Gli amici del bar Margherita
Scritto da Ginevra Foderà   
giovedì 09 luglio 2009

Gli amici del bar Margherita
Titolo originale: Gli amici del bar Margherita
Italia: 2008. Regia di: Pupi Avati  Genere: Commedia Durata: 90'
Interpreti:  Diego Abatantuono, Pierpaolo Zizzi, Laura Chiatti, Fabio De Luigi, Luigi Lo Cascio, Neri Marcorè, Luisa Ranieri, Claudio Botosso, Gianni Ippoliti, Gianni Cavina, Katia Ricciarelli 
Sito web: www.gliamicidelbarmargherita.it
Nelle sale dal: 03/04/2009
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Ginevra Foderà

Gli amici del bar Margherita Un film tutto italiano, una Bologna degli anni ’50, raccontata da un regista nostalgico, che affronta temi leggeri e drammatici insieme e in poche battute, che fanno sorridere e commuovono allo stesso tempo, che tenta e riesce a ricostruire quel clima goliardico dell’ambiente, raccontandoci che l’idea è nata da un suo sogno, e il tutto stemperato da una punta di sano cinismo.
Pupi Avati, non è una novità, affronta questa produzione con sapiente uso delle parole e delle situazioni, nelle quali spicca la sua maestria nel dirigere attori importanti, che da a questa pellicola un sapore del tutto particolare, sotto  i portici più famosi d’Italia, mentre da via San Vitale, il regista si sposta su Porta Saragozza.
Un film che riesce a essere brillantemente ironico, nella sua amarezza.

Un  numeroso cast di tutto rispetto: un Neri Marcorè nei panni di Bep, insicuro quanto imbranato con l’altro sesso, ma capace di sentimenti nobili nei confronti della seduttrice professionista Marcella, una Laura Chiatti non entusiasmante, ma in un ruolo nel quale si sente perfettamente a proprio agio. Ancora, Luigi Lo Cascio, che riesce sempre a incantarci, questa volta nel ruolo del trasgressivo e “linfomane” (come si autodefinisce con un certo orgoglio) Manuelo;  passando per la suprema Katia Ricciarelli, e per un Abatantuono, “nel suo piccolo” (frase usata, un po’ troppo spesso, dal suo personaggio, Al) carismatico campione di biliardo e capo-gruppo del famigerato Bar Margherita di Porta Saragozza, arriviamo al ruolo di spicco, che, ci sembra, resti quello di Fabio De Luigi, antennista e aspirante concorrente del Festival di SanRemo, Gian, fino al narratore e voce narrante, il giovane Taddeo, anche se da tutti chiamato, per tutto il film, “Coso”, che coronerà il suo sogno di diventare “uno del bar Margherita” diventando l’autista di Al.

Situazioni e oggetti del tutto alieni, delle quali  solo un regista del suo calibro sa essere capace: il biliardo come un metro di misura per la capacità e l’importanza dell’uomo che non è abile a giocarci, gli occhiali tanto desiderati da Manuelo, che permettono di vedere sotto i vestiti delle donne; o una futura moglie di Bep non accettata dagli amici, che lo manipoleranno “a fin di bene” e la conseguente promessa dell’entreneuse; ancora, una selezione per il sognato Festival della Canzone Italiana del tutto finta e combinata, per l’ingenuo Gian. L’illusione di una felicità generale, una maestra di piano di cui è facile innamorarsi.
E poi, il bar, che diviene location/personaggio, complice primo dei suoi clienti affezionati, luogo di culto per l’ambiente spazio-temporale del film.
Misoginia? Forse, spiega il regista: dal momento che il film è fatto e composto nella quasi totalità da uomini, alle donne è relegato un ruolo sempre un po’ poco chiaro e approfittatrice, ma, infondo, Pupi Avati ci piace così.