Soul Kitchen
Scritto da Francesca Caruso   
martedì 29 dicembre 2009

Soul Kitchen
Titolo originale: Soul Kitchen
Germania: 2009  Regia di: Fatih Akin  Genere: Commedia  Durata: 99'
Interpreti: Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Wotan Wilke Möhring, Jan Fedder, Peter Lohmeyer, Dorka Gryllus, Lukas Gregorowicz, Catrin Striebeck
Sito web:
Nelle sale dal: 08/01/2010
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Terapeutico

Soul KitchenIl regista e sceneggiatore Fatih Akin inizia la sua carriera prima come attore in numerosi film per la televisione, poi si cimenta nella realizzazione di due cortometraggi.
Questi lo lanciano nel mondo di celluloide nel 1998 con il suo lungometraggio d’esordio “Kurz und Schmerzlos”, che lo fa diventare l’astro nascente del cinema tedesco.

Soul Kitchen rappresenta un tassello che non fa parte della trilogia sull’amore, la morte e il diavolo, a cui il regista ha dato forma con “La Sposa Turca” (2004) e “Ai Confini del Paradiso” (2007).
Per stessa ammissione di Akin, ci voleva una pausa dal raccontare il dolore e l’introspezione, realizzando un film più leggero, ironico e comico, senza tralasciare i sentimenti.

Amburgo. Zinos è il proprietario del ristorante Soul Kitchen, la sua ragazza Nadine sta per trasferirsi a Shanghai e gli propone di seguirla, però l’uomo non vuole vendere il suo amato ristorante, così si mette alla ricerca di qualcuno che lo prenda in gestione. Il fratello Illias, che deve finire di scontare una pena in carcere, gli chiede di poter lavorare (fintamente) part-time, si dimostrerà più utile di quanto Zinos potesse pensare. Un vecchio amico si fa avanti per comprare il ristorante, interessato a demolirlo e avviare una speculazione edilizia, ma Zinos non cede alle sue lusinghe. I problemi con Nadine incalzano, Zinos decide di partire e lascia nelle mani del fratello il ristorante, mai scelta fu meno opportuna.
Il tema che sta alla base del racconto è la lotta per proteggere il luogo che ognuno di noi sente come casa, in qualsiasi modo si conosca. Per il protagonista il ristorante è la propria casa, il luogo in cui sta bene con se stesso, si trova a proprio agio, dove passa la maggior parte del quotidiano e condivide la sua esistenza con i dipendenti, che sono degli amici, e con i clienti che sembrano essere parte della famiglia. Inoltre Zinos coltiva il sogno di creare una famiglia con Nadine e rendere il suo ristorante ricercato dalla clientela, ricorrendo un sogno borghese.
Il film parla anche di amici, di fiducia e di lealtà, tutti cercano di aiutare Zinos per quanto gli è possibile, l’uomo è buono, disponibile, dotato di spirito di abnegazione, a volte un po’ maldestro, e possiede una simpatia innata.
Nella seconda parte del racconto, quando Illias si rende conto del disastro che ha combinato fa di tutto per rimediare, farsi perdonare e ripristinare la fiducia del fratello.
Vi si racconta l’amore tra fratelli e per il prossimo in modo delicato e comico al tempo stesso.
Zinos rappresenta un personaggio naturalmente comico, senza artifici o forzature. Il suo dolore alla schiena è tragicomico, lo spettatore si immedesima ma non può fare a meno di ridere per le strambe soluzioni che il protagonista adotta, affinché la sua situazione migliori. C’è una vena umoristica che emerge sul piano visivo e non su quello verbale. Il regista associa il suo personaggio a un moderno Charlie Chaplin.
Un altro tema, che il regista delinea, è il rifiuto del cambiamento delle abitudini di un individuo, siano esse culinarie o esistenziali, che appartengono comunque alla quotidianità.
Per una qualsiasi persona risulta sempre difficile modificare, cambiare o abituarsi al nuovo, per i clienti del Soul Kitchen è il cibo diverso, per Zinos è lasciare il suo ristorante e affrontare una nuova realtà.

Per la struttura del film Fatih Akin si è ispirato ai classici film di arti marziali, in quelli in cui c’è un maestro che insegna all’eroe tutte le tecniche del combattimento e quando l’allievo è in grado di combattere, il maestro muore o se ne va.
In Soul Kitchen lo chef Shayn Weiss insegna a Zinos l’arte culinaria e poi scompare lasciando solo un biglietto in cui gli fa capire che è pronto.
Nel dare forma all’idea di mostrare la tendenza odierna di trasformare i vecchi quartieri operai in zone residenziali e alla moda, il regista ha voluto girare laddove questo sta accadendo nella pratica, prendendo in considerazione, in particolare, il quartiere di Wilhelmsburg, ad Amburgo. Akin mostra i luoghi della città che presto non esisteranno più.
Un ruolo importante lo ricopre la musica, profusa in tutto il racconto, vitale per tutti i personaggi, a partire da Zinos, che sottolinea la sua irritazione quando gli viene portato via lo stereo dal locale, dal cameriere Lutz, che fa parte di un gruppo musicale, e chiede a Zinos la possibilità di provare i pezzi e fare musica al ristorante, col piacere di tutti i clienti, a Illias che si trasforma in dj.
Per la scelta degli attori, Akin voleva che i personaggi fossero complementari, ma che non si assomigliassero troppo, ognuno doveva avere il suo spazio, senza che nessuno mettesse in ombra l’altro, costituendo tutti insieme un gruppo affiatato per come aveva pensato il film. Il risultato è ottimo, Adam Bousdoukos è strepitoso nel dare vita alla goffaggine e alla spontaneità di Zinos.
Soul Kitchen racconta la storia di una rottura e di una separazione, con una venatura comica che lo rende appetibile per tutti i palati, inoltre, col titolo e nome del ristorante, il regista ha voluto sottolineare come l’anima e il cuore dei personaggi ( e del film stesso) risieda laddove è da considerarsi casa.