Ghost Town
Scritto da Francesca Caruso   
lunedì 20 luglio 2009

Ghost Town
Titolo originale: Ghost Town
USA: 2008 Regia di: George David Koepp Genere: Commedia Durata: 102'
Interpreti: Greg Kinnear, Ricky Gervais, Téa Leoni, Jordan Carlos, Dequina Moore, Deborah S. Craig, Aaron Tveit, Kristen Wiig, Aasif Mandvi, Bridget Moloney
Sito web: www.ghosttownmovie.com
Nelle sale dal: 17/07/2009
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso

ghosttown_leggero.jpgIl regista David Koepp è conosciuto soprattutto per le numerose sceneggiature di successo da lui scritte. Sceneggiature che hanno mostrato sempre un tocco di originalità e inventiva, da “La morte ti fa bella” (1992) di Robert Zemeckis a “Carlito’s way” (1993) di Brian de Palma, da “Secret window” (2004) dello stesso Koepp ad “Angeli e Demoni” (2009) di Ron Howard.
Ghost Town è la sua quinta regia, nella quale riesce a far emergere la parte più nascosta dei suoi personaggi attraverso piccoli cenni, quasi fosse un pittore con la sua tavolozza.
Bertram Pincus è un dentista che possiede un’avversione nei confronti degli esseri umani. Questo lo porta al rifiuto di qualsiasi tipo di rapporto sociale, anche con i suoi colleghi di lavoro, che li sfugge come la peste, preferendo a loro la solitudine.
Un giorno, dopo aver subito un intervento chirurgico, durante il quale il suo cuore ha cessato di battere per sette minuti, Pincus inizia ad avere delle allucinazioni, almeno così crede all’inizio. In realtà l’uomo riesce a vedere lo spirito di persone morte che non sono passate “oltre”. Questi fantasmi chiedono in modo asfissiante il suo aiuto, per sistemare ciò che di sospeso hanno lasciato sulla Terra e poter andare in pace.
Frank Herlihy è uno di questi e non gli dà tregua. Lo segue ovunque pur di farlo mettere in contatto con la sua vedova Gwen, che ora ha un’altra relazione. Pincus scoprirà un mondo di affetti e di umanità al quale aveva voltato le spalle da troppo tempo e aiutando questi fantasmi, aiuterà se stesso.

David Koepp realizza una commedia brillante pregna di una comicità fresca e disarmante.
L'idea di base, ovvero quella di una persona normale che abbia il dono di vedere e parlare con gli spiriti di persone decedute, che sono rimaste bloccate sulla Terra, è già stata sfruttata al cinema come in televisione. Ciò non toglie che riesca a far presa sullo spettatore, da sempre affascinato dall'aldilà, da una vita oltre la morte e che si chiede come possa essere.
Il cinema dà la sua versione, come per molti altri argomenti umanamente insondabili, per lo sviluppo dei quali il confine tra ciò che è reale e ciò che potrebbe essere reale diviene labile. Gli extraterrestri o i vampiri ne sono un esempio.
Quello che tutti ricordano come uno dei film più belli e commoventi di questo filone è senza dubbio "Ghost" (1990) di Jerry Zucker.
Negli ultimi anni, anche la televisione si è occupata di questo tema in serie televisive come "True Calling" e "Ghost Wisperer".
In Ghost Town l'elemento nuovo è l'elemento comico, i dialoghi e le situazioni divertenti in cui si trovano i personaggi rendono questo film accattivante, ma non solo, il regista dà corpo ai sentimenti dei personaggi, rendendolo un film sulla presa di coscienza di un uomo che si è sempre rifiutato di guardare oltre il suo naso, oltre le quattro mura del suo studio o di casa. Un uomo talmente abituato alla solitudine, unica compagna di viaggio della sua vita, da non sopportare la presenza di un altro individuo, persino in ascensore, come in una scena del film.

Per ciò che riguarda l'ambientazione, il regista mostra una New York tranquilla, un quartiere dove le persone passeggiano per il parco, chiacchierano e scoprono la personalità di chi hanno accanto.
Persone che una volta tanto si fermano e ascoltano, come capita a Pincus.
Il nostro eroe è abituato a non ascoltare i suoi clienti, ma quando aiuta un fantasma, aiuta proprio il figlio di una sua cliente, rendendosi conto di quanto fosse stato superficiale.
David Koepp ha saputo descrivere sapientemente il grigiore della vita di Pincus prima che l’amore lo travolga.
È il modo in cui mette in scena i sentimenti e i personaggi che dà un tocco delicato al racconto, tanto da renderlo godibile e attraente, divertente e calibrato, realizzando una commedia diversa dalle solite.