La polvere del tempo
Scritto da Domenico Astuti   
mercoledì 08 giugno 2011

La polvere del tempo
Titolo originale: The Dust Of Time
Italia, Germania, Russia, Grecia.: 2008. Regia di: Theodoros Angelopoulos Genere: Drammatico Durata: 125'
Interpreti: Willem Dafoe, Bruno Ganz, Michel Piccoli, Irène Jacob, Christiane Paul, Kostas Apostolidis, Tiziana Pfiffner, Alexandros Mylonas, Norman Mozzato, Reni Pittaki
Sito web ufficiale: www.dustoftime.com
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 01/06/2011
Voto: 7
Trailer
Recensione di: Domenico Astuti
L'aggettivo ideale: Originale
Scarica il Pressbook del film
La polvere del tempo su Facebook

La polvere del tempoRaccontare circa cinquanta’anni di storia è complicato ( dalla morte di Giuseppe Stalin all’impeachment di Richard Nixon, dalla guerra del Vietnam alla caduta del muro di Berlino, fino al capodanno della fine del Novecento ), se a questo si aggiunge una storia d’amore a tre, due uomini e una donna lungo tutta la loro vita, e a questo si sovrappongono gli ideali infranti del comunismo e a tutto questo anche qualcosa di autobiografico del regista, allora diventa tutto complesso e forse anche irrisolto.

Nonostante il regista si chiami Angelopoulos – tra i maestri e pietre miliari del Cinema del Novecento Occidentale – e il suo sceneggiatore sia il nostro caro poeta romagnolo Tonino Guerra – uno dei più importanti scrittori di Cinema degli ultimi cinquant’anni -. Un film che spazia temporalmente dal 1953 ( morte di Stalin ) al 1999 ( fine di un secolo e dell’ideologia comunista ) con innesti nel 1956 ( Ventesimo Congresso ma anche separazione del bimbo A di tre anni dalla madre Eleni – simbolo della rivolta d’Ungheria ? ), al 1974 ( quando la donna e il suo innamorato Jacob lasciano l’Unione Sovietica e vanno prima in Austria, poi in Italia e quindi negli Stati Uniti dove lei potrà cercare suo figlio A, e l’amato Spyros ), al 1989 ( con la caduta del muro di Berlino ).

Il tutto tra Roma, Kiev, la Siberia, Colonia, Berlino, New York e il confine con il Canada. Questo film diretto quasi quattro anni fa ( durante le riprese Harvey Keitel è stato sostituito da Bruno Ganz e la nostra Golino dalla kieslowskiana Irene Jacob ) è la seconda parte della trilogia sul tempo e la memoria, dopo "La sorgente del fiume" ( 2004 ). Una specie di recerche proustiana del tempo perduto e in questo caso non ritrovato, ma ancora più precisamente è raccontata come un sogno e quindi come i sogni a volte evanescenti, privi di razionalità e contraddittori ( luoghi, età dei personaggi, passaggi temporali ), e le vicende dei protagonisti non sembrano essere al centro della storia, ma anche tutto il resto pur presente non sembra la parte principale. In questo film – per la prima volta – non ci sono stilisticamente gli amati piani sequenza di Theo che rappresentano dei momenti in tempo reale, anzi c’è un nuovo modo di girare, più frammentario, nervoso.

Il film inizia a Roma, nel 1999, A ( Angeloupulos ? – l’attore Willem Dafoe ) un famoso regista ha ripreso a girare a Cinecittà un film precedentemente abbandonato per ragioni sconosciute. E un uomo che ha dato la sua vita all’arte del Cinema ( “ La mia unica casa sono le mie storie “ ) si ritrova solo, abbandonato dalla moglie e con l’unica figlia adolescente che vive con lui a Berlino, ma è infelice, sola e pensa già al suicidio. Mentre è negli studios ad ascoltare una musica per il suo film riceve una strana telefonata della figlia. Inquieto corre a Berlino.
Nel 1953, nel giorno della morte di Giuseppe Stalin, in Unione Sovietica Eleni ( Irène Jacob ), che vive lì come tanti patrioti greci comunisti, ritrova il suo amato Spyros che è venuto clandestinamente e con documenti falsi per portarla con sé negli Stati Uniti; ma vengono scoperti, separati e arrestati.
Il film si sviluppa su questi due parti più lunghe e consolidate ( vent’anni di Siberia di Eleni e del suo innamorato Jacob – la ricerca di A di sua figlia a Berlino nel 1999 ) e passa rapidamente da un periodo all’altro, con Eleni negli Stati Uniti alla ricerca di Spyros e di suo figlio A che vive in Canada per non andare in guerra in Vietnam.
Eleni ritornerà a vivere con Spyros dopo che lui la cercherà in un bar di Toronto. E la seconda parte del film, un lunghissimo finale frammentario e un po’ ridondante, fa incontrare per l’ultima volta Spyros e Eleni con Jacob in un andare e venire quasi fosse una danza immobile. Dove le vite dei tre si separano definitivamente un po’ per volontà e un po’ per affinità.

Come abbiamo scritto sopra Theo Angelopoulos è uno dei maestri del Cinema del Novecento ( come non ricordare alcuni dei suoi film, come la trilogia greca “ I giorni del '36 “ (1972), “ La recita “ (1975) e “ I cacciatori “ ( 1977 ) e poi il meraviglioso “ Lo sguardo di Ulisse “ e il capolavoro “ Il passo sospeso della cicogna “ con Mastroianni e la Moreau ) ed anche in questo caso ha riempito il film di lampi autorali e da immagini potenti, ma onestamente è un film meno riuscito, troppo personale per tenere sempre a fuoco la storia, e può anche capitare che parlando dell’alto culturale e morale si possa cadere nel banale e nel ridondante. Per chi lo ama si può dire che delude le attese, e l’uso della teatralità ( nel senso brechtiano ) diventa un po’ finto e ingombrante. I temi della memoria, del tempo che passa, la constatazione della sconfitta, l’idea dell’esilio, del viaggio e del tempo perduto e forse ritrovato solo da Spyros che tiene per mano sua nipote sotto la porta del Brandeburgo innevata ( copre la polvere o la cancella ? ) sono soltanto forma ed eleganza di realizzazione non risposte anche brevi. Questo film è come una montagna che partorisce un topolino.