The Wrestler
Scritto da Samuele Pasquino   
domenica 15 marzo 2009

The Wrestler
Titolo originale: The Wrestler
USA: 2008 Regia di: Darren Aronofsky Genere: Azione Durata: 105'
Interpreti: Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Judah Friedlander, Ajay Naidu, Mark Margolis, Ashley Springer, Anna-Karin Eskilsson, Giovanni Roselli, Angelina Aucello
Sito web: www.thewrestlermovie.com
Nelle sale dal: 06/03/2009
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino

The WrestlerRandy “The Ram” Robinson (Mickey Rourke) è stato una leggenda del wrestling negli anni ‘80, acclamato dalle platee di tutto il mondo. Vent’anni dopo è un uomo in declino, caduto in disgrazia e palesemente invecchiato, che lavora ad ore in un grande magazzino e combatte nei fine settimana incontri modesti.
Una sua amica, la spogliarellista Pam (Marisa Tomei), gli sta vicino e gli consiglia di ritrovare sua figlia (Evan Rachel Wood), trascurata per anni.  

Vincitore assoluto alla mostra del cinema di Venezia e candidato a due Oscar agli ultimi Academy Awards, “The wrestler” costituisce il trionfale ritorno sulle scene di Mickey Rourke, che si appropria di un ruolo difficile e problematico convincendo il grande pubblico. Il film di Aranofsky è un trattato lento e profondo sulla decadenza di un uomo afflitto dalle piaghe dell’esistenza, un individuo che ha assaporato la gloria e il successo, sprofondando anni dopo nell’ombra più cupa dell’essere umano.
I titoli di testa esplorano le luci della ribalta, mostrando mitiche locandine che raffigurano incontri storici combattuti dal protagonista all’apice della sua carriera di lottatore professionista, un ottimo modo per introdurre un personaggio con il suo blasone prima di raccontarlo drammaticamente. Il regista sceglie come prima soluzione tecnica la camera a mano, che segue Randy nei suoi movimenti inquadrandolo sempre di spalle, celando inizialmente il suo volto per preparare lo spettatore a convivere con un’immagine degradata e triste. Quando il wrestler si mostra completamente, ecco che abbiamo un uomo reale ed il suo aspetto un po’ grottesco.
Randy ci conduce nel suo mondo facendo da guida disastrata: il suo furgone, la sua trasandata apparenza e lo stanco incedere sono tutti elementi di una decadenza che lo affligge impietosa, calcando la mano senza posa e scavando nella sua interiorità di uomo ormai sconfitto dal tempo e dalle circostanze. La storia del personaggio interpretato da Mickey Rourke riflette in pieno e non per caso la parabola esistenziale dell’attore, annientato letteralmente dal suo sregolato stile di vita e dalla boxe, alla quale si è dedicato subendone i gravi effetti. Randy si muove in un contesto fatiscente, solo e afflitto, pieno di rimpianti per alcune scelte fatte, tra cui quella di trascurare una figlia divenuta adolescente, che ora cerca di avvicinare fra insicurezza e inadeguatezza. Aranofsky pone il rapporto fra padre e figlia in un’ottica di recidiva ombra, cercando in maniera quanto più esaustiva di illustrare il tormentato legame che tiene labilmente uniti i due. Si evince una morale di certo non ottimista, che denuncia l’errore rendendolo comunque decisivo e indelebile. Il wrestling risulta, quindi, solo un pretesto per costruire una storia tragica che si fonda sulla contrapposizione fra forza fisica e debolezza d’animo, sicurezza da palcoscenico e precarietà esistenziale: le lotte sul ring di Randy appartengono ad una mascherata finzione celata da aspra violenza e che vedono i contendenti stimarsi e mettersi d’accordo sul da farsi nel dietro le quinte, anticamera dello spettacolo. Randy sembra rassegnato al fallimento, ma l’amica e spogliarellista Pam, molto simile a lui, ed alcune circostanze lo spingeranno a tentare di riaffermarsi sulla scena.

Mickey Rourke e Marisa Tomei sono molto bravi, ma non tali da giustificare due nomination all’Oscar. Rourke interpreta di fatto se stesso e non fa fatica a renderlo per via del suo aspetto, mentre la Tomei si è fatta apprezzare molto di più in altri precedenti film. Grande merito, tuttavia, va attribuito ai due attori, che hanno saputo aderire perfettamente al genere che imponeva un’alta drammatizzazione. Il film enfatizza la caduta di un eroe da palcoscenico e il crollo di un uomo che vive infine la sua solitudine tragica.