La tela di Carlotta
Scritto da Vittorio Castagna   
martedì 13 marzo 2007

La tela di Carlotta
USA - 2006. Regia di: Gary Winick Genere: Commedia Durata: 113'
Interpreti: (voci) Dakota Fanning, Julia Roberts, Oprah Winfrey, Steve Buscemi, Kathy Bates, John Cleese, Thomas Haden Church, Robert Redford, Cedric the Entertainer, André Benjamin, Jennifer Garner
Recensione di: Vittorio Castagna

charlottesweb.jpg Non è facilmente spiegabile il motivo per cui le cose più grandi e più belle sono sempre dette nelle favole. La tela di Carlotta (Charlotte’s Web) è un film sull’amicizia, sul sacrificio e sulla capacità di vedere oltre. La storia inizia inquadrando Fern Arable (Dakota Fanning), una ragazzina tenace e sensibile, che salva dalla morte un maialino a cui darà nome Wilbur. Wilbur, dopo le iniziali cure materne di Fern, sarà costretto ad andare a vivere in una stalla a causa della sua continua crescita. La stalla è il luogo dove Wilbur conoscerà altri compagni, ma soprattutto un’amica dal nome Carlotta A. Cavatica, un ragno saggio e materno che dimostrerà come l’amicizia non ha misure e parametri, ma è semplicemente dono di sé. Quando tutti giudicheranno il ragno per il suo aspetto Wilbur dirà: “per me lei è bellissima”, segno che l’amicizia trasforma anche il nostro sguardo e ci fa vedere oltre i pregiudizi e le forme estetiche; sembra quasi riecheggiare, per chi è appassionato di letteratura per ragazzi, la passione del Piccolo Principe per la sua rosa. Il nostro maialino lentamente si trasforma nel ponte fra le due realtà che si intrecceranno: il mondo umano e quello animale. Si nasce, si vive e si muore è un chiaro fill rouge della storia, ma ciò che dà maggior senso a questa dinamica naturale è il senso. Da un lato c’è Carlotta, la quale vivrà per aiutare il suo amico a salvarsi dal pranzo di natale e lo farà con l’incisione sulla ragnatela (da cui prende nome il film), il prezzo che pagherà è la vita, ma in fondo sarà l’ennesimo dono al suo amico; dall’altro ci sono Fern e Wilburn, il primo con la sua “umiltà” unirà i diversi, la seconda con il suo coraggio è l’ombra nascosta di un miracolo. L’altro personaggio interessante seppur marginale è il medico a cui si rivolge la madre di Fern, che stranamente invece di teorizzare una patologia infantile aiuta la madre a non considerare sua figlia un’alienata. La struttura narrativa, come è stata già descritta sopra, è elementare ed è allo stesso tempo fedele al romanzo da cui è tratta la storia, un classico della letteratura americana per ragazzi ad opera di E.B. White (lo stesso autore di Stuart Little). L’originalità di questa pellicola non è individuabile nella trama o nell’idea in sé, poiché gia nel 1972 una produzione Hanna-Barbera aveva trasformato in un film d’animazione il best seller di White. Il regista Gary Winick, non molto conosciuto ma militante da anni nel mondo televisivo-cinematografico, con uno stile a dir poco realistico è riuscito a dare dei tratti psicologici a ciascun personaggio ed è riuscito ad andare ben oltre il romanzo; gli sguardi intensi, la dialettica tra i personaggi della fattoria e la dinamicità del racconto sono ben studiati e armonizzati. Inoltre un elogio è da fare a John Andrew Berton Jr., supervisore degli effetti speciali, così bravo rendere antropomorfi gli animali e conciliarli molto bene con la sceneggiatura.