Ondine
Scritto da Anna Maria Pelella   
giovedì 10 giugno 2010

Ondine
Titolo originale: Ondine
Irlanda: 2009. Regia di: Neil Jordan Genere: Fantasy Durata: 111'
Interpreti: Colin Farrell, Alicja Bachleda, Tony Curran, Stephen Rea, Tom Archdeacon, Dervla Kirwan, Alison Barry, Norma Sheahan, Emil Hostina, Don Wycherley
Sito web: www.paramountpicturesintl.com/intl/uk/ondine/index.html
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Anna Maria Pelella
L'aggettivo ideale: Scivoloso
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OndineSyracuse è un pescatore con problemi di alcol e con una situazione familiare difficile.
Un giorno nelle sue reti rinviene il corpo di una giovane donna. Sorprendentemente lei è ancora viva, ma rifiuta il ricovero e chiede a lui di non portarla in paese.
Syracuse decide allora di nasconderla in una casa appartenuta a sua madre, che è situata dall'altra parte dell'isola. Un giorno la sente cantare e scopre che a seguito della sua presenza sulla barca le sue reti sono piene.

Neil Jordan non è nuovo alla rappresentazione degli elementi fantastici. Con risultati altalenanti si è dedicato al tema in più di un caso, e se In compagnia dei lupi poteva essere considerata un'esplorazione casuale, di spiccato taglio onirico, con Intervista col vampiro ogni dubbio sul desiderio del regista di cavalcare apertamente il fantastico si è dissolto all'istante. Ondine rappresenta però una sorta di regressione in tal senso. Il tema è fortemente suggerito da una figura femminile che per molti versi ricorda una sirena, sia per il fatto di esser stata pescata in mare, che per il canto che ammalia e riempie le reti. Il tutto viene però rappresentato con una buona dose di ambiguità, come se non si fosse avuto il coraggio di osare fino in fondo. Ondine è una donna che emerge dal mare sorprendentemente ancora viva, inoltre canta come fosse davvero una sirena. E come tale non vuole contatti con la gente.
Annie, la figlia di Syracuse, la spia di nascosto, le parla e si convince dei suoi poteri. Ma Annie è giovane.

Mentre suo padre è un pescatore, e si sa bene quanto può diventare superstizioso un uomo di mare di fronte a una pesca fuori dall'ordinario.
Il plot scivola così lentamente, sempre in bilico tra un suggerito timore nei confronti delle forze della natura e lo strisciante dubbio di avere a che fare con un banale caso di allucinazione scatenata dal consumo eccessivo di alcol.
Syracuse è un classico pescatore, nella sua monodimensionale rappresentazione non trovano spazio i dubbi che sfiorerebbero la mente di chiunque altro si fosse trovato davanti una donna dentro una rete da pesca, che non vuole esser vista da nessuno. Annie invece ha l'età per credere alle fiabe e il desiderio fortissimo di un miracolo che le accenda la vita.
La combinazione di entrambi finirà per creare il substrato adatto alla semplice rappresentazione di un desiderio che trascende la realtà.

Nel complesso l'opera risente non poco dell'ambiguità di fondo, che ci si immagina alberghi in primo luogo nel cuore del regista, autore anche della sceneggiatura.
La regia meno accurata del solito lascia la sensazione di assistere allo sfilacciamento di un sogno, dato più da un brusco risveglio che dalla volontà di inquinare le acque per confondere lo spettatore. 
Colin Farrell è un convincente Syracuse, ruvido e superstizioso come solo un uomo di mare disilluso dalla vita potrebbe essere, mentre Alicja Bachleda ha la giusta dose di esotica ambiguità da suggerire un finale alternativo per una favola in cui non si può davvero credere fino in fondo.

Stephen Rea è un inconsueto sacerdote, che impassibile assiste al dipanarsi della favola e al suo epilogo consolatorio.
Come tutte le fiabe anche Ondine ha un finale in cui vissero tutti felici e contenti, ma in questo caso perché si avveri bisogna che ciascuno trovi il coraggio di guardare in faccia alla propria volontà di mantenere viva l'illusione. Soltanto in questo modo si potrà ancora credere all'esistenza delle sirene e alla loro capacità di portare felicità e abbondanza con la sola presenza.