I gatti persiani
Scritto da Maria Cristina Caponi   
martedì 13 aprile 2010

I gatti persiani
Titolo originale: Kasi Az Gorbehaye Irani Khabar Nadareh
Iran: 2009. Regia di: Bahman Ghobadi Genere: Drammatico Durata: 101'
Interpreti: Hamed Behdad, Ashkan Koohzad, Negar Shaghaghi
Sito web: 
Nelle sale dal: 16/04/2010
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Maria Cristina Caponi
L'aggettivo ideale: Libertario
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I gatti persianiUna coppia di musicisti underground sfida il regime iraniano con la melodia proibita che sgorga dai loro strumenti. Il loro sogno è raggiungere Londra, dove poter suonare senza remore di alcuna sorta. Ma, tra il dire e il fare, c’è di mezzo il modo illegale di procurarsi visti e passaporti direttamente sul mercato nero.

Nella pellicola culto The Blues Brothers la missione finale dei fratelli Elwood e Jake era quello di riunire la loro vecchia band. Ne I gatti persiani i giovani iraniani Negar e Askhan un gruppo musicale vero e proprio ancora non ce l’hanno, ma vorrebbero assemblarlo ex novo.
Riguardo ai primi, la fine delle loro rocambolesche traversie è ben nota. Anche i secondi sembrerebbero ottenere, a tutta prima, lo scopo della loro vita sebbene i giorni di pace, amore e musica sono ancora lungi dal venire nella Teheran contemporanea. Due pellicole che partono da una matrice comune, per acquisire - con la giusta distanza - proponimenti completamente agli antipodi: l’uno ha voglia di far divertire sfoderando la carta della comicità demenziale, mentre l’altro cerca di dare sin da subito un indizio del suo essere film di natura “impegnata”, senza porsi nessun limite. La commedia del potere messa in scena dal regista Bahman Ghodabi, nel finale getta via la maschera di finale lieto, rivelando una spiritualità che non ha niente a che vedere con il modo d’essere delle contemporanee produzioni europee e/o statunitensi. Imprescindibile la revisione critica di un’annichilita questione etica che ne consegue.

Per quanto riguarda il plot, la progressione narrativa della storia è continuamente interrotta da attimi di stasi di una rottura assoluta, dove la città tentacolare di Teheran viene punteggiata sul grande schermo tramite immagini frammentarie ed episodiche dall’indubbia suggestività, a metà strada tra cinema di poesia e lo stile rassicurante dei videoclip generalmente trasmessi sul canale Mtv. Ma, il troppo storpia dicevano i nostri nonni e avevano di sicuro ragione.
Ciò vale anche per il cinema d’essai (perché poi non dovrebbe?). Infatti, la continua ripetizione di un dato modulo tipo costituito da alcuni fotogrammi di una band che suona con relativo controcampo formato da scene di vita quotidiana metropolitana dopo un po’ finisce con il ridimensionare e lo svilire qualsiasi intenzionale rottura dei codici narrativi.
Un limite ambiguo che, purtroppo, non garantisce un completo appagamento dello spettatore di fronte a un’opera come questa che invece si giova di un’immaginazione a tratti confusa, eppure sempre molto vibrante. Timida e al contempo professionale la recitazione degli attori Negar Shaghaghi e Ashkan Koohzad, nonostante entrambi non siano tanto avvezzi alle dinamiche solitamente vigenti sul set.

Come un leone indomito Ghodabi e la sua compagna Roxana Saberi qui in veste di sceneggiatrice hanno deciso di documentare la realtà fatale vissuta dalla loro terra - che non è assolutamente un paese per musicisti - pur non avendo ottenuto dalla burocrazia nessuna particolare autorizzazione a girare. A sorpresa il lungometraggio I gatti persiani, che generalmente potrebbe essere definito un road movie musicale dalla colonna sonora magnetica e stridente, allo scorso Festival di Cannes ha vinto il premio “Un certain renard”, ovvero il riconoscimento speciale della giuria.
Ora, il re dell’attuale produzione cinematografica iraniana si è visto costretto, con la bestia nel cuore, a optare per l’esilio lontano dalla sua patria, ma i “suoi gatti” sono pronti a graffiare con il loro discorso della musica atto ad assurgere a puro simbolo di libertà.