In the Name of the King
Scritto da Giancarlo Zappoli   
venerdì 27 febbraio 2009

In the Name of the King
Titolo originale: In the Name of the King
USA, Canada, Germania: 2007 Regia di: Uwe Boll Genere: Fantasy Durata: 127'
Interpreti: Jason Statham, Leelee Sobieski, John Rhys-Davies, Ron Perlman, Claire Forlani, Kristanna Loken, Matthew Lillard, Brian J. White, Mike Dopud, Will Sanderson
Sito web: www.inthenameoftheking.com
Nelle sale dal: 20/02/2009
Voto: 4
Trailer
Recensione di: Giancarlo Zappoli

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inthenameoftheking_leggero.jpegFarmer è un contadino che conduce la sua vita appartata con la bella moglie Solana e al loro figlio. Un giorno però i Krug, mostri decerebrati guidati a distanza da Gallian,un mago in cerca di potere. Il suo obiettivo è quello di detronizzare il re Konrad e mettere al suo posto il debole e psichicamente instabile nipote, il duca Fallow.
Nel frattempo i Krug devastano il regno e Farmer deve seppellire il figlio e i suoceri mentre della moglie non c'è più traccia.
Farmer decide di non arruolarsi nell'esercito reale ma di cercare di fare irruzione nell'accampamento dei Krug. Lì potrebbe esserci Solana. Purtroppo la missione riesce solo in parte perché il cognato Bastian e il anziano tutore Norick vengono fatti prigionieri. Farmer si salva e, garzie all'intervento del mago del re Merick, viene presentato al sovrano che forse gli è più prossimo di quanto lui non creda.
Criticare negativamente un film di Uwe Boll è un po' come sparare sulla Croce Rossa. Universalmente ritenuto il peggior regista del mondo riesce però a trovare i finanziamenti per un prodotto che presenta un cast che è, almeno sulla carta e presumibilmente anche al momento di stabilire le cifre di ingaggio, di un livello considerevole.
Il problema sta solo nel fatto che Boll sembra aver vissuto nel frattempo su un altro pianeta (quello dei videogame?) e non essersi accorto che Peter Jackson con Il Signore degli Anelli ha segnato un punto di non ritorno nel territorio del fantasy. Se tutto ciò era chiaro a Nikolai Lebedev, regista di Wolfhound (del quale qui si copia più di un'idea) come può Boll pretendere di realizzare un film in stile Fantaghirò (con tutto il rispetto per la serie televisiva)?
Perché tutto quanto di scontato e di prevedibile si può trovare in un fantasy qui è presente.
In più ci sono dei mostri , i Krug, che sembrano i nipotini de Il mostro della laguna nera.
Le battaglie si svolgono o di notte o nella foresta per impedire di valutare l'esiguità delle comparse e lo scarso intervento degli effetti speciali. In aggiunta entrano in azione anche dei totalmente anacronistici guerrieri ninja. Tutto questo senza quel briciolo di autoironia che avrebbe sollevato il film ad un altro livello.
Siamo cioè nell'ambito di una produzione che mette insieme il cast di cui sopra e poi lo affida a un regista e a uno sceneggiatore che lo utilizzano per realizzare un Bmovie.
Intendiamoci: come Bmovie In the Name of the King potrebbe avere una sua dignità.
Se fosse stato girato vent'anni fa.