Grande, grosso e Verdone
Scritto da Francesco Manca   
lunedì 22 giugno 2009

Grande, grosso e Verdone
Titolo originale: Grande, grosso e Verdone
Italia: 2008. Regia di: Carlo Verdone Genere: Commedia Durata: 131'
Interpreti: Carlo Verdone, Claudia Gerini, Geppi Cucciari, Eva Riccobono, Emanuele Propizio, Andrea Miglio Risi, Martina Pinto, Clizia Fornasier, Vincenzo Fiorillo, Alessandro Di Fede, Stefano Natale, Anna Maria Torniai, Roberto Farnesi, Marco Minetti
Sito web: www.grandegrossoeverdone.it
Nelle sale dal: 07/03/2008
Voto: 5,5
Trailer
Recensione di: Francesco Manca

grandegrossoeverdone_leggero.jpegLeo Nuvolone è un tenero ed ingenuo padre di famiglia che, una mattina, scopre che sua madre è morta. Insieme alla moglie Tecla e ai figlioletti  Sisto e Clemente, organizza il funerale che, fin dal principio, si prospetta essere una vera e propria catastrofe…
Callisto Cagnato è un maturo professore universitario maniaco della precisione e abituale cliente di giovani prostitute della zona. Egli è determinato a spingere suo figlio Severiano, dal carattere piuttosto introverso, a trovare una compagna.
Moreno Vecchiarutti e la moglie Enza Sessa decidono di prendersi una vacanza a Taormina insieme al figlio Steven per riconciliarsi. La vacanza, però, sarà tutt’altro che tranquilla…

Quarto film a episodi diretto ed interpretato da un indiscusso genio della comicità italiana quale Carlo Verdone, che, su espressa volontà dei suoi numerosissimi fans, realizza la tanto attesa trasposizione cinematografica che vede protagonisti i tre personaggi più celebri della sua carriera. Come di consuetudine quando ci si trova di fronte ad un film a episodi, viene spontaneo stilarne una classifica: il primo episodio, che vede protagonista il buon Leo, personaggio già interpretato da Verdone nel suo film d’esordio da regista “Un sacco bello” (1980), è senza dubbio il meglio riuscito dei tre, grazie ad un eccellente strutturazione delle situazioni comiche mai banali e mai posticce, ma sempre originali e calibrate. Di questo episodio, più che il personaggio di Verdone risaltano all’occhio quello del responsabile delle pompe funebri, interpretato da un memorabile Marco Minetti e quello di Guerrino, fratello di Leo, che ha il volto del simpatico Stefano Natale, nella realtà, un grande amico di Carlo Verdone.

Il secondo episodio, che ha al centro di sé le bizzarre vicende del rigido Professor Cagnato, è quello, in un certo senso, volutamente meno comico. Non si ride molto, la caratterizzazione che Verdone dona al suo personaggio non è eccelsa e il suo look, più che quello di un professore, sembra la triste parodia di Marco Castoldi alias Morgan dei Bluvertigo (i capelli sono praticamente uguali).
Come per il personaggio di Leo, anche la figura di Callisto Cagnato presenta alcune analogie con il mitico Furio di “Bianco, rosso e Verdone” (1982), soprattutto per la sua incontrollabile precisione maniacale e per il carattere metodico e ossessivo. Purtroppo, però, tra i due personaggi non c’è gara, dato che Furio, il professore, se lo mangia in un sol boccone.
Stesso discorso per il terzo episodio, dominato dalla carica ciociara, cafona e disinibita di Moreno ed Enza e del figlio Steven. Il ritmo si risolleva un po’ dall’atmosfera pallida del secondo episodio, ma il divertimento rimane comunque poco. I personaggi (già visti, anche se con nomi diversi e con 10 tacche di energia in più, in “Viaggi di nozze” (1995)) sono più che altro macchiette e non hanno più quel carisma che caratterizzava i due mattatori del sopraccitato film.

Uno dei principali (e purtroppo non pochi) difetti della pellicola è la durata (130’) davvero eccessiva, soprattutto per una commedia; arrivati neanche a metà del terzo episodio ne abbiamo già abbastanza.
Sia chiaro che il film non è sgradevole, anzi, ma quello che manca è quella voglia che Carlo Verdone sfoggiava soprattutto nei suoi primi lavori di raccontare storie dell’Italia dell’epoca fotografandone vizi e virtù, traendone altresì spunto per una critica di costume, cosa che il cinema italiano dei nostri giorni, eccetto pochissime eccezioni, si ostina continuamente a ripetere, con esiti, ahimè, tutt’altro che eclatanti.
Sprecato.

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