Il mio amico Eric
Scritto da Francesca Caruso   
venerdì 04 dicembre 2009

Il mio amico Eric
Titolo originale: Looking for Eric
Regno Unito, Francia, Italia, Belgio: 2009 Regia di: Ken Loach Genere: Commedia Durata: 116'
Interpreti: Steve Evets, Eric Cantona, Stephanie Bishop, Gerard Kearns, Stefan Gumbs, Lucy-Jo Hudson, Cole Williams, Matthew McNulty, Laura Ainsworth, Max Beesley, Kelly Bowland
Sito web: www.iconmovies.co.uk/lookingforeric
Nelle sale dal: 04/12/2009
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Ottimista

ilmioamicoeric_leggero.jpegDopo due film non proprio leggeri come lo sono stati “In questo mondo libero” e “Il vento che accarezza l’erba”, Ken Loach aveva espresso la volontà di dedicarsi a un progetto dalle trame più tenui, in cui la speranza e l’ottimismo fossero quella marcia in più che il protagonista doveva raggiungere.
Nel film non c’è solo questo, c’è l’amicizia, la covinzione che l’unione faccia la forza, l’amore per i propri figli, ma anche la perdita di sé stessi, il non esprimere ciò che si ha dentro e perdere ciò che si ha di più caro. Il mio amico Eric non è proprio leggero, ma guarda il mondo da un punto di vista positivo, dove tutto si può ancora aggiustare e nulla è perduto, fin quando non siamo noi a deciderlo.

La storia prende l’avvio dall’incidente stradale causato da Eric. L’uomo fa il postino, ma negli ultimi tempi la sua vita è nel caos. Non vede la sua prima moglie, Lily, da trent’anni ed entra nel panico al solo pronunciare il suo nome. I due figli, che la sua seconda moglie ha avuto da precedenti relazioni, sono ora degli adolescenti che si approfittano del suo lato vulnerabile e generoso. Un giorno Sam, la figlia che ha avuto da Lily, gli chiede se può accudire la sua nipotina, dandosi il cambio con la mamma.
L’uomo è restio all’incontro e si sfoga con il poster formato gigante del calciatore Eric Cantona, il suo idolo, che ha appeso in camera. Quale stupore quando Cantona in carne e ossa risponde alle sue domande, gli dà consigli e gli proprina proverbi. Eric Cantona è solo nella sua testa, ma lo aiuterà a venir fuori da una situazione sopita per trent’anni, a riscoprire l’amicizia dei suoi colleghi di lavoro e a ritrovare lo smalto perduto.
Molte sono le tematiche che Ken Loach mette sotto l’occhio dei riflettori, valori e stati d’animo connotati da una sottile ironia di cui ha caricato i personaggi. A farla da padroni sono le battute dette con naturalezza e spontaneità di Eric e del suo collega Meatballs.

Eric è un uomo intelligente, che soffre di attacchi di panico, un uomo generoso e disponibile che si prende cura dei due figli, che la sua seconda moglie ha abbandonato.
Sa che sta perdendo il controllo di sé e questo lo terrorizza, gli viene in soccorso Cantona, che altri non è che la sua coscienza, che lo spinge a lottare contro i suoi demoni, a spiegare cosa accadde trent’anni prima e a imparare a dire di no ai figli.
Oggi è diventata una consuetudine lasciare ai propri figli tutta la libertà del mondo, non si impongono regole, limiti o divieti.
I figli, così facendo, prendono il sopravvento e sfruttano le debolezze dei propri genitori, ottenendo ciò che vogliono senza fatica, ma trovandosi, in alcuni casi, inghiottiti da una voragine dalla quale è difficile uscire.
Il regista voleva raccontare anche una storia che parlasse di nonni, non voleva delineare una figura stereotipata, ma solo persone più mature che hanno fatto molte esperienze nel corso della loro vita, ma non per questo sono persone risolte.
Eric e Lily sono due individui che si portano dietro un dolore sempre vivo, rinchiuso in un cassetto del loro animo, alle prese con i problemi del quotidiano e le proprie paure. Non è detto, in effetti, che un bagaglio di esperienze maggiori elimini timori e conflitti, come si lascia intendere spesso nelle figure di nonni raccontate al cinema.
Nello scrivere la sceneggiatura Paul Laverty ha voluto porre l’accento sui motivi per cui un individuo agisce in un determinato modo e sulla capacità che ognuno ha di perdonare.
L’amicizia è uno dei valori centrali del film, quando si hanno dei veri amici si deve avere il coraggio di fidarsi completamente, e insieme si trova una soluzione a qualsiasi problema, anche il più duro da abbattere. Solo quando sono tutti uniti, per il bene di Ryan e Jess, Eric e i suoi amici ne escono vincenti.
Il regista ha inserito in alcune sequenze alcuni dei gol più belli fatti da Cantona, questo per sottolineare la passione che il protagonista ha per lui, ma anche quanto sia importante il gioco di squadra. Non è solo il singolo che segna, ma è la collaborazione di tutti i compagni a rendere possibile la vittoria.

Il regista ha scelto di utilizzare Eric Cantona nel ruolo di se stesso, affinché facesse da coscienza a Eric Bishop.
Questa opportunità è stata data dal fatto che Cantona si è incontrato con Ken Loach per proporre una storia vera su una vicenda della sua vita. La storia non si potuta realizzare, ma è stato proposto a Cantona questo ruolo, che il calciatore ha accettato, rivelandosi una persona che possiede una propria filosofia di vita e pronta a prendersi in giro.
Steve Evets è perfetto nel ruolo di Eric Bishop, di cui mostra le fragilità e paure con naturalezza.
L’attore lascia che l’ilarità traspaia da piccoli cenni, da frasi o improperi ripetuti assiduamente, mai fuori posto.
Il mio amico Eric è un film intimo e ottimista, che parla di valori veri oggi fin troppo messi da parte.