Tournèe
Scritto da Francesca Caruso   
lunedì 14 marzo 2011

Tournèe
Titolo originale: Tournée
Francia: 2010. Regia di: Mathieu Amalric Genere: Drammatico Durata: 111'
Interpreti: Miranda Clocasure, Suzanne Ramsey, Linda Marracini, Angela De Lorenzo, Alexander Craven, Mathieu Amalric, Julie Ferrier, Anne Benoît, Damien Odoul, Julie Atlas Muz, Damien Odoul, Aurélia Petit, Suzanne Ramsey
Sito web ufficiale: www.tournee-lefilm.com
Sito web italiano: www.nomadfilm.it/cinema/tournee
Nelle sale dal: 18/03/2011
Voto: 6
Trailer
Recensione di: Francesca Caruso
L'aggettivo ideale: Malinconico
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TournèeCon “Tournée” il regista e attore Mathieu Amalric fotografa il New Burlesque, uno spettacolo che coniuga lo strip-tease al teatro, alle coreografie, al glamour e al senso dell’umorismo.
L’idea per questo film nasce dalla volontà dei produttori, che gli propongono il progetto, Amalric, poi, leggendo un libro della scrittrice Colette ha l’ispirazione per la sua realizzazione.

“Tournée” segue un gruppo di performers americane di New Burlesque in un tour francese con tappa finale a Parigi. Il loro produttore Joachim le ha convinte a fare una serie di spettacoli, prospettando loro i più bei teatri francesi, per poi ritrovarsi in piccoli teatri di provincia, in hotel dal sottofondo musicale incessante e con pochi soldi.
Joachim pensava di poter tornare alla grande in patria, dimostrando a parenti e amici di avercela fatta. Purtroppo gli viene tolta la possibilità di fare lo spettacolo a Parigi e deluso cerca di porvi rimedio riscoprendo in quel gruppo la sua nuova famiglia.

Il film, che ha vinto a Cannes 2010 il premio come Miglior regia, è prima di tutto la storia di un uomo, che dopo aver lasciato il suo paese per trovare successo altrove, torna pensando di aver scovato lo spettacolo che lo farà ritornare ai fasti di un tempo e anche di più. Si ritrova, però, a dover ridimensionare di molto i suoi sogni di gloria. Lo stesso dicasi delle showgirl americane, che accettano l’ingaggio d’oltremare, nella speranza di avere su di sé le luci della ribalta ancora una volta. Entrambe le parti sono pervase da un onda di fantasticherie sulle prospettive lavorative, per poi rimanerne deluse, ma allo stesso tempo grate di aver trovato un famiglia.

L’intento del regista è stato quello di raccontare la vita di queste donne e di come “avessero trovato un modo efficace di esprimere la loro rabbia e di fare politica” (Amalric).
Mathieu Amalric è stato attratto da queste vite dure e andare in tournée era il modo migliore di esprimere le loro vite e il loro lavoro. Ed ecco che si è deciso di fare le riprese durante un vero e proprio tour in cui le ragazze si esibivano, si preparavano e dormivano negli hotel dove si girava il film.
Da Le Havre la troupe si è spostata a Nantes e a Rochefort, facendo le riprese in teatri con gente vera che assisteva agli spettacoli. Le donne che si vedono nella pellicola non sono attrici, ma vere performers di Burlesque, ognuna delle quali ha messo su il proprio numero, occupandosi da sé dei costumi, del trucco e delle musiche.

Per il regista è stato affascinante osservarle lavorare e godere della loro professionalità.
Ciò che Amalric ha voluto sottolineare è stato la loro vitalità e di cosa sia veramente il Burlesque: un’arte che nasce ai margini della società, dove si fanno certe esperienze e in cui c’è una reale esigenza di espressività e di esprimersi, quasi un movimento “gotico, duro e arrabbiato” (Amalric).
Nel film non si vede nulla del passato di queste donne, eppure il velo di malinconia che si scorge sui loro volti, il loro viso e i loro corpi lo raccontano in modo inequivocabile, lasciando intuire da dove provengono e cosa hanno dovuto attraversare prima di essere lì con Joachim. Sul volto di Joachim stesso si può leggere la malinconia che si porta dietro e un senso di disfatta che lo prende alla bocca dello stomaco, eppure è ancora lì che continua a lottare.
Nel film è presente una moltitudine di solitudini, che però si scaldano l’un l’altro, trovando appoggio, calore e comprensione, a modo loro formano un nucleo familiare, nel quale queste donne adottano figuratamente Joachim.
La macchina da presa segue queste solitudini e l’evolversi del loro rapporto, a volte il film manca di ritmo, aspettando una svolta che non arriva, lasciando però emergere appieno i suoi personaggi.