Ironclad
Scritto da Dario Carta   
lunedì 08 agosto 2011

Ironclad
Titolo originale: Ironclad
USA, Gran Bretagna: 2010. Regia di: Jonathan English Genere: Azione Durata: 112'
Interpreti: Kate Mara, Paul Giamatti, Brian Cox, Bob Hoskins, Jason Flemyng, James Purefoy, Derek Jacobi, Vladimir Kulich, Mackenzie Crook, Pete Postlethwaite, Steffan Rhodri, Bree Condon, Aneurin Barnard, Rhys Parry Jones, David Melville
Sito web ufficiale:
Sito web italiano:
Nelle sale dal: Inedito in dvd
Voto: 6,5
Trailer
Recensione di: Dario Carta
L'aggettivo ideale: Ruvido
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IroncladNel 1215,Giovanni Senzaterra sedeva sul trono d'Inghilterra ormai da 16 anni,occupando il posto legittimo del successore di Enrico II,suo fratello Riccardo Cuordileone,partito per la terza Crociata. Uomo inetto e monarca spregevole,Giovanni finanziava la sua guerra contro la Francia,dove aveva perso tutti i suoi possedimenti,con pesanti tassazioni ai Baroni del Regno.
Esasperati dalle sanzioni fiscali,questi si ribellarono al re,dando inizio ad una sanguinosa guerra civile che flagellò il Paese,spezzandolo in fazioni ed indebolendolo politicamente.
Giovanni si vide costretto,per riacquistare l'obbedienza dei Baroni e conservare il trono,a firmare un documento che avrebbe sancito i diritti e i privilegi di tutti gli uomini liberi d'Inghilterra,limitando o eliminando l'ingerenza del potere monarchico.

La firma della Magna Carta,il 15 giugno 1215,segna un momento fondamentale per il riconoscimento dei diritti dei cittadini e tutt'oggi conserva la struttura essenziale nella quale si identifica l'attuale monarchia britannica. Una nota nei titoi di testa di "Ironclad",di Jonathan English,("Minotaur"),segnala l'importanza degli eventi che fecero seguito alla firma del documento. S'innesta qui il lavoro di English,ruvido ma brillante viaggio nel cinema epico,porzione negletta della spettacolarizzazione storica,oggi in disparte per far posto ad un immaginario di più sicuro riscontro al box office. In un ibrido fra fantasia e realtà,il regista legge una pagina importante della storia inglese,favorendo una traduzione romantica della conquista della dignità dei sudditi siglata nel documento,anzichè il valore fiscale e contributivo che lo originarono.
Ma la resa del re (Paul Giamatti) sui Baroni è solo apparente e Giovanni,deciso a reclamare e difendere la propria sovranità,conferitagli da Dio stesso,recluta un esercito di mercenari,in gran parte danesi,al comando di Tiberius (Vladimir Kulich),guerriero vichingo al soldo del re.

Venuto a conoscienza della perfidia di Giovanni,il Barone Albany,ex crociato (Brian Cox,"L'alba del pianeta delle scimmie","RED"),con il supporto di un alto prelato (Charles Dance),recluta un manipolo di guerrieri decisi a combattere il re,fra i quali c'è Marshall (James Purefoy,"Solomon Kane"),cavaliere templare fattosi monaco ma in piena crisi di fede. Il gruppo di soldati si arrocca nel castello di Rochester,feudo del pragmatico Lord Cornhill (Derek Jacobi),la cui moglie Lady Isabel (Kate Mara, "127 Ore"),si infatua,ricambiata,di Marshall,mentre fuori dalle mura si assiepa il nuovo esercito del re e il sanguinoso assedio ha inizio. "Ironclad" è un brusco prodotto disallineato al cinema di cassetta,con fermenti antimonarchici e i tipici elementi anticlericali stereotipati nei film dove medioevo e Chiesa imbrogliano una matassa ad uso e consumo di ogni pubblico in cerca di pruriti profani.
La Chiesa è un potere alle porte dell'assolutismo monarchico,rea di peccato d'ingerenza verso le genti e seria minaccia ai confini delle popolazioni pagane (cfr. la scena del dialogo fra il re e Tiberius,spronato a portare a termine l'assedio,pena il ritorno in una patria cristianizzata ed estranea).
Al lamento di Marshall a Lady Isabel,confessione di un uomo che sente il peso di un tradimento a Dio per aver ceduto alla passione,fa eco la risposta della donna che vede nella Chiesa la vera ragione della deviazione dai buoni propositi dell'amore,in nome di lealtà,astinenza e omicidio,ma non nel nome della Carità,che resta estranea alle iniziative ecclesiastiche,istituite ipocritamente nel nome di Dio.

La crisi di fede nella Chiesa aveva afflitto Cage nell'"Ultimo dei Templari",spingendolo ad abiurare le spedizioni in Terra Santa. In "Ironclad",Marshall,monaco e Templare,cade vittima della stessa debolezza,si pone gli stessi interrogativi,ma la risposta che trova ha la forma di una grazia femminile ,per di più quella della moglie del re. Filone oggi a rischio,l'epico medievale offre un catalogo limitato e snobbato dalle fasce di audience che contano nelle entrate dei lavori di questo tempo.
"Le Crociate","Barbarossa","L'ultimo dei Templari","Robin Hood","Black Death","Solomon Kane",sono passati pressochè ignorati nelle sale o nell'Home Entertainment e lo stimolo storico viene a mancare di fronte alla richiesta di una forma spettacolaristica più acrobatica. "Ironclad" non possiede i talenti per eccellere o qualificarsi particolarmente su altri lavori di genere,ma non fallisce l'obiettivo di stabilire con lo spettatore un contatto fortemente emotivo perlopiù dovuto alla natura violenta dell'opera.

La trama non offre sorprese e la narrazione si dipana in sequenze di vivo realismo e tagliente brutalità. Spicca l'aspetto fisico del lavoro,una rappresentazione feroce della storia,che il regista pennella con tinte forti,privilegiando il senso della vista,ferita dalla durezza delle immagini e a detrimento dell'indagine caratteriale dei protagonisti.
English coglie lo spirito dell'epoca e lo visualizza con accenti bruschi e taglienti,fotografando lo spavento di un'epoca passata al buio delle incertezze e delle contraddizioni fra l'opulenza del regime monarchico,qui autoritario, e l'indigenza di un popolo afflitto dalla prepotenza e costretto alla sottomissione e al servilismo ("Rob Roy"). English trasforma questa condizione sociale in un'esplosione di violenza,traducendo odio e ferocia in sequenze di rara aggressività.
La tavolozza è quella dei colori scuri,esasperati in macchie cromatiche accese dal montaggio frenetico delle sequenze di battaglie furiose e prive di ogni umanità.

L'ambientazione è pregna dell'invisibile ossessione della morte,delle malattie,della miseria,che si mesolano a peccato,onore e orgoglio a completare un quadro epocale che si esprime con le grida dei morenti e le urla dei feriti sugli spalti del castello. "Ironclad" è sorretto dal talento di un lineup di tutto rispetto,da Giamatti a Cox,da Jacobi a Dance,tutti accomunati in una elegante recitazione nel più perfetto inglese.
Un po' comic novel,un po' storia,un po' videogame,un po' romanzo, "Ironclad" scorre davanti agli occhi lasciando una chiara impronta del suo passaggio,violenta e un poco artificiosa,ma auspicabile e benvenuta nella panoramica del superfluo e delle produzioni non necessarie di questo tempo.