Rovine
Scritto da Dario Carta   
mercoledì 10 giugno 2009

Rovine
Titolo originale: The Ruins
USA, Australia: 2008. Regia di: Carter Smith Genere: Horror Durata: 101'
Interpreti: Shawn Ashmore, Laura Ramsey, Jonathan Tucker, Joe Anderson, Jena Malone, Sergio Calderón, Jesse Ramirez, Bar Paly
Sito web: www.ruinsmovie.com
Nelle sale dal: 27/06/2008
Voto: 5,5
Trailer
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Recensione di: Dario Carta

rovine_leggero.jpegQuattro amici in vacanza in Messico,attirati dall'avventura,decidono di mettersi alla ricerca di un antico tempio Maya nascosto nella giungla e non segnato sulle mappe.
Trovano le rovine del tempio,ma la loro sopravvivenza è minacciata da un'oscura ed inquietante forma di vita.

Il regista Carter Smith mette in scena la storia narrata nell'omonimo romanzo di Scott Smith,che scrisse anche la sceneggiatura per la trasposizione cinematografica,già autore di "Un piano semplice",tradotto sullo schermo da Sam Raimi col titolo di "Soldi sporchi".
"Rovine" è strutturato da argomenti banali e semplicistici che conferiscono alla storia un senso di clichè da film farcito da luoghi comuni attorno ai quali il regista resta orbitato senza riuscire nel salto di qualità.
Il tipico antefatto che ritrae l'allegra brigata di annoiati ragazzotti esageratamente impegnati nella condizione ilare e giuliva di una vita senza pensieri,al di fuori del sesso,droga e sproloqui,è già noto come elemento foriero di foschi presagi ed imminente sciagura. Questa compagnia identificata nella più fastidiosa dimensione demenzialmente logorroica fa di tutto per incarnare un abusato deja vu della più trita tradizione dell'horror più comunemente visitato,per ratificare una tragedia fin qui troppo elementarmente annunciata. Dunque,fin qui il film è già stato visto più volte ed il pensiero dello spettatore non può non essere convogliato verso la pericolosa considerazione sul possibile stato di degrado intellettuale di una gioventù privata di ogni qualità cerebrale,ambientazione ideale per una tipologìa di pellicole oggi grandemente apprezzata.

Il mezzo di transizione fra la superficiale vacuità dello spensierato disimpegno e la certezza del rovesciamento dei destini è rappresentato da una splendida realtà ambientale nella forma di fitte foreste e vergini distese di una vegetazione che nasconde un futuro increscioso e le rovine di vestigia di antichi popoli scomparsi.
Il primo flesso di discontinuità nella storia lo si incontra nella sequenza che mostra i ragazzi arrivare nella pianura che si apre nel bosco ove sorge la piramide e sperimentare l'ostilità di un gruppo di autoctoni armati di archi e pistole che,in un linguaggio non compreso nei tradizionali dialetti contemporanei,inveiscono ferocemente all'indirizzo dei malcapitati,arrivando ad ucciderne uno.
Successivamente faranno un'altra vittima,questa volta un loro bambino,che meriterà la morte ma per un motivo che non verrà mai spiegato.
Quando i nativi si accampano attorno al pianoro,la brillante sagacia di uno dei ragazzi illumina la possibile spiegazione del loro assedio,ipotizzando che,forse,è a causa delle rovine,che tutto questo sta accadendo.
A questo punto lo spettatore si vede sovvertire la struttura tematica del film.
La minaccia umana sparisce e per il momento gli aggressori escono di scena lasciando il posto ad una inquietante incertezza su quanto potrà accadere.
All'udire la suoneria di un cellulare proveniente dalle profondità di un pozzo,l'aggancio al logica quotidiana si spezza,come la fune che regge lo sventurato che viene calato per verificare la provenienza del suono.
Le immagini che seguono conducono ad un pasticcio dove si mescolano esoterismo,mistero e sangue a fiumi,in un gioco di contrasti offerti dai continui passaggi dall'abbagliante luce solare dell'esterno al buio delle viscere della terra,ove l'oscurità nasconde un terribile segreto e le tenebre assorbono ogni possibilità di salvezza.
La vicenda si svolge ora sull'orlo del pozzo,come in un precario equilibrio ai margini di un abisso di maledizione e morte.
Segue un orrore di situazione estreme che indagano nei consueti anfratti del raccapriccio perdendosi in un baratro di illogicità e di immagini surreali.
Scott Smith sembra ispirarsi a "Signs" di Night Shyamalan per scrivere un romanzo la cui successiva sceneggiatura occhieggia "The Descent" di Neil Marshal,per dare alla luce il più canonico dei mediocri films horror.

Una spinta iniziale dà vigore alla prima parte della pellicola,che procede a passo spedito fino all'approccio della tematica centrale,ma lì il film si arena,come i ragazzi che si fermano sotto assedio sulla cima della piramide.
E come questi ragazzi affondano in una storia di brutture senza vie d'uscita,il film,anzichè prendere energìa,implode in un flaccido organismo smaterializzato di farneticanti storielle elementari,senza proporre nulla di fresco e lasciando l'adrenalina per altre occasioni.
Peccato,perchè il mistero è sempre un buon argomento per catturare l'interesse della gente,ma non a questo livello,dove la malìa si blocca di fronte ai rallentati meccanismi di un collaudato horror da adolescenti.
Da consumarsi preferibilmente in una serata di disimpegno.