la sua leggiadria accompagna il protagonista come in un balletto russo dove atmosfera sognante e tragica si fondono e creano un mondo a se stante, astratto e irraggiungibile.
In questa vita “Niente dura”, in due parole semplici è racchiuso un messaggio profondo che latita nelle frasi e nei gesti dei personaggi durante tutto il film.
Veder morire tutte le persone amate, le quali invecchiano mentre tu ringiovanisci, ecco la vera maledizione di tale condizione, essere costretto a guardare la vita dal di fuori mentre tutti passano come immagini sfocate che sfumano nel ricordo, senza poter far niente di particolare.
La storia di Benjamin è incredibilmente triste e sofferente ma porta con sé alcune caratteristiche insite nella condizione umana comune, che in questo caso particolare si svelano con una forza devastante.
La passione repressa e incapace di esplodere di un amore non corrisposto, l’incapacità del bambino di vivere un’infanzia normale perché rinchiuso in un corpo decadente, tutto ciò crea un disperato senso di oppressione. Egli è costretto ad un’esistenza totalmente inadeguata dove qualsiasi cosa diventa fuggevole, sia nell’ambito dell’amore che in quello del lavoro e ogni volta si risolve nella medesima condizione: la solitudine del protagonista che può solo osservare la vita passandoci attraverso, perché la sua esistenza scorre nella direzione opposta a quella di tutti gli altri.
Nulla rimane se non l’amore che abbiamo dato e ricevuto, ed è intorno all’amore che ruota la vicenda, un amore inizialmente impossibile quando Daisy cerca di escludere Benjamin dalla sua vita ma che diventa possibile grazie al fato. Bisogna aggrapparsi intensamente e fino in fondo a quei momenti regalati dal destino, in questo caso gli unici che, per quanto fuggevoli, vale la pena vivere, fino a quando l’impossibilità non si riappropria del sentimento e lo imprigiona.

Invertire il corso del tempo si dimostra un fallimento, chi ringiovanisce va contro natura ed è escluso dalla società. La vita esclude Benjamin sia da bambino, quando non può vivere le normali esperienze perché il corpo non glielo permette, sia da vecchio perchè il corpo è troppo inadeguato alla senilità della mente.
La storia mostra semplicemente un’eremita senza particolari qualità costretto a convivere con la sua condizione che come un pesante fardello lo schiaccia, lo isola dal mondo e lo rende inerme, incapace di relazionarsi perché alieno. Lo spettatore non può che affezionarsi e commuoversi dinnanzi alla favola di un uomo che nonostante lo scherzo del destino si sforza di vivere una vita il più ordinaria possibile, non rinunciando mai ad inseguire il grande Amore.