La doppia ora
Scritto da Francesca Caruso   
lunedì 12 ottobre 2009

La doppia ora
Titolo originale: La doppia ora
Italia: 2009 Regia di: Giuseppe Capotondi Genere: Thriller Durata: 95'
Interpreti: Kseniya Rappoport, Filippo Timi, Giorgio Colangeli, Fausto Russo Alesi, Giampiero Judica, Gaetano Bruno, Chiara Nicola, Stefano Saccotelli
Sito web:
Nelle sale dal: 09/10/2009
Voto: 8
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Spiazzante

ladoppiaora_leggero.jpgIl solo fatto che si sia dato da subito un notevole spazio ad un’opera prima sta ad indicare la fiducia posta in questo progetto da parte della Medusa Film, che, oltre a produrlo, lo distribuisce in 250 copie, un numero elevato per un film di questo genere.
Questa fiducia è ben riposta, in quanto “La doppia ora” è sicuramente un film ben congegnato, un film ad incastro e non lo si può certamente ingabbiare in un genere specifico, ma è formato da una commistione di generi, si potrebbe dire diviso in tre atti di cui il primo è sentimentale, il secondo sfocia nel mistery, che scivola in un noir.
La commistione di generi hanno imparato a renderla egregiamente le filmografie estere, dalle quali il cinema italiano dovrebbe assorbire di più, troppo spesso ancorato al passato e allo status quo, dove capita che si ripropongano le medesime storie con le solite argomentazioni, dove non c’è voglia di addentrarsi in qualcosa di nuovo e dove non c’è creatività autoriale, e a chi c’è l’ha viene sottaciuta. Certo non vale per tutti, ma sicuramente per molti. Questo film è una notevole eccezione.
La storia che Capotondi racconta è a più ampio respiro.
Sonia conosce Guido ad uno “speed date” (letteralmente appuntamento veloce), i due giovani si trovano subito in sintonia, così nei giorni seguenti Guido chiede il suo numero di telefono a Marisa, l’organizzatrice di questi incontri. I due cominciano ad uscire insieme, poi Guido, che lavora come guardiano in una villa, la porta sul posto di lavoro, disattiva l’allarme della radura che c’è intorno alla villa, per fare colpo su di lei, ma vengono aggrediti da alcuni uomini col passamontagna che svaligiano la villa completamente.
Parte un colpo di pistola che colpisce entrambi. Per Sonia è l’inizio di un incubo.
Il titolo si riferisce ad un giochino che Guido insegna a Sonia la sera del loro primo incontro: quando sul quadrante di un orologio capita di notate un’ora ripetuta bisogna esprimere un desiderio. Nei giorni seguenti Sonia vedrà spesso sul quadrante di orologi e sveglie la doppia ora, sempre nel momento in cui si trova di fronte a una svolta decisiva, rappresenta un attimo per farla riflettere se sia o meno giusta la scelta che sta optando.
Il regista conferisce al film un ritmo serrato e ricco di colpi di scena e situazioni atte a depistare lo spettatore, senza mai farsene beffe. La struttura del primo atto ricorda “Psyco” di Hitchcock, laddove la protagonista viene uccisa dopo un inizio fuorviante, così accade a Guido, quando si pensa di trovarsi di fronte ad una storia d’amore, l’uomo viene colpito da un proiettile.
Poi diventa tutt’altro e si trasforma ancora una volta in qualcosa di diverso che cattura l’attenzione e le aspettative dello spettatore. Nella parte centrale si palpita insieme a Sonia, nonostante si sia insinuato il dubbio, si parteggia per lei fino alla fine.

La figura di Sonia non è né bianca né nera, è una persona fredda e fragile al tempo stesso, con un passato buio e sofferente che l’ha fatta diventare quello che è oggi, una persona fondamentalmente sola, con un cattivo rapporto paterno, ma del quale sente ancora la mancanza.
Sonia ipnotizza Guido e lo spettatore, trascinandoli nel suo lato più intimo e facendogli percepire le sue paure e alcuni sprazzi di com’era il suo passato e di come ora potrebbe essere il suo futuro, se solo riuscisse a fare quel passo in più che manca per essere veramente felice con Guido.
Guido è un uomo che sembra non credere più in nulla, anche lui si sente solo, con un passato che ancora lo tormenta sottilmente e conduce una vita inespressiva fino all’arrivo di Sonia, che sembra capirlo solo guardandolo.
Guido è un uomo buono, che non vuole aprirsi nuovamente ai sentimenti e all’altro e quando lo fa viene sì ferito nuovamente, ma comprende quanto sia stato vitale quel sentimento, l’apatia non sarà più la stessa dopo Sonia. Si è sentito di nuovo vivo.
Il regista ha voluto sottolineare la volontà di avere fiducia nell’altro e quanto sia realistica e possibile la capacità di cambiare di una persona.
Capotondi è alla sua prima regia cinematografica, ma ha al suo attivo un notevole lavoro come regista di video musicali e spot televisivi.
Capotondi è riuscito a realizzare, con sceneggiatori in testa, e con due attori (Ksenia Rappoport e Filippo Timi) che mostrano le mille sfaccettature dei due protagonisti in modo egregio, un film che scuote e intriga, che crea suspence.
È una storia intimista che fotografa la realtà vigente, includendo il bene, il male e il punto in cui si confondono.
Finalmente qualcosa di diverso nel panorama del cinema italiano, insieme a pochi altri.