A est del Paradiso
Scritto da Roberto Fedeli   
martedì 21 luglio 2009

A est del Paradiso
Titolo originale: East of paradise
Francia: 2005. Regia di: Lech Kowalski Genere: Documentario Durata: 100'
Interpreti: Maria Werla Kowalski (Nel ruolo di se stessa)
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Voto: 7
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli

locandina_non_disponibile_leggero.jpgLech Kowalski continua a tingere di crudo realismo il clima underground del cinema indipendente americano,grazie al terzo tassello della sua trilogia polacca: “L’arte di sopravvivere”. “A est del paradiso” vive della confluenza tra l’esperienza individuale del proprio autore e la summa dei suoi lavori precedenti.
La pellicola vive di due ineguali momenti, palesati per mezzo di altrettanti registri narrativi e formali.

La prima parte della pellicola consta della presenza di un’intervista mascherata, costruita su una sobrietà atmosferica, dolcemente spezzata dal ritmo dei sospiri.
Lo struggente racconto di Maria sulla deportazione dalla Polonia, viene modulato attraverso opposizioni timbriche; le parole della donna scorrono ora in modo ritmato, ora pigramente, ora appaiono ironiche, ora drammatiche.
Assistiamo ad una teatralità sopita dall’empatia, che affonda le radici nel toccante ricordo del gulag siberiano. Kowalski parte dalla colossale sofferenza materna, per dipingere il fluire della propria vita in una New York underground di fine anni settanta.
All’inversione del punto di vista, corrisponde il mutamento del registro formale e narrativo. Irrompe nel tessuto filmico l’autorità della musica ed una soffocante presenza della voice over.
I frammenti delle vecchie opere saturano lo schermo come schegge impazzite. Il tour dei Sex Pistols e la quotidianità dell’eroinomane Gringo, affrescano il ritratto di un’epoca ormai passata.
Il regista non arretra nemmeno di fronte al cadavere dell’uomo: un’amorfa salma introdotta da un mero zoom nell’oltretomba.

L’opera non si esime dal presentarsi quale documentario metalinguistico, nella scena in cui la madre filma e fotografa il figlio Kowalski. Il tentativo di ripresa dei poveri, reso vano dall’intervento dei poliziotti, prosegue il discorso sul volto del potere, intrapreso dal racconto di Maria sulle guardie che si presentarono dinanzi al suo uscio, per cambiarle l’esistenza. “Il volto del potere è triste e provocatorio come il volto della povertà”.