I vincitori dell'Asian Film Festival 2010
Scritto da Nicola Picchi   
lunedì 19 luglio 2010

I vincitori dell'Asian Film Festival 2010

Schermi spenti a Roma sul cinema dell’Estremo Oriente e del Sud-Est Asiatico. Si è chiusa sabato 17 luglio l’ottava edizione dell’Asian Film Festival, diretto da Antonio Termenini. Il Festival per il 2010 ha proposto oltre 20 titoli provenienti da 8 paesi (Thailandia, Vietnam, Corea del Sud, Singapore, Hong Kong, Taiwan, Filippine, Giappone) e due importanti monografie sui registi Brillante Mendoza (Filippine) e Stanley Kwan (Hong Kong).
Grande successo di pubblico per Thirst, il film vincitore del Premio della Giuria a Cannes 2009, diretto da Park Chan-Wook, noto al grande pubblico per la trilogia della vendetta, iniziata nel 2002 con Sympathy for Mr. Vengeance, seguito da Old Boy e Sympathy for Lady Vengeance.
La giuria dell’Asian Film Festival, presieduta dall’attore Giorgio Colangeli e composta dal regista Serafino Murri e dalla responsabile acquisizioni estere e co-produzioni di Cinecittà Luce, Claudia Bedogni, ha deciso  all’unanimità di assegnare i seguenti premi:

MIGLIOR FILM: LOLA DI BRILLANTE MENDOZA

Per la straordinaria grazia narrativa con cui ha saputo coniugare uno sguardo quasi documentaristico sulla difficile dignità della vita delle classi più povere ad una sottile capacità di creare personaggi di un’umanità abbacinante, con una maestria registica nell’uso dello spazio, del tempo e della luce perfettamente connaturati ad una storia in cui riesce a fondere leggerezza e dramma, fino a restituirci una profonda riflessione sul senso dolce-amaro della vita.

MIGLIOR REGIA: ANN HUI PER “NIGHT AND FOG
Per lo stile cristallino con cui ha saputo radiografare la durezza dell’esistenza di una famiglia lasciata sola di fronte all’abisso di una società degradata e cinica, costruendo una trama di sguardi e ricordi in cui la violenza privata diviene il riflesso di un mondo senza pietà né possibilità di redenzione e la famiglia lo specchio di tale ferocia.

MIGLIOR ATTORE: TSAI CHEN-NAN IN “TEARS ” DI CHEN WEN TANG
Per aver dato vita ad una singolare figura di poliziotto, imprimendo sul proprio volto duro tutto il senso di un’implosione delle emozioni di una vita a cui non è stato dato il privilegio di esprimere sentimenti, in un cammino progressivo di espiazione dei propri sensi di colpa, rendendo la violenza l’unico, catartico sfogo di una vita “senza lacrime”, chiusi nelle gabbia di quel “nido di serpi” che è l’esercito dell’autorità nel mezzo della miseria umana più tetra.

MIGLIOR ATTRICE: KIM HYE-JA IN “MOTHER ” DI BONG JOON-HO
Per aver incarnato il parossismo dell’amore materno costruendo un personaggio di indimenticabile, spaventosa forza, disposta a qualunque crudeltà pur di ristabilire il sinistro equilibrio della vita con un figlio inerme, raggiungendo una disperazione in cui non è più possibile distinguere tra innocenza e crudeltà, tra la dolcezza e la ferinità animale inscritte nel ruolo materno.


PREMIO AL FILM PIU’ ORIGINALE: “SYMBOL” DI MATSUMOTO HITOSHI
Interprete, produttore e regista di un’opera che mescola il clownesco ad una coraggiosa, epica e disincantata storia del rapporto tra uomo e mondo, vista come lotta senza quartiere per cercare un senso nella vita materiale e dei suoi oggetti simbolo, lotta che, paradossalmente, come un maremoto provocato dal battito di ali della farfalla, si ripercuote altrove, in una vita sociale paradossalmente incarnata nei suoi meccanismi da un incontro di wrestling.