Ricky - Una storia d'amore e libertà
Scritto da Domenico Astuti   
domenica 29 novembre 2009

Ricky - Una storia d'amore e libertà
Titolo originale: Ricky - Una storia d'amore e libertà
Italia, Francia: 2009. Regia di: François Ozon Genere: Commedia Durata: 90'
Interpreti: Alexandra Lamy, Sergi López, Mélusine Mayance, Arthur Peyret, André Wilms, Jean-Claude Bolle-Reddat, Julien Haurant, Eric Forterre, Diego Tosi
Sito web: www.rickylefilm.com
Nelle sale dal: 09/10/2009
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Deludente

ricky_leggero.jpgQuando andiamo a vedere un film di Ozon sappiamo che la storia e la regia ci sorprenderanno positivamente.
La storia d’amore e di libertà è di quelle che ci riscaldano il cuore sperando di vedere un film sulla diversità, sulla tolleranza raccontate con occhio d’autore e senza banalità o superficialità.
In questo caso però siamo rimasti delusi dalle incongruenze e da una sceneggiatura zoppa e con un buco lungo almeno venti minuti.
Forse pensavamo di andare a vedere un film sul genere “Il ragazzo dai capelli verdi” di Losey e invece abbiamo trovato un film talmente libero nella drammaturgia che non siamo riusciti a decifrarlo.
Katie una proletaria sola e con una dolce e paziente figlia a carico, con lavoro in fabbrica, conosce Paco, uno spagnolo tanto disponibile quanto superficiale. Vanno a vivere assieme, fanno un figlio, Ricky, litigano presto per stanchezza, lui va via. Lei ritorna sola e con un secondo figlio a cui crescono le ali.
Decide di tenere per sé questo segreto ma alla prima volta che esce con i figli, al supermercato, lascia Richy nel carrello e il bebè inizia a volare. Dovrebbe partire adesso la storia, anche se con troppa introduzione, e invece arrivano i giornalisti, ritorna Paco che pensa anche ai soldi (Dov’è il Ferreri della Donna Scimmia o “il  nonno” di Losey ?!...) e il bebè svolazza via. Non vi racconto il finale.

Un film deludente anche se confezionato bene e i due attori protagonisti sono bravi e credibili.
Ma l’ambientazione proletaria è di puro contorno e non aggiunge nulla a ciò che il cinema ha già detto in mille toni; il dono meraviglioso dato al bambino sfiora la gag in alcuni momenti; la reazione della società è evanescente, né invadente né violenta né empatica con il “miracolo”.
Un vero peccato, perché la storia aveva delle potenzialità evidenti che sono state sprecate in malo modo.
La scena iniziale (in stile nouvelle vague), lei che parla in mdp dei suoi problemi, dei due figli e della solitudine ad un’assistente sociale non è comprensibile giacché anticipa alcune cose che avverano a metà film e rimane fine a se stessa.
Scusate la digressione, ma in quest’inizio d’anno cinematografico non se ne può più di film dalle buone intenzioni ma non risolti o sbagliati.