Welcome
Scritto da Francesca Caruso   
martedì 01 dicembre 2009

Welcome
Titolo originale: Welcome
Francia: 2009 Regia di: Philippe Lioret Genere: Drammatico Durata: 110'
Interpreti: Vincent Lindon, Firat Ayverdi, Audrey Dana, Derya Ayverdi, Thierry Godard, Selim Akgul, Firat Celik, Murat Subasi, Olivier Rabourdin
Sito web:
Nelle sale dal: 11/12/2009
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Genuino

WelcomeWelcome è stato presentato al Festival di Berlino 2009 ottenendo il plauso del pubblico e vincendo tre premi, e anche al Torino Film Festival 2009.
È un film che ha già riunito attorno a sé un certo interesse per i temi d’attualità che racconta attraverso la storia del suo protagonista.

Bilal è un giovane curdo che ha attraversato l’Europa da clandestino per raggiungere la ragazza, Mina, in Inghilterra. Bilal prova a superare il confine francese nascosto in un camion con altri rifugiati, ma non riesce a sopportare il sacchetto di plastica col quale si devono coprire il viso, così vengono scoperti. Nella ricerca di un altro modo per raggiungere l’Inghilterra, Bilal inizia a frequentare la piscina comunale di Calais, e lì chiede a Simon, l’istruttore di nuoto, di poter seguire delle lezioni. Simon è in crisi con la moglie, dalla quale sta per divorziare. Inizialmente per fare impressione su di lei, che è una volontaria che serve alla mensa dei rifugiati, Simon accoglie in casa sua Bilal e lo allena per realizzare il suo obiettivo, quello di attraversare la Manica a nuoto. I giorni passano e Simon si affezziona al ragazzo, comprendendo la profonda ingiustizia nella quale vive, purtroppo però il suo gesto umanitario non è approvato dalle istituzioni, che cominciano a stargli a dosso e gli creano problemi.

Philippe Lioret, nel raccontare la storia di un individuo, dà voce alla storia affine di migliaia di persone che dall’Iraq o dall’Afghanistan cercano rifugio nei paesi industrializzati, per sfuggire alle guerre, alle violenze, alla fame e alla morte. Purtroppo, però, capita sempre più spesso che questi uomini e donne arrivati fino a un certo punto, non riescono a proseguire il loro cammino, bloccati in un limbo dal quale non sembra esserci via d’uscita, si ritrovano in paesi o cittadine che li rifiutano, non danno loro alcuna opportunità, ma allo stesso tempo non li fanno procere oltre.
La legge intima gli autoctoni di non aiutarli, pena il carcere, vieta l’occoglienza e un qualsiasi gesto di umanità.
La legge da una parte li lascia liberi, ma dall’altra gli chiude tutte le porte. Molto significativa a tal riguardo la sequenza in cui Simon e Marion assistono al divieto nei confronti di due rifugiati di entrare nel supermercato, per comprare qualcosa da mangiare, da parte della guardia e del direttore.

L’intento di Lioret è stato quello di raccontare un percorso di vita, il calvario al quale gli uomini in fuga sono costretti a intraprendere per raggiungere il loro Eden.
Per comprendere meglio questa situazione il regista e i suoi collaboratori si sono accodati ad alcune associazioni umanitarie, che si occupano di questo problema, per vedere con i propri occhi.
Sono venuti a contatto così con le svariate difficoltà in cui i rifugiati incorrono: le vessazioni da parte della polizia, i continui controlli ed anche il cadere nelle mani della criminalità.
Stretti in una morsa d’acciaio, vengono trattati peggio degli animali.
Lioret, nel raccontare la storia di Bilal, racconta anche quella di Simon, che rappresenta il paese col quale il ragazzo viene a contatto. Simon è restio a invischiarsi in situazioni che non gli competono, è indiferrente alla realtà che lo circonda, segue la sua routine tranquillamente senza che nulla cambi, fino a quando inizia a conoscere Bilal. Simon, che dà la sua disponibilità per dimostrare alla moglie che non è un individualista, piano piano si affezziona e comprende i sentimenti che spingono il ragazzo, rivedendosi in lui.
Simon, in fondo, come Bilal cerca di salvare la propria storia d’amore, entrambi sentono l’un per l’altro un sentimento di amicizia, nato naturalmente, e si rivedono nella solitudine dell’altro, nonstante la diversa età che li contraddistingue.
In modo diverso sono due persone in lotta contro l’incomunicabilità e l’incomprensione nella quale vivono.
Per ciò che riguarda le location scelte il regista ha preferito girare nei posti reali in cui la storia si sviluppa, le strade di Calais, il porto e le spiagge di Blériot, che secondo Lioret conferiscono al film quell’atmosfera di autenticità di cui era alla ricerca. Inoltre la piscina pubblica ricopre un ruolo di primo piano, questo è il luogo dove si snodano i centri nevralgici del racconto, dove si impara a conoscere i personaggi e le loro vicessitudini.

Dopo molte ricerche estese in varie parti d’Europa, il ragazzo che interpreta Bilal è stato trovato in Francia, non era un professionista, ma possedeva l’intensità di cui il regista aveva bisogno, sicuramente una scelta felice, Firat Ayverdi riesce a catalizzare l’attenzione su di sé e sui sentimenti che lo muovono.
Welcome è un film appassionato e di ricerca interiore, lascia che il mondo si fermi un attimo affinchè si rifletta sui paradossi in cui incorre la società come il singolo individuo.
In una sequenza in particolare, dopo che Simon ha avuto un diverbio col suo vicino, che rifiuta la presenza nel palazzo di Bilal, guarda a terra davanti la sua porta e nota lo zerbino con la scritta Welcome, prova di ipocrisia e contaddizione.