Antwone Fisher
Scritto da Samuele Pasquino   
venerdý 04 settembre 2009

Antwone Fisher
Titolo originale: Antwone Fisher
USA: 2002 Regia di: Denzel Washington Genere: Drammatico Durata: 120'
Interpreti: Derek Luke, Denzel Washington, Joy Bryant, Salli Richardson, Viola Davis
Sito web: www2.foxsearchlight.com/antwonefisher/main
Nelle sale dal: 23/05/2003
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino
L'aggettivo ideale: Intimista

antwone_fisher_leggero.jpgIl giovane marinaio Antwone Fisher (Derek Luke) Ŕ spesso coinvolto in episodi di indisciplina e risse, dovuti al suo carattere irascibile e indomito. Per tale motivo viene mandato in analisi da uno psichiatra (Denzel Washington). Il medico, superando l'iniziale diffidenza del giovane, scopre che la causa di tutto risiede nelle origini di Antwone, nella famiglia che in fondo non ha mai avuto, con un padre morto prima che lui nascesse e una madre in prigione.
Antwone decide di recarsi nei luoghi della sua infanzia e cercare la madre.

Buon esordio alla regia per Denzel Washington, che qui dosa le sue forze e non eccede in sentimentalismi portando sul grande schermo una storia vera, una storia di vita e di origini da ritrovare. Antwone Fisher Ŕ un giovane ribelle, irascibile ma buono, in guerra con se stesso e con i lati oscuri della sua infanzia e adolescenza. Il film si concentra su un dramma familiare, anzi due, la morte di un padre mai conosciuto e una madre nascosta chissÓ dove. Antwone Ŕ perseguitato dai ricordi, scatena la sua rabbia quando essi tornano a tormentarlo, fatica a rapportarsi con gli altri compagni e si mostra scontroso verso chi prova ad avvicinarsi. La figura delineata da Denzel Washington e da lui interpretata, quella dello psichiatra, configura un altro individuo afflitto da alcune non trascurabili preoccupazioni, il desiderio di un bambino che non ha mai potuto avere, il suo rapporto a volte conflittuale con la moglie.
Egli riuscirÓ a riscattarsi con Antwone e diventerÓ per lui un padre e un mentore. Il prologo del film merita un'analisi particolare per estrapolarne la bellezza stilistica. Vediamo un bambino immerso fra le spighe di grano in un campo sconfinato, ben vestito, con lo sguardo proiettato verso un punto che ancora non vediamo. Il montaggio in sequenza porta lo spettatore a seguire la vicenda attraverso la scelta del regista di girare qualche secondo in soggettiva.
Si apre un portone bianco ed appare un uomo grande e grosso di colore, il quale con un bel sorriso accoglie il bambino e gli offre la mano in segno di affetto. La cinepresa focalizza il dettaglio della stretta di mano e in quel momento il ragazzino viene accompagnato dentro il capannone, dove sono presenti molte persone, tutte afroamericane, ciascuna con il proprio scintillante sorriso. Al centro si trova una lunga tavola imbandita e il bambino, che si scoprirÓ essere Antwone, il protagonista, viene fatto sedere comodamente, prima che gli vengano servite delle invitanti frittelle.

Il regista Denzel Washington apre la storia di Antwone con una parentesi onirica, dimensione di quella che fu un tempo l'innocenza di un bambino carico di desideri e speranze, per poi proiettare lo spettatore nel dramma esistenziale del protagonista. La storia ricorda quella di "Will Haunting, genio ribelle", con l'irascibile Matt Damon e lo psichiatra vedovo Robin Williams, ma in "Antwone Fisher" Ŕ presente un'indagine pi¨ intima, sviluppata dalla prospettiva degli afroamericani, da sempre impegnati in una lotta contro l'emarginazione e miranti ad una definitiva integrazione nella societÓ americana.
Una bella storia con un bel finale.

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