2012
Scritto da Samuele Pasquino   
lunedì 16 novembre 2009

2012
Titolo originale: 2012
USA: 2009 Regia di: Roland Emmerich Genere: Fantascienza Durata: 158'
Interpreti: John Cusack, Chiwetel Ejiofor, Amanda Peet, Oliver Platt, Thandie Newton, Danny Glover, Woody Harrelson, Morgan Lily, George Segal, John Billingsley, Jimi Mistry, Thomas McCarthy, Patrick Bauchau, Anna Mae Routledge, Liam James, Johann Urb, Chin Han, Beatrice Rosen, Agam Darshi, Patrick Gilmore, Eve Harlow, Alex Zahara, Zlatko Buric, Alexandre Haussmann, Philippe Haussmann
Sito web: www.sonypictures.com/movies/2012
Nelle sale dal: 13/11/2009
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Samuele Pasquino
L'aggettivo ideale: Adrenalinico

2012_leggero.jpegIl calendario Maya predice la fine del mondo nel 2012.
Gli studi applicati a tale teoria vengono confermati dalle prime catastrofi in California e il governo statunitense mette in atto un piano per garantire la sopravvivenza della specie umana.
Lo scrittore Jackson Curtis (John Cusack) intraprende un viaggio attraverso la terra ormai in pezzi con la sua famiglia, nel disperato tentativo di raggiungere una delle arche predisposte per portare in salvo quel che resta della popolazione mondiale.

Era inevitabile che la teoria maya sulla fine del mondo suscitasse prima o poi l’interesse spasmodico della macchina cinematografica hollywoodiana.
Che poi fosse un certo Roland Emmerich a prendersi carico dell’ardua impresa, questo era ancor più sicuro. Il regista statunitense manipola a suo piacimento una storia che ha nel catastrofico impatto visivo il suo maggior punto di forza, inserendo sequenza dopo sequenza messaggi da interpretarsi nel contesto delle dinamiche proprie dell’essere umano. Dire che nel film c’è proprio tutto è assoluta verità, si riscontrano nei più svariati aspetti i requisiti per un kolossal spettacolare in grado di dispensare morali eroiche, ambigui comportamenti e conseguenti atteggiamenti legati al rapporto uomo natura. Emmerich studia la fase di decollo del suo giocattolone in modo che ogni evento ne scateni uno ancor più rilevante, tale da creare una catena catastrofica epocale.
La quiete si sgretola, il mondo impazzisce, il panico ha il sopravvento e prima di tutto ciò è interessante notare l’ipotetico, non così irreale modus di operare da parte dei governi mondiali, cui fa capo, ma non c’erano dubbi, il presidente degli Stati Uniti.

Risulta inizialmente difficile connotare la storia messa in scena, assistiamo a fughe rocambolesche, tragedie incredibili ma anche a sarcastiche manifestazioni apparentemente fuori luogo, ma che nel contesto assumono un significato funzionale.
Nel cinema americano la precedenza è da sempre assunta dall’esagerazione artificiosa e dal paradosso costituito dalla catastrofe e dall’ironia che in essa si insinua per mano di un gioco contorto.
A far da padrone a questa curiosa consuetudine è qui lo stile narrativo adottato, che si serve di un manipolo di gente comune per risvegliare nello spettatore l’interesse per un argomento spesso ignorato, la conseguenza della condotta umana.
Jackson Curtis e la sua famiglia rincorrono la salvezza pensando innanzitutto a riunirsi, dando l’esempio della loro coesione ad una popolazione confusa, smarrita e incerta se esser solidale o egoista.
La natura che si scatena con tanto impeto ha in “2012” la funzione di scuotere le coscienze, portare l’uomo a superarsi proprio nel momento di maggior sconforto, capire l’importanza della vita quando tutto viene costantemente messo in dubbio, ricreare un legame profondo all’interno della specie umana.

Gli effetti speciali di cui Emmerich si avvale sono sorprendenti, meritevoli di un giusto riconoscimento: terremoti, eruzioni vulcaniche, crolli di palazzi, onde enormi sono il risultato evidente del potere visivamente espressivo cui è pervenuto il cinema americano, capace di stupire con mezzi altamente tecnologici.
Inscritto in questo tripudio di eventi, trova la sua collocazione la politica del mondo, dove i governi si incontrano per prendere la decisione più difficile. Ecco che si menzionano alte cariche di vari stati quali Stati Uniti, Russia, Germania e persino Italia, quest’ultima rappresentata da un primo ministro eroicamente, ma soprattutto ironicamente, vicino ai civili nella scelta di non abbandonare la patria.
Emmerich riserva il meglio del suo film alla parte relativa alle arche, costruite nel Tibet, luogo simbolico di meditazione, operosità e forza spirituale. Il sacrificio di molti attribuisce alle fantastiche imbarcazioni un significato metaforico che lo spettatore ha modo di comprendere appieno.
Ma nel film Emmerich non risparmia neppure una severa denuncia alla discriminazione dei poveri da parte della classe abbiente, messa in prima fila per detenere un diritto, quello della sopravvivenza, in realtà appartenente ad ogni singolo individuo.
La componente umana è quindi molto forte, “2012” rappresenta un inno alla vita che nella tragedia ritrova il suo valore.