Che: L'Argentino
Scritto da Francesca Caruso   
venerdì 10 aprile 2009

Che: L'Argentino
Titolo originale: Che: The Argentine
USA: 2008. Regia di: Steven Soderbergh Genere: Drammatico Durata: 126'
Interpreti: Benicio Del Toro, Julia Ormond, Pablo Guevara, Franklin Díaz, Armando Suárez Cobián, Rodrigo Santoro, María Isabel Díaz, Demián Bichir, Mateo Gómez, Ramon Fernandez, Yul Vazquez, Jose Caro, Pedro Adorno, Jsu Garcia, Luis Rodriguez Sanchez
Sito web: 
Nelle sale dal: 10/04/2009
Voto: 6
Trailer
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Recensione di: Francesca Caruso

largentino_leggero.jpegIl film è la rappresentazione storica della figura emblematica di Ernesto “Che” Guevara.
Ci sono voluti sette anni di ricerche, durante i quali i realizzatori hanno letto tutto ciò che era stato scritto da lui e su di lui, per poi tradurre in realtà la pellicola.
Si è deciso di realizzare un dittico per dare una visione completa dell’uomo che da medico è asceso a guerrigliero e condottiero.

Il 26 novembre 1956 Fidel Castro salpa per Cuba con 80 ribelli. Tra questi spicca Ernesto Guevara, un medico argentino che condivide il sogno di Castro di rovesciare la dittatura corrotta di Fulgencio Batista. Ben presto Ernesto impara l’arte della guerriglia e decide di fare il combattente, non più il medico. I suoi compagni lo ammirano e i cubani lo ribattezzano “Che”, un appellativo molto popolare in Argentina. La marcia per giungere all’Avana dura due anni, un lungo periodo viene speso tra le montagne della Sierra Maestra, dove avvengono combattimenti, arruolamento e addestramento di volontari.
La colonna del Che conquista Santa Clara e si riunisce con le altre colonne di rivoluzionari per conquistare la capitale. Sette anni per mettere in scena nient’altro che un incasellamento di combattimenti, senza aver dato consistenza a dei personaggi che avevano molto da dire, sembra l’elenco delle azioni scritte in un diario di bordo, sterile e poco incisivo.
Né i personaggi né i combattimenti riescono a catturare l’attenzione, lo spettatore non trova alcuna identificazione o empatia con le figure che passano indistinte davanti ai suoi occhi. I combattimenti sono appiccicati gli uni agli altri, indistintamente senza porre mai l’accento sullo scopo, ciò che dovrebbe rappresentare il culmine dell’azione, risulta debole e dispersivo, una sequenza tra le tante.
Un film in cui si voleva far conoscere l’uomo e il percorso che lo ha portato a fare determinate scelte, non riuscendoci. Negli intenti del regista Steven Soderbergh e del produttore Benicio Del Toro c’è stata la volontà di raccontare una storia avvincente, peccato si siano persi strada facendo.
Le note positive, però, ci sono e si fanno ben vedere. La fotografia è, in molte scene, calda e alimenta l’atmosfera passionale dei guerriglieri che combattono fino allo stremo delle forze pur di raggiungere il proprio obiettivo. Il regista ha voluto usare solo la luce naturale, e poiché la maggior parte delle scene si svolgono in esterni, si è aggiunta solo qualche lambada.
La scelta è stata felice anche per l’ambientazione in una foresta lussureggiante carica di un caldo e un tasso d’umidità tali da conferire  allo spettatore la sensazione di trovarsi là con i personaggi.

Il film è a metà tra fiction e documentario, le prime inquadrature danno modo di trovarsi di fronte a un documentario, con una giornalista che intervista il protagonista sull’accaduto, per poi passare alla fiction con un lungo flashback, che dipana le diverse tappe che hanno portato i guerriglieri ad una prima vittoria a Santa Clara, interpunto dalle sequenze dal taglio documentaristico di Guevara che declama il suo discorso all’Onu. L’idea di quest’amalgama è buona, con una cura maggiore per alcuni “dettagli” sarebbe stata vincente.