13 Assassini
Scritto da Francesco Volpi   
lunedì 27 giugno 2011

13 Assassini
Titolo originale: Jusan-nin no shikaku
Giappone, Gran Bretagna: 2010  Regia di: Miike Takashi Genere: Azione Durata: 125'
Interpreti: Koji Yakusho, Takayuki Yamada, Yusuke Iseya, Goro Inagaki, Masachika Ichimura, Mikijiro Hira, Hiroki Matsukata, Ikki Sawamura, Arata Furuta, Tsuyoshi Ihara, Masataka Kubota, Sousuke Takaoka, Seiji Rokkaku, Koen Kondo, Yuma Ishigaki, Kazuki Namioka, Kazue Fukiishi, Koshiro Matsumoto, Mitsuki Tanimura, Takumi Saito, Shinnosuke Abe, Masaaki Uchino, Ken Mitsuishi, Ittoku Kishibe
Sito web ufficiale: www.13assassins.jp
Sito web italiano:
Nelle sale dal: 24/06/2011
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Francesco Volpi
L'aggettivo ideale: Essenziale
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Citazione imperfetta: "Voglio restaurare lo stato di guerra" Naritsugu

13 AssassiniGiappone, 1844. A cento anni dalle bombe di Hiroshima e Nagasaki il paese del sol levante vive un periodo di quiete e serenità; quest'ultime però vengono minacciate dall'ascesa di Naritsugu, fratellastro dello shogun, che sparge violenza e umiliazione per il regno.
Il guardasigilli Doi ha le mani legate trattandosi di un parente stretto dell'imperatore, ma stanco di questi continui soprusi consiglia al padre di una vittima la strada della vendetta privata. In breve tempo verrà creata una squadra di 13 samurai dalle più sparute provenienze, pronti a tutto pur di uccidere Naritsugu.

Non avendo visto l'originale a firma di Eiichi Kudo non posso esprimermi su quale sia il migliore, il remake di Miike arriva fino all'ultimo minuto senza stancare mai, senza punti morti, è un jidaigeki (film storico di samurai) essenziale, concentrato molto sulla pianificazione dell'agguato e sui combattimenti.
A mio avviso però la pellicola manca di mordente, tutto scorre in maniera precisa e i colpi di scena sono come il pane in tempo di carestia. Miike afferma di aver voluto ricostruire per filo e per segno l'originale sul quale a questo punto nutro qualche dubbio, o forse il regista di "Dead or Alive" ha mancato in qualcosa.
Comunque "13 assassini" non è un brutto film, gli scontri sono ben coreografati e si discostano dai tipici combattimenti perché i protagonisti affrontano più samurai contemporaneamente e anche l'idea di creare delle trappole mi è sembrato inusuale e quindi vincente sotto il profilo del coinvolgimento.
Parlando di katane che stridono ci viene naturale pensare al sangue e chi visita il cinema di Miike sa quanto il gore sia presente nelle sue pellicole. In "13 assassini" però  il regista è voluto rimanere abbastanza nei canoni classici dei film di samurai e le sequenze raccapriccianti (in una scena un'onda di sangue scavalca una casa e scende impetuosa da un tetto) sono isolate ma comunque molto forti.
Continuando la disamina tecnica troviamo delle scenografie bellissime fatte di boschi meravigliosi e ruscelli incontaminati; lo stesso villaggio è avvolto dalla natura come in un grembo materno.
Le abitazioni sono ben ricostruite e molto suggestive grazie anche ad una buona fotografia che però risulta un po’ scialba negli esterni.

Per quanto concerne il contenuto ritroviamo i valori che contraddistinguono i samurai e il popolo del sol levante in genere: l'onore, l'obbligo morale, la determinazione, la fedeltà. La guardia di Naritsugu è consapevole di proteggere un malvagio, e anche se negli anni i suoi valori sono stati sviliti da gesti deprecabili, lo difenderà fino alla morte.
Altri elementi riscontrabili sono la gerarchia e ciò che deriva da essa, la potenza del singolo e la temporaneità di tutto e infine lo spirito guerriero dell'uomo.
Naritsugu è l'emblema di una casta intoccabile, quella della famiglia reale, che in tempi e in luoghi diversi è stata vista come un'emanazione del divino e quindi non imputabile di nessun reato. Il fratello dell'imperatore si macchia dei più orrendi crimini, forse per  controllare la tradizione e il codice che lo rendono al di sopra del bene e del male.
Fortunatamente il film mostra anche come niente è intoccabile e chiunque può destabilizzare l'ordine costituito.
Ultimo ma non meno importante è lo spirito guerriero dell'uomo.

Naritsugu è una persona molto fredda ma l'arte della guerra accenderà in lui la passione, lo renderà vivo pienamente e la battaglia in cui verrà coinvolto diverrà il giorno più bello della sua esistenza. Il combattimento è un archetipo dell'uomo, fa parte della sua natura e alcuni esseri umani ne hanno bisogno per sentirsi vivi, necessitano della paura della morte.
"13 assassini" ci porta a riflettere sui valori umani, oggi giorno sempre più dimenticati e su temi alti di cui l'uomo difficilmente si interessa ma che inconsapevolmente modificano la sua vita.
La pellicola merita di essere visionata anche se all'uscita del cinema forse verrà ben presto dimenticata perché non riesce a coinvolgere appieno lo spettatore. I grandi contenuti del film escono fuori analizzandolo ma a mio avviso un prodotto cinematografico ha come primo obiettivo quello di intrattenere.