Marpiccolo
Scritto da Stefano Cocci   
martedì 10 novembre 2009

Marpiccolo
Titolo originale: Marpiccolo
Italia: 2009 Regia di: Alessandro Di Robilant Genere: Drammatico Durata: 93'
Interpreti: Giulio Beranek, Anna Ferruzzo, Selenia Orzella, Michele Riondino, Roberto Bovenga, Nicola Rignanese, Giorgio Colangeli, Valentina Carnelutti
Sito web: 
Nelle sale dal: 06/11/2009
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Stefano Cocci
L'aggettivo ideale: Cinico

marpiccolo_leggero.jpgQuartiere Paolo VI, Taranto, Italia. Tiziano vive nel lato sbagliato di una città che spoglia con prepotenza l'ambiente circostante, in una nazione in cui le regole non esistono ma esistono solo le eccezioni.
Tiziano è il capofamiglia, a dispetto dei suoi 16 anni: il padre ha abbandonato moglie e figli per un'esistenza disperata cercando il colpo al videopoker; la madre è una popolana impreparata a crescere due figli da sola ma determinata a tenerli fuori dalla malavita e a proteggerli dalle prepotenze di chi vuole installare un'antenna per telefonia cellulare davanti alla scuola della sua piccola.

Tiziano è troppo sveglio per andare a scuola, ma non abbastanza da restare lontano dai guai.
Tiziano vuole diventare un gangster e cercherà di derubare il boss di zona. Questo, in cambio del perdono, gli ordinerà un omicidio. Se la caverà con sei mesi di riformatorio.
Durante la sua mancanza, l'inquinamento della violenza si sarà preso tutto.

La lunga carrellata con cui Di Robilant apre Marpiccolo apre e chiude un mondo: Taranto e il suo entroterra è stato violentato al pari del mare che la fronteggia, stantio e soffocato dai veleni dell'industria. L'uomo ha ammalato la Natura e i suoi stessi simili. Mentre Di Robilant sorvola questo “spettacolo”, il suo intento è chiaro e ai nostri occhi tutto è già compiuto. Quando il suo occhio entra nella realtà di uno dei quartieri più degradati della città, vediamo il realismo di un mondo disperato che conosciamo bene, di cui sappiamo già l'epilogo: il destino a cui Tiziano sembra incapace di opporsi se non con la fuga verso un qualcosa di indefinito e incerto. Mentre, entriamo con Tiziano dentro la Gomorra tarantina scopriamo che le cronache disperate di cui rigurgitano ogni giorno giornali e tv del Belpaese possono essere raccontate con una nuova forza, cercando di lasciare una crepa nel muro di gomma e dare uno schiaffo al potere che vive sulla disperazione.