Tacchi a spillo
Scritto da Ginevra Foderà   
mercoledì 17 giugno 2009

Tacchi a spillo
Titolo originale: Tajones lejanos
Spagna, Francia: 1991 Regia di: Pedro Almodovar Genere: Drammatico Durata: 119'
Interpreti: Victoria Abril, Marisa Paredes, Miguel Bosè, Pedro Diez Del Corral, Feodor Atkine, Javier Bardem
Sito web:
Nelle sale dal: 1992
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Ginevra Foderà
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tacchiaspillo_leggero.jpgRebeca è un’annunciatrice del telegiornale della televisione privata del marito Manuel, ma Manuel è il grande amore di Becky, famosa e ammirata cantante e madre di Rebeca.
La madre, diva della canzone, la figlia, lontana, insicura e desiderosa di quell’affetto che così violentemente le è stato negato.
Quando Becky decide di tornare a Madrid dopo una sfavillante carriera che ha sacrificato e segnato per sempre il conflittuale rapporto con la bambina, dopo quindici anni, Manuel decide di riproporsi, mentre Rebeca si lascia sedurre da Femme Fatal, un Miguel Bosè in panni “trasformistici”, imitatore di Becky.
L’intreccio si complica quando si scopre l’omicidio ed entra in scena il giudice dalla doppia personalità.
Tra la sceneggiatura, originale e non è una novità, e i colori forti, il melodramma si fa spazio tra i personaggi eccentrici. Il regista combina sapientemente la sua innata leggerezza ironica e la gravità dolorosa dei tempi tenendo lo spettatore sulle spine, poiché non sa cosa e quando deve aspettarsi qualcosa.
Le virgolette, sapientemente utilizzate per caratterizzare i sentimenti che rappresentano, fanno si che la sensazione non abbia presa diretta sul racconto, ma restano quasi una scia lasciata quasi solo accennata dai dialoghi.
I tacchi alti guardati senza che si possa essere visti, che a Rebeca bambina ricordano il ritorno a casa dell’amatissima mamma, il rossetto troppo appariscente, le ciglia folte e lunghe, sono tutti simboli di un sentimento portato all’eccesso, dell’autenticità più sporca e, allo stesso tempo, più genuina dell’amore, nelle sue diverse forme.
L’autentico estro delle situazioni messe sulla scena è normalizzato soltanto alla fine del film, dall’unico atto di amore della madre nei confronti della figlia, scandito da una colonna sonora da brividi  e dai colori caldi di cui solo l’affetto materno è capace di caratterizzarsi. Efficace.