Musical! Sex!
Scritto da Denis Zordan   
venerdì 05 febbraio 2010

MUSICAL! SEX!
di Pier Maria Bocchi, Tuttle Edizioni, 2009, pagg. 96, € 15,00
(info: www.blowupmagazine.com)
Recensione di: Denis Zordan

Il lavoro di Pier Maria Bocchi, già autore dello stimolante e originale Mondo Queer (Ed. Lindau, 2005), si propone di svelare l’ideologia che sta dietro il musical, uno dei generi cinematografici apparentemente più disimpegnati, non a caso molto vicino alla commedia. Ma non lo fa (e questa è la novità e la peculiarità del volume) mediante un’analisi ponderosa del genere, bensì secondo la specifica ottica qui assunta, ossia il discorso sui sessi, sui loro ruoli e i loro mutevoli rapporti nell’arco della storia del cinema. Con un occhio di riguardo, come è ovvio, al musical hollywoodiano, che tradizionalmente ha cercato di veicolare un’idea esemplare del rapporto uomo-donna, incentrato sugli stereotipi eterosessuali del maschio cacciatore e della femmina preda (non sempre facile da conquistare).
Senza soffermarsi su ogni singolo film, l’autore del libro esamina con scrupolo i lavori in cui viene diffusa apertamente l’idea classica e canonica della coppia e dell’amore eterosessuale, per poi individuare negli anni Sessanta e Settanta (in particolar modo con West Side Story e i film di Bob Fosse, Cabaret e All That Jazz) il punto di rottura della tradizione musical dal punto di vista dei sessi: i ruoli abituali cominciano a essere messi in discussione e i sessi esprimono il loro desiderio di totale indipendenza e autodeterminazione.
Proseguendo nella sua disamina, Bocchi rileva l’importanza teorica per l’argomento trattato di un film mainstream come La Febbre del Sabato Sera (promotore reazionario di una virilità ormai superata) accanto al quale fanno capolino titoli meno celebrati ma certamente significativi, da Can’t Stop the Music a Xanadu ai film del cantante di Minneapolis Prince (Purple Rain e Under the Cherry Moon), epitome ideale di ruoli sessuali non più rigidi, ma anzi friabili e intercambiabili.
Nei capitoli conclusivi i riflettori sono poi puntati attentamente sul panorama cinematografico più vicino ai giorni nostri, con analisi puntigliose delle strategie adottate da musical quali Chicago, Mamma Mia!, Hairspray (di John Waters), senza scordarsi di lavori non necessariamente musical che restano illuminanti (e anche essenziali) per l’assunto del libro, da Io non sono qui e Velvet Goldmine di Todd Haynes fino all’inossidabile e irripetibile The Rocky Horror Picture Show.