Morirai a mezzanotte
Scritto da Roberto Fedeli   
martedì 28 luglio 2009

Morirai a mezzanotte
Titolo originale: Desperate
USA: 1947. Regia di: Anthony Mann Genere: Drammatico Durata: 73'
Interpreti: Raymond Burr, Steve Brodie, Audrey Long
Sito web: 
Nelle sale dal: 1947
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Roberto Fedeli

Morirai a mezzanotteQuesta pellicola di Anthony Mann,realizzata con un medio budget,segue “La fine della signora Wallace”che lo aveva proiettato al cinema che conta,grazie alle classiche atmosfere noir del tempo
.Due pellicole che verranno oscurate dalle successive epopee western che segneranno la definitiva affermazione mondiale del Californiano.
Mann fonde il nostro sguardo con il grande schermo fin dal principio,presentandoci la solita “calma apparente” che fa presagire la rottura dell’equilibrio e sperare nella successiva agnizione.
La sequenza iniziale mostra “il common man”,nel nostro caso è un camionista di nome Randall,che fa ritorno tra le mura domestiche ove lo attende con ansia la neo moglie,in veste di house maker.
L’umile Randall, in accordo con l’accomodante moglie, decide di accettare un trasporto notturno per una somma considerevolmente vantaggiosa per le sue tasche. Irrompe nella dialettica filmica tutto lo stupore del protagonista quando si trova complice di una rapina,ordita dal villain di turno. Quando sembra vincere la paura, impossessarsi del coraggio, tentando la fuga, provoca la morte di un poliziotto e la cattura del fratello del capo della gang.
I gangster vorrebbero che il povero Randall si accollasse la colpa del furto per salvare la vita del loro uomo catturato,che rischia la sedia elettrica. Il protagonista risponde con una nuova fuga che lo vede prelevare di forza la moglie dal suo ambiente domestico e catapultarsi insieme a lei in una disperata fuga. Nella scena del pestaggio, ai colpi sferrati dal gangster sull’innocua vittima, si alternano i movimenti del lampadario, che a loro volta illuminano alternativamente la lite e gli ameni oggetti pro filmici. L’intreccio,quanto mai prevedibile,si snoda attraverso i numerosi ostacoli che si trova a dover fronteggiare l’affiatata coppia di gender. Tutto questo avviene nell’eroico tentativo di Randall di mettere in salvo la moglie, precedentemente indicata dai malavitosi quale oggetto del ricatto.
Il malvagio Raymond Burr si è promesso di uccidere il buon Steve Brodie quando l’orologio toccherà le ventiquattro; proprio quando il fratello incontrerà la morte sulla sedia elettrica.
Anthony Mann impressiona la pellicola con la scena memorabile dell’attesa della mezzanotte, giocata con un’alternanza di numerosi primi piani degli attori diegetici. I primissimi piani commentati soltanto dal ticchettio dell’orologio che gradualmente spezza la distanza verso l’ora fatidica, ci riportano alla splendida operazione effettuata da Kurosawa e dal nostro Sergio Leone.
All’uscita dal condominio, la polizia sta attendendo i malviventi e la sparatoria che ne scaturisce permette a Randall di trarsi in salvo. Successivamente l’intrepido camionista trova anche la sua personale vendetta, uccidendo il villain nella tromba delle scale.
Nel film non sussiste un coinvolgimento emotivo, figlio di una importante struttura dialogica. Film di genere come “Il grande sonno”di Hawks e “La fuga” di Daves, di contro, uniscono ad un’atmosfera accattivante, dei dialoghi impeccabili.
Nel complesso il film non mostra grandi falle nel tessuto complessivo, ma non può ergersi a vero prototipo del genere noir, a causa di una caratterizzazione troppo debole dei personaggi e per via di una debolezza narrativa quasi imperdonabile.