Legittima Offesa
Scritto da Dario Carta   
venerdì 18 settembre 2009

Legittima Offesa
Titolo originale: While She Was Out
USA, Canada, Germania: 2008 Regia di: Susan Montford Genere: Thriller Durata: 88'
Interpreti: Kim Basinger, Lukas Haas, Craig Sheffer, Luis Chávez, Jamie Starr, Leonard Wu, Rachel Hayward, Luke Gair, Erika-Shaye Gair, Wayne Bernard, Ari Solomon, Sadie Lawrence, Alana Husband, Katie Messina, Lossen Chambers
Sito web:
Nelle sale dal: In dvd inedito
Voto: 5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Inutile

legittima_offesa_leggero.jpgDella Myers è madre di due adorati gemelli e moglie di un uomo che le usa violenza.
La sera della vigilia di Natale,la donna,dopo un ennesimo maltrattamento dal marito,decide di andare a fare acquisti presso il locale centro commerciale.
Messasi alla ricerca di un posteggio,trova un'auto parcheggiata in modo da occupare due posti impedendo ad altri di sfruttarne uno.
Allora decide di lasciare un biglietto sul vetro della macchina sul quale è descritta la natura del proprietario.
Al suo ritorno alla vettura,trova un gruppo di delinquenti che l'aspettano per regolare i conti.
La guardia del centro commerciale,intervenuta in soccorso a Della viene assassinata e per la donna inizia una sfida con i balordi che si consumerà nella tragedia finale.
Nessun dubbio sulla condizione esistenziale di Della e sulla sua posizione nel contesto del nucleo familiare.

La regista-sceneggiatrice Susan Mintford,qui al suo primo lavoro per il grande schermo,non prende tempo e descrive fin dalle sequenze in apertura il rapporto fra i due coniugi.
Presentando per primo il marito scontroso e violento e solo in seconda istanza mandando in scena la moglie,in realtà,con un gioco di rimessa,la regista fa risaltare fin da subito il ruolo della protagonista,con l'evidente scopo di tracciare il sottotesto sulla discriminazione sessuale e l'abuso coniugale.
Di fatto,il pretesto della spesa è raffigurato come una fuga a tutti gli effetti dalle pareti di casa,dove la donna è fatta oggetto di prepotenze e soprusi.
Perfino gli adorati figlioli vengono appena citati,per dare priorità alla figura della donna,mai moglie serena,ma al contrario coinvolta in un errore matrimoniale e contestualizzata in una cornice dilatata alla denuncia sessista.
L'elaborazione della sequenza degli acquisti,lunga,lenta e dispersiva,è compatibile con il senso di autocommiserazione indulgente della protagonista,che metabolizza la sua condizione e cerca un riscatto dal suo stato di frustrazione e solitudine.
Ma lo spettatore è tentato di sorvolare su ogni sottile interpretazione e concludere che forse il film deve dopotutto raggiungere la sua durata standard dei 90 minuti.
Il mondo di Della cambierà aspetto per sempre,al suo impatto con la banda dei balordi di strada.
L'agente esterno,su cui fa perno ogni effetto narrato successivamente,è un rigurgito della situazione familiare di Della,già costretta a subire violenza fra le mura di casa ed ora messa di fronte ad un'altra aggressione nella sua realtà di donna.
L'anelito al ricupero dell'amor proprio,modella nel corso del film la nuova figura della donna fino alla controversa rivelazione finale.

C'è un po' di tutto e tanto nulla in questo minestrone di ingredienti predigeriti:la quieta eroina che si trasfigura,i cattivi,fra cui c'è l'anima buona che non vorrebbe far del male,il bosco oscuro,ambiente svuotato da ogni presenza umana e fatto palcoscenico di un ordinario inseguimento,il tutto appositamente ideato per suscitare la noia di avere già visto questo genere di film ogni pomeriggio di ogni mezza estate televisiva.
La figura di Della,donna infelice e delusa,resta con i contorni sfuocati,una figura anonima che non si dimensionalizza,non acconsente allo spettatore che chiede di identificarsi in lei ed evaporizza nella vacuità di un personaggio senza spessore che fugge dalle ombre della sua esistenza per finire nell'oscurità di una storia senza vita.
Peccato per Kim Basinger,attrice dotata di un talento che ha voluto mostrare in "Nove settimane e 1/2" , "L.A. Confidential","Analisi finale",ma che non dà modo di comprendere perchè trovi gusto a ricalcare svuotati clichè ("Cellular","Fusi di testa"),perdendo la propria personalità in implosioni interpretative e nullità sceniche.
Pagine già sfoglite,queste del Rambo in gonnella che da vittima si fa cacciatrice dei suoi carnefici.
Pagine già lette perfino negli improbabili risvolti emotivi,gli sfoghi,i dolori urlati in solitudine,le lacrime di un cordoglio inconsolabile e la vendetta come piatto di portata.
L'algoritmo che accede alle coscienze,la lotta fra il sopruso ed il senso di giustizia si cristallizza,in questa pellicola,in un messaggio svuotato da ogni energia vitale.

Susan Montford non riesce a dare intensità a scene poveramente assemblate in un montaggio confusamente costruito e il suo riferimento alle taglienti immagini del "Cane di paglia" di Peckinpah resta fluttuante come l'ombra.
Nulla di affascinante in questo insipido dramma sociale,dove perfino i dialoghi tendono a fare solo da contorno ad immagini che non traducono alcuna emozione visiva.
L'unico elemento catalizzatore di "Legittima offesa",film dal modestissimo budget e dall'infelicissimo titolo italiano,("l'originale "While She Was Out" traduce meglio l'anima del film), è l'ossessivo domandarsi sul motivo che avrebbe spinto Guillermo Del Toro a farsi produttore esecutivo di questo sciapo prodotto.